Rigassificatori, rinnovabili e hub mediterraneo perduto, l'Italia cerca una politica energetica coerente
Con il 95% del gas importato e le rinnovabili al 42% del fabbisogno, l'Italia insegue la transizione energetica senza ancora una strategia integrata.
Tra la dipendenza dal gas estero, le polemiche sui rigassificatori di Piombino e Ravenna e l'occasione perduta dell'hub mediterraneo, l'Italia naviga la transizione energetica senza una rotta chiara. Gas naturale, rinnovabili e nucleare di nuova generazione dovrebbero essere integrati in un Piano Nazionale coerente.
Il gas naturale nella transizione energetica, un ponte necessario verso le fonti rinnovabili
Dopo le crisi generate dalla pandemia da Covid 19 e successivamente dall'invasione della Ucraina e oggi dal conflitto in Medio Oriente, puntare con decisione all'obiettivo della sostituzione del mix energetico non significa svuotare il sistema Paese dal necessario utilizzo del gas naturale, elemento fondamentale indicato nelle strategie internazionali per una "giusta ed equa" integrazione energetica, senza la quale si metterebbe a rischio la ripresa economica e produttiva.
Per evitare squilibri di continuità della fornitura al sistema produttivo e sociale sarà fondamentale invece accelerare l'integrazione con razionalità, avviando la sostituzione dell'utilizzo del carbone e del petrolio per usi energetici, aumentando in questa fase di transizione l'utilizzo del gas naturale, che a parità di impiego emette CO2 per il 25-30% in meno rispetto ai prodotti petroliferi e per il 40-50% in meno rispetto al carbone.
L'abbattimento delle emissioni è un problema mondiale che coinvolge e che deve responsabilizzare tutti i governi nel mondo. L'Europa, che ha molte colpe pregresse ma che ad oggi non è annoverata tra i più grandi inquinatori (solo il 10% delle emissioni sono determinate dai 27 stati dell'unione), deve recuperare il ruolo di leader e affermarsi come guida nella lotta ai cambiamenti climatici, supportando e trascinando, con grande responsabilità e diplomazia le altre economie.
Per questo motivo la via verso il pieno utilizzo delle FER (Fonti di Energia Rinnovabile) è certamente e giustamente irreversibile.
Rinnovabili, economia circolare e Nimby, i freni burocratici alla transizione italiana
Non si può procedere sulla strada della decarbonizzazione senza preventivamente vagliare, analizzare e trovare soluzioni adeguate a quei settori industriali e manifatturieri energivori. Occorre favorire la costruzione o il revamping di impianti di produzione di energia rinnovabile a cominciare dall'eolico e dal solare, ma anche promuovere la produzione di biocarburanti o di biogas.
Anche l'economia circolare se inserita nel sistema energetico e permettendone il suo sviluppo, consente di produrre e gestire in modo ottimale tutto il ciclo dei rifiuti. Quel che normalmente si considera come "rifiuto" può essere trasformato in una risorsa. Per molti anni però per far crescere il proprio consenso politico si è favorito il cosiddetto "turismo dei rifiuti" piuttosto che elaborare un serio piano di trattamento degli stessi volto a creare occupazione, a evitare l'utilizzo delle discariche e chiudere il ciclo con la termovalorizzazione, consentendo di recuperare energia e calore dai rifiuti.
Gli slogan e le ideologie, o l'effetto Nimby, non hanno fatto né avanzare né minimamente semplificare le procedure di autorizzazione relative ai vari impianti di tecnologie diverse.
Il fabbisogno energetico dell'Italia nel 2025, secondo il rapporto di Terna dello scorso novembre, è coperto per il 42% da fonti rinnovabili (per la massima parte da idroelettrico e fotovoltaico), per una quota simile da fonti fossili, mentre la percentuale restante dalle importazioni da centrali estere.
La dipendenza dal gas estero, i rigassificatori e la diatriba di Piombino
Uno dei temi che sta coinvolgendo la politica è l'approvvigionamento del gas. Il nostro Paese è fortemente dipendente dalle importazioni di questo combustibile, il 95% utilizzato in Italia proviene dall'estero, mentre la produzione interna copre il 5% (concentrata in Basilicata) e aver depresso negli anni passati la produzione nazionale è stato un errore, perché ha comportato un ulteriore aumento della dipendenza e dei costi di importazione.
Il flusso del gas naturale che proveniva dalla Russia (il 40% del nostro fabbisogno) si è fermato dopo l'invasione della Ucraina riducendo progressivamente la nostra dipendenza fino a scendere al disotto del 5%. Oggi in Italia, il gas arriva prevalentemente dalla Algeria (35%), dall'Azerbaigian con il TAP (15%), dal nord Europa (10%), dalla instabile Libia (5%) e dal gas naturale liquefatto (GNL) importato dal Qatar, dall'Algeria e dagli Stati Uniti che rappresenta oltre il 20% dell'import complessivo.
Il GNL in questi ultimi anni ha acquisito una maggior rilevanza in Italia come fonte energetica diversificata. L'incremento delle importazioni ha portato alla necessità di nuove infrastrutture di rigassificazione, come gli impianti di Piombino e di Ravenna. I due nuovi rigassificatori sono in aggiunta ai tre già esistenti: i due offshore di Livorno (attivo dal 2013, 3,75 Mld m3/anno) e Porto Viro - Rovigo (attivo dal 2009, 8 Mld m3/anno), e quello a terra di Panigaglia - La Spezia (attivo dagli anni '70, 3,5 Mld m3/anno).
