Termovalorizzatori, la tecnologia che completa il riciclo dei rifiuti

Il recupero energetico dei rifiuti non riciclabili resta essenziale per raggiungere gli obiettivi europei di riciclo e ridurre il ricorso alla discarica

Un termovalorizzatore riceve i rifiuti trasportati da Tir.
Tra riciclo e discarica, il recupero energetico chiude il cerchio dei rifiuti che restano.
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Una quota di rifiuti urbani non può essere riciclata e richiede soluzioni alternative alla discarica. La termovalorizzazione, con impianti moderni e monitoraggi indipendenti, integra il riciclo nei sistemi di gestione più avanzati d'Europa, contribuendo agli obiettivi ambientali fissati dall'Unione Europea per il 2030.


Perché il riciclo da solo non chiude il ciclo dei rifiuti

La gestione dei rifiuti urbani è una delle principali sfide ambientali delle società moderne. Dotarsi di un sistema efficace richiede di individuare l'insieme di strumenti che consentano di proteggere l'ambiente, tutelare la salute pubblica e garantire la sostenibilità economica e sociale del sistema, andando oltre la semplice scelta della soluzione considerata più "ecologica". Ciò richiede il ricorso ad un sistema integrato di raccolta e trattamento, inteso sia come riciclo e recupero che come smaltimento.

La gestione dei rifiuti è parte integrante dell'economia circolare, il modello che mira a mantenere materiali e risorse all'interno del ciclo produttivo il più a lungo possibile, riducendo al minimo gli sprechi. Per massimizzare il recupero dai rifiuti non basta intervenire quando il rifiuto è già stato prodotto. È necessario agire a monte, progettando prodotti ed utilizzando sostanze più facilmente riutilizzabili, riparabili e riciclabili.

Tuttavia, anche nei sistemi più avanzati esiste una quota di rifiuti che non può essere recuperata come materia. Secondo i dati Eurostat, in base alle caratteristiche del rifiuto prodotto, il riciclo e il recupero di materia è attuabile per circa il 60-65% dei rifiuti urbani prodotti. Infatti, l'Unione Europea ha fissato per il 2030 due obiettivi fondamentali, riciclare almeno il 65% dei rifiuti urbani e limitare il conferimento in discarica al massimo al 10%.

Per raggiungere questi traguardi e per gestire in maniera efficace e sostenibile la parte residua di questi rifiuti, pari a circa il 25-30%, è determinante il ricorso al recupero energetico, principalmente mediante la termovalorizzazione nell'ambito di un sistema integrato di gestione dei rifiuti.

Le normative europee e nazionali stabiliscono una precisa gerarchia nella gestione dei rifiuti, che prevede nell'ordine la prevenzione della produzione dei rifiuti, il riutilizzo dei prodotti, il recupero di materia tramite riciclo, il recupero di energia e infine lo smaltimento finale. Questa gerarchia evidenzia come il recupero energetico rappresenti una soluzione destinata ai rifiuti che non possono essere recuperati in modo sostenibile attraverso il riciclo, più che la prima opzione disponibile.

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Il riciclo da solo non basta a chiudere il ciclo dei rifiuti urbani. Una quota non recuperabile come materia richiede soluzioni alternative alla discarica, e la normativa europea affida al recupero energetico un ruolo preciso nella gerarchia dei rifiuti, subordinato a prevenzione, riutilizzo e riciclo.

Termovalorizzatori e regole italiane sul recupero energetico

La gestione moderna dei rifiuti richiede una rete di impianti e servizi che lavorano in modo complementare. Tra questi rientrano la raccolta differenziata, gli impianti di selezione e recupero di carta, vetro, metalli e plastica, le industrie che utilizzano le materie prime seconde, gli impianti per il trattamento della frazione organica mediante digestione anaerobica e compostaggio, le tecnologie di recupero energetico, gli impianti di trattamento dei rifiuti speciali e pericolosi e le discariche per lo smaltimento finale delle sole frazioni residue non altrimenti recuperabili. Nessuna di queste tecnologie è alternativa alle altre, al contrario l'efficacia del sistema dipende dalla loro integrazione.

