Il paradosso della plastica riciclata che nessuno vuole comprare

Raccolta differenziata da record in Italia, ma impianti saturi in Emilia-Romagna, Sicilia e Lazio mostrano che la plastica riciclata fatica a trovare compratori.

Una figura scura osserva un'enorme parete di balle di plastica compressa impilate contro un cielo blu scuro.
La raccolta funziona sempre meglio, ma il mercato del riciclato resta debole.
Indice dei contenuti

La raccolta differenziata della plastica cresce in Italia e in Europa, ma il materiale selezionato non trova sbocchi commerciali sufficienti. Impianti saturi, chiusure e concorrenza dei polimeri a basso costo mettono a rischio la filiera, mentre l'Unione Europea prova a rilanciare la domanda con nuovi obblighi normativi.


Gli impianti di stoccaggio al collasso da Bologna a Catania

C'è un paradosso che rischia di mettere in crisi uno dei pilastri dell'economia circolare europea. Chiediamo ai cittadini di separare sempre meglio i rifiuti, i Comuni organizzano la raccolta differenziata, gli impianti selezionano gli imballaggi e i riciclatori li trasformano in nuova materia prima. Eppure questo meccanismo si sta inceppando.

A giugno la Regione Emilia-Romagna ha denunciato mancati ritiri della plastica e la saturazione dei centri di stoccaggio, chiedendo al Governo un intervento urgente. La Regione ha avvertito che, in assenza di una soluzione, si sarebbe potuta determinare la necessità di inviare al termovalorizzatore anche la plastica raccolta in modo differenziato. A Catania la situazione è diventata ancora più concreta, con un impianto saturo che ha chiuso temporaneamente i cancelli a una ventina di Comuni, perché la plastica selezionata non riusciva a trovare sufficienti sbocchi commerciali. Sette Comuni della Provincia di Roma hanno denunciato limitazioni e sospensioni dei ritiri e il rischio di saturazione degli impianti.

Il problema riguarda non tanto la raccolta, quanto il materiale selezionato, che non trova abbastanza sbocchi a valle. È il problema che sta emergendo oggi nella filiera europea della plastica riciclata, una materia che non trova più chi è disposto a comprarla.

💡
In Emilia-Romagna, a Catania e nella Provincia di Roma gli impianti di stoccaggio della plastica selezionata sono ormai saturi. I ritiri rallentano, i centri si riempiono e cresce il rischio che la raccolta differenziata finisca comunque al termovalorizzatore.

La raccolta cresce, ma il riciclo europeo arretra

Per capire come si è arrivati a questo punto, facciamo un passo indietro. In Italia nel 2025 la raccolta differenziata degli imballaggi in plastica ha raggiunto 1,59 milioni di tonnellate; quella gestita da COREPLA è stata di 1,43 milioni, di cui 1,28 milioni di imballaggi. Numeri importanti che raccontano quanto la raccolta differenziata sia ormai entrata nelle abitudini degli italiani.

Eppure, proprio mentre aumenta la plastica raccolta, gli impianti che dovrebbero riciclarla sono in difficoltà. Non è soltanto un problema italiano. Secondo Plastics Recyclers Europe, nel 2024 il fatturato dell'industria europea del riciclo della plastica è sceso da 9,1 a 8,6 miliardi di euro. Nello stesso anno sono stati chiusi impianti per circa 300 mila tonnellate di capacità produttiva. E alla fine del 2025 la Commissione europea stimava una riduzione della capacità di riciclo dell'Unione di circa un milione di tonnellate, l'equivalente, per dare una misura, dell'intera capacità francese.

Perché il materiale riciclato costa più della plastica vergine

Per capire cosa sta succedendo, bisogna partire da un elemento molto concreto, il fatto che riciclare la plastica costa. La plastica raccolta, infatti, deve essere selezionata, lavata, trattata, estrusa e controllata. Sono processi industriali che richiedono energia e investimenti. Alla fine, il prodotto ottenuto deve, però, essere venduto sullo stesso mercato in cui compete la plastica vergine, che oggi si trova sul mercato a prezzi più bassi di quella riciclata, a causa delle importazioni a basso prezzo.

Nel mercato del PET riciclato, ad esempio, è aumentata soprattutto la presenza di rPET a basso prezzo proveniente dai Paesi extra-UE, con la Cina in testa, tanto che la quota di polimeri importati è passata dal 15% nel 2020 al 24% nel 2024.

