Nella manovra da 26 miliardi la flessibilità in uscita ricade sui pensionati

Manovra da 26 miliardi con forfettario a 100mila euro e fondo per l'uscita anticipata. Cisl e Cgil criticano la stretta sulla rivalutazione delle pensioni.

Anziano di spalle sfila il filo dal proprio cardigan; il filo raggiunge una porta lontana dove attende una figura minuta.
Chi paga la flessibilità in uscita resta la domanda più scomoda della manovra.
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Approvata dal Consiglio dei ministri la legge di Bilancio 2027, che in buona parte poggia sul deficit in deroga per Difesa ed Energia. Sulle pensioni si discute di flessibilità in uscita, mentre Cisl e Cgil scelgono piazze e scioperi diversi per muovere critiche alla manovra.


Le misure su lavoro, imprese e madri lavoratrici

Nei giorni scorsi il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di Bilancio 2027, con interventi per 26 miliardi di euro. Si tratta della quinta manovra economica presentata, in questi anni, dall’attuale governo. Tra le principali novità, sul tema del lavoro, il provvedimento punta a innalzare a 100 mila euro (dagli attuali 85mila) il tetto di ricavi per l'accesso al regime forfettario degli autonomi, un’ipotesi che necessita tuttavia del via libera della Commissione Europea. Come richiesto da CISL e UIL, la bozza prevede una tassazione agevolata al 5% sugli aumenti retributivi legati ai rinnovi contrattuali e al 15% sulle maggiorazioni per il lavoro notturno e festivo, estesa anche al salario accessorio dei dipendenti pubblici. Sul fronte delle imprese, il Governo punta a rafforzare le maxi-deduzioni fiscali per le nuove assunzioni: l'agevolazione salirebbe dal 130% al 140% per i giovani e potrebbe toccare il 180% per le giovani madri, con l'obiettivo di dare una spinta all'occupazione e facilitare l'ingresso nel mercato del lavoro di queste categorie. Un secondo capitolo riguarda il sostegno alle madri lavoratrici. Rispetto all'attuale sgravio contributivo da 3.000 euro all'anno, riservato alle dipendenti a tempo indeterminato con almeno tre figli, l'esecutivo sta valutando di estendere la decontribuzione anche alle famiglie con due figli.

Coperture e nodi aperti su Irpef, tredicesime e pensioni

Sul fronte delle coperture, la manovra conta su 14,4 miliardi derivanti dalla clausola di salvaguardia nazionale per Difesa ed Energia, sui risparmi dei ministeri e sulle economie legate al PNRR. A queste risorse si aggiunge un contributo atteso dal settore finanziario (assicurazioni e banche) e altri comparti che registrano risultati positivi per circa cinque miliardi.

Restano invece aperti i nodi sull'eventuale taglio dell’Irpef al 33% per i redditi fino a 55mila euro, sulla detassazione delle tredicesime, che potrebbe essere fissata tra il 10% e il 15% e sulle pensioni. Su quest'ultimo tema la Lega continua a spingere sulla possibilità di andare in pensione a 64 anni attraverso il ricalcolo contributivo dell'assegno. Sul tavolo resta anche la rivalutazione delle pensioni per recuperare l'inflazione, un intervento particolarmente oneroso per i conti pubblici. Per reperire le risorse necessarie potrebbe essere rivisto il meccanismo di perequazione degli assegni medio-alti, con misure che risulterebbero più penalizzanti per alcune categorie di pensionati. Come ricorda l’economista Marco Leonardi “C’è una legge non scritta ma ferrea della finanza pubblica in cui la spesa netta per le pensioni non può crescere. Ogni misura che ne allarga i cordoni della borsa deve essere immediatamente compensata da un taglio di pari entità. Sta accadendo di nuovo quest’anno. La proposta di introdurre nuove forme di pensionamento anticipato sarà finanziata attraverso un’ulteriore stretta sulla rivalutazione degli assegni che superano i 2.000 euro netti al mese. Una platea di pensionati che, a causa dei ripetuti blocchi della perequazione, ha già subito accumulate perdite”. Le reazioni delle organizzazioni sindacali, non si sono fatte attendere.

La Cisl chiede correzioni e porta i lavoratori in piazza

Nel documento approvato dal Comitato esecutivo confederale, la Cisl ribadisce con chiarezza la propria posizione sulla prossima legge di bilancio 2027: “Le risorse disponibili non devono essere distribuite con la solita logica dei bonus a pioggia”. Il sindacato di Via Po chiede invece al Governo di concentrare gli investimenti su priorità strategiche e riforme di lungo respiro, tra cui lavoro, previdenza, scuola, università e ricerca, welfare, infrastrutture, Mezzogiorno e ZES Unica