A questi impianti spesso sono legate le polemiche esercitate dalla politica e dalla popolazione locale. Nei mesi scorsi è cresciuta a Piombino la diatriba con il governo Meloni perché la nave rigassificatrice operativa dal luglio 2023 doveva essere ricollocata al largo della costa di Vado Ligure. Invece con il decreto-legge di marzo è arrivata la proroga all'autorizzazione per il mantenimento del rigassificatore nel porto di Piombino oltre la scadenza prevista del 31 luglio. La decisione del governo ha riacceso le critiche degli abitanti della città toscana e del presidente della Regione, che ha confermato che senza le compensazioni concordate nel 2022 con il governo Draghi non firmerà l'autorizzazione alla proroga.
Il memorandum prevede innanzitutto lo sconto in bolletta per le famiglie e per le imprese, le opere infrastrutturali portuali e il potenziamento dei servizi sanitari, il sostegno alla pesca e lo sviluppo turistico, il monitoraggio e le garanzie sulla sicurezza del rigassificatore oltre all'efficientamento energetico degli edifici pubblici. I reali timori della popolazione riguardano anche le bonifiche e il possibile impatto ambientale legato al grande impianto installato nel porto della città. Risposte a cui il governo non ha ancora dato soddisfazione.
Per produrre acciaio verde in Italia servirebbe un rigassificatore anche per il rilancio dello stabilimento ex Ilva di Taranto. Se si vuole giustamente decarbonizzare la realtà produttiva, sostituendo gradualmente gli alti forni con i forni elettrici, bisogna utilizzare il gas per alimentare i DRI (impianti di purificazione dei materiali ferrosi), utilizzando una nave rigassificatrice oppure un gasdotto oggi inesistente.
L'hub mediterraneo perduto e la necessità di un Piano Nazionale energetico integrato
L'aumento vertiginoso dei costi dell'energia ha evidenziato ancora una volta le contraddizioni delle scelte effettuate dai governi Conte 1 e 2 rispetto alla valorizzazione delle risorse del nostro Paese verso il possibile sviluppo delle produzioni nazionali di gas naturale. Fermo restando la strategicità delle fonti rinnovabili, le polemiche promosse in quegli anni dai sostenitori politici della "decrescita felice" hanno inciso negativamente nel dibattito sulla questione energetica italiana, favorendo le decisioni negative.
Una serie di iniziative fuorvianti, a partire dal fallito referendum sulle trivelle del 2016, ha fatto perdere all'Italia l'opportunità di divenire l'Hub principale del Mediterraneo per il trasporto del gas e per le operazioni di rigassificazione; così come la contrarietà al TAP in Puglia, fortunatamente andato a buon fine il collegamento tra Grecia, Albania e la costa leccese per trasportare il gas dall'Azerbaigian all'Italia, che si è invece dimostrato assolutamente compatibile con il territorio salentino.

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Di fronte a queste situazioni la risposta richiede un vero ripensamento del sistema energetico, capace di mettere sullo stesso piano decarbonizzazione, competitività e sicurezza energetica, e non di limitarsi ad accelerare sulle sole fonti rinnovabili. Bisogna predisporre un Piano Nazionale che definisca l'energia come una vera infrastruttura strategica, con un approccio multi-tecnologico, che integri le fonti, garantendo sicurezza di fornitura e continuità degli approvvigionamenti. Allora affermare che nel percorso verso la neutralità delle emissioni climatiche entro il 2050 non si può fare a meno del gas, nella misura in cui le altre fonti alternative e rinnovabili non sono ancora in grado di rispondere al totale fabbisogno energetico, ci sembra quasi prevedibile quando si hanno chiari sia l'obiettivo che il percorso da seguire. Per questo motivo è importante accelerare sulla strada della integrazione energetica in cui tutte le tecnologie (compreso il nucleare di nuova generazione) siano presenti nel rispetto della centralità delle persone, del lavoro e del territorio, affinché l'interesse del Paese arrivi a traguardare velocemente gli obiettivi previsti.
Fonti
- OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità
- IEA – International Energy Agency (Natural Gas)
- Commissione Europea – Clima e strategie
- IRENA – International Renewable Energy Agency
- GSE – Gestore Servizi Energetici
- EUR-Lex – Direttiva Energie Rinnovabili (RED II)
- ENEA – Bioenergie e Nucleare
- Commissione Europea – Economia Circolare
- ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale
- Terna
- ENI – Algeria
- TAP – Trans Adriatic Pipeline
- IEA – Liquefied Natural Gas
- OLT Offshore LNG Toscana (Livorno)
- Adriatic LNG (Porto Viro – Rovigo)
- GNL Italia (Panigaglia – La Spezia)
- Acciaitalia (ex Ilva Taranto)
- Il Sole 24 Ore
- MASE – Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC)
© Riproduzione riservata
Autore
Esperto di energia e ambiente, già segretario generale FEMCA CISL e segretario confederale CISL. Dal 2022 è consigliere del CIV INAIL e presidente della Commissione Bilancio e Patrimonio; dal 2023 vicepresidente dell’Ente Bilaterale dell’Artigianato.
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