La vera questione è che, se la plastica vergine costa poco, il materiale riciclato europeo deve riuscire a competere sul suo prezzo. Se non ci riesce, gli impianti diventano meno redditizi, riducono la produzione o chiudono.

L'obbligo europeo di contenuto riciclato e il rischio delle importazioni cinesi

La risposta che l'Unione Europea sta dando si basa su una considerazione semplice, ossia che se il mercato non domanda abbastanza plastica riciclata, bisogna creare quella domanda. Il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi, quindi, ha previsto l'obbligo per molte confezioni in plastica, a partire dal 2030, di percentuali minime di contenuto riciclato che variano secondo la tipologia, arrivando fino al 35%. Nel 2040 gli obiettivi aumenteranno ulteriormente. L'idea è che obbligare i produttori a utilizzare più materiale riciclato renda finalmente conveniente investire nel riciclo.

Ma qui si apre un secondo problema, meno evidente ma altrettanto preoccupante. L'Europa può obbligare le aziende a usare plastica riciclata, ma non può obbligarle a comprarla da un riciclatore europeo.

Se i prodotti europei continuano a perdere competitività, nel momento in cui aumenterà la quantità di materiale riciclato richiesta perché imposta dalle nuove norme, anche il materiale riciclato verrà fornito dai paesi extra-UE. Sicuramente la Cina è in grado di farlo. La Cina, infatti, non ha soltanto una enorme capacità produttiva di plastica vergine, ma anche una grande industria di trasformazione e riciclo, che può beneficiare di economie di scala e di costi industriali inferiori. Se il materiale riciclato cinese venisse offerto sul mercato europeo a prezzi più bassi, l'aumento della domanda imposto dalle nuove regole rischia quindi di essere soddisfatto, almeno in parte, dalle importazioni.

💡
L'Unione Europea punta su obblighi di contenuto riciclato per rilanciare la domanda, ma rischia di vedere quella domanda soddisfatta dalle importazioni cinesi anziché dai riciclatori europei.

La sfida di un'economia circolare che deve reggersi sul mercato

L'Unione Europea da vent'anni opera per convincerci che un rifiuto può diventare una risorsa, e in larga parte quella trasformazione è avvenuta, dato che oggi cittadini, Comuni e imprese raccolgono, selezionano e riciclano quantità di materiali che fino a pochi anni fa sarebbero finite semplicemente in discarica o negli impianti di smaltimento.

Ma l'economia circolare non si conclude nel momento in cui un rifiuto viene raccolto o trasformato in una nuova materia prima. Si completa soltanto quando quella materia prima trova un mercato e torna stabilmente dentro un nuovo ciclo produttivo.

Questa è, oggi, la sfida che l'Europa ha davanti, ossia accompagnare gli obiettivi ambientali con politiche industriali capaci di rendere competitivo il riciclo europeo, garantendo che agli investimenti fatti per raccogliere e trasformare i nostri rifiuti corrisponda una domanda sufficientemente solida per utilizzarli e costruire attorno ad essi un'economia capace di farli tornare davvero a nuova vita.

Termovalorizzatori, la tecnologia che completa il riciclo dei rifiuti
Il recupero energetico dei rifiuti non riciclabili resta essenziale per raggiungere gli obiettivi europei di riciclo e ridurre il ricorso alla discarica

Ti interessa? Leggi anche qui⬆️


Fonti

  1. Regione Emilia-Romagna
  2. CataniaToday
  3. Eleonora Mattia
  4. COREPLA
  5. Plastics Recyclers Europe
  6. Commissione europea
  7. Riciclanews
  8. CONAI

© Riproduzione riservata

Autore

Luca Andreassi
Luca Andreassi

Professore di Ingegneria Meccanica. Insegna Macchine a Fluido e Gestione delle Macchine. Si occupa di motori a combustione, impatto ambientale, sistemi energetici e modelli per la chiusura del ciclo dei rifiuti. Autore di oltre 100 pubblicazioni.

Iscriviti alla newsletter di PuntoEduca | Informare. Innovare. Crescere.

Rimani aggiornato con la nostra selezione dei migliori articoli.

Controlla la tua casella di posta e conferma. Qualcosa è andato storto. Riprova.

Abbonati per partecipare alla discussione.

Crea un account gratuito per diventare membro e partecipare alla discussione.

Hai già un account? Accedi