Non esiste una soluzione valida per ogni territorio. Le esigenze di una grande area metropolitana sono diverse da quelle di una provincia o di un piccolo comune. Per questo motivo la scelta delle tecnologie più sostenibili deve basarsi, oltre che sulle caratteristiche dei rifiuti prodotti, su strumenti di valutazione scientifica, come l'analisi del ciclo di vita, il risk assessment e l'analisi costi-benefici.

La normativa europea include nella categoria degli impianti di incenerimento sia gli impianti che termo-distruggono rifiuti senza recuperare energia sia quelli che producono energia attraverso la combustione dei rifiuti. Sono inceneritori anche gli impianti di gassificazione e pirolisi che attuano la successiva combustione dei prodotti di sintesi nello stesso impianto.

In Italia, però, la realizzazione di semplici impianti di termodistruzione non è prevista, poiché tutti gli impianti devono recuperare energia e rispettare specifici livelli di efficienza energetica. Per questo motivo vengono definiti termovalorizzatori o Waste to Energy (WTE). Il loro utilizzo è previsto solo dopo aver attuato in maniera sostenibile tutte le altre forme di recupero possibili.

La termovalorizzazione rientra tra le Best Available Techniques individuate dalla normativa europea, cioè le tecnologie, pratiche e soluzioni gestionali più avanzate ed efficaci per ridurre l'inquinamento. Sebbene i primi impianti siano comparsi alla fine dell'Ottocento, le tecnologie attuali sono profondamente diverse da quelle del passato. I moderni termovalorizzatori sono caratterizzati da elevati standard di sicurezza, sistemi avanzati di controllo delle emissioni e apprezzabili efficienze di recupero energetico.

La capacità impiantistica in Italia e in Europa verso il 2030

Tra il 2001 e il 2024, nei Paesi dell'Unione Europea il riciclo e il compostaggio sono aumentati dal 28% circa al 48%, il conferimento in discarica è diminuito dal 51% al 21% e il trattamento tramite termovalorizzazione è passato dal 17% al 27%. Questi dati mostrano che la crescita del riciclo, unita alla riduzione del ricorso in discarica, necessita di ulteriore capacità impiantistica per il recupero energetico, che continua a svolgere una funzione importante nei sistemi più avanzati di gestione dei rifiuti.

Nel 2023 erano operativi in Europa 499 impianti WTE, con una capacità complessiva di circa 101 milioni di tonnellate all'anno. In Italia risultavano attivi 36 termovalorizzatori, di cui 25 nel Nord, 5 nel Centro e 6 nel Sud, per una capacità complessiva di circa 6,2 milioni di tonnellate all'anno.

Secondo le proiezioni elaborate dal CEWEP e sulla base degli obiettivi di riciclo europei per il 2030, l'Europa necessita di un'ulteriore capacità di trattamento mediante WTE pari a circa 41 milioni di tonnellate annue, corrispondenti a circa il 16% dei rifiuti urbani prodotti. Per l'Italia tale fabbisogno è stimato in circa 2,2 milioni di tonnellate all'anno, pari a circa il 7% della produzione nazionale di rifiuti urbani.

Questi dati indicano che, per raggiungere gli obiettivi di riciclo e minimizzazione del ricorso alla discarica previsti dall'Unione Europea, il recupero energetico rappresenta una componente essenziale del sistema da implementare.

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In Italia sono attivi 36 termovalorizzatori e servirà ulteriore capacità per centrare gli obiettivi UE al 2030. I moderni impianti riducono le emissioni rispetto alle fonti urbane comuni e vengono affiancati da programmi di monitoraggio sanitario indipendente come SPoTT.

Emissioni, residui solidi e valutazioni sanitarie

Uno degli aspetti più discussi riguarda l'impatto ambientale dei termovalorizzatori. Gli impianti di ultima generazione sono progettati per contenere gli odori derivanti dallo stoccaggio dei rifiuti, massimizzare il recupero di energia e ridurre al minimo le emissioni liquide, solide e gassose. Secondo il Libro bianco sull'incenerimento dei rifiuti urbani di Utilitalia (2021), i moderni impianti italiani emettono quantità di ossidi di azoto, monossido di carbonio, particolato, metalli e diossine inferiori a molte altre fonti emissive comunemente presenti nelle aree urbane, come il riscaldamento a biomassa e il traffico veicolare. Per le polveri ultrafini, i valori risultano generalmente comparabili ai livelli di fondo ambientale.

La termovalorizzazione produce diversi residui solidi. I più ingenti sono le Bottom Ash, le scorie che si accumulano sul fondo del forno, pari mediamente a circa il 20% del peso dei rifiuti trattati. In Italia vengono prodotte circa 1,15 milioni di tonnellate all'anno di Bottom Ash, delle quali circa l'80% viene avviato a recupero. Dal trattamento delle scorie si ottengono metalli recuperati, reimmessi nei cicli produttivi, e aggregati artificiali utilizzati nell'ingegneria civile.

Le valutazioni sanitarie sui moderni impianti devono considerare l'evoluzione tecnologica degli ultimi decenni. Secondo il rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, richiamato nel Libro Bianco di Utilitalia, gli impianti realizzati dagli anni Duemila in poi presentano emissioni significativamente inferiori rispetto agli impianti più datati e non evidenziano fattori di rischio accertati per tumori, problemi riproduttivi o alterazioni dello sviluppo umano quando operano nel rispetto delle migliori tecniche disponibili.

Bilancio climatico, monitoraggio e ruolo nell'economia circolare

Anche la termovalorizzazione produce anidride carbonica. Tuttavia, circa il 60% della CO₂ emessa deriva da materiali di origine biogenica, cioè da prodotti che, anche se non inviati a termodistruzione, si degraderebbero naturalmente rilasciando la stessa quantità di anidride carbonica. Inoltre, l'energia prodotta sostituisce quella che altrimenti dovrebbe essere generata da altre fonti basate sulla combustione. In prospettiva, l'adozione di sistemi di cattura e stoccaggio della CO₂ potrebbe migliorare ulteriormente il bilancio climatico di questi impianti.

La termovalorizzazione è spesso al centro di dibattiti pubblici. Per questo motivo è fondamentale accompagnare la realizzazione e la gestione degli impianti con attività di informazione trasparente e monitoraggi indipendenti. Esperienze come il programma SPoTT, attivo nei pressi del termovalorizzatore di Torino, dimostrano l'importanza del controllo continuo degli impatti ambientali e sanitari, sia sulla popolazione residente sia sui lavoratori.

L'economia circolare, in base alle caratteristiche di beni e prodotti di consumo attualmente in uso, non può basarsi esclusivamente sul riciclo. Sebbene prevenzione, riutilizzo e recupero di materia debbano rimanere le priorità assolute, una quota di rifiuti non recuperabili continuerà a esistere anche nei sistemi più efficienti, fintanto che i beni di consumo non verranno riprogettati con materiali completamente riciclabili.

In questo scenario, la termovalorizzazione rappresenta uno strumento complementare al riciclo e alternativo alla discarica. I dati europei mostrano che i Paesi con le migliori performance ambientali utilizzano sistemi integrati che combinano raccolta differenziata, recupero di materia e recupero energetico. La sfida dei prossimi anni sarà progettare e realizzare prodotti sempre più sostenibili, adottando modelli di gestione basati su tecnologie avanzate, valutazioni scientifiche e una corretta informazione dei cittadini.

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Fonti

  1. Eurostat
  2. Commissione Europea
  3. CEWEP
  4. Utilitalia
  5. Organizzazione Mondiale della Sanità
  6. SPoTT - ASL TO3

© Riproduzione riservata

Autore

Francesco Lombardi
Francesco Lombardi

Professore Ordinario di Ingegneria Sanitaria Ambientale presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e titolare dell’insegnamento di Impianti di trattamento dei rifiuti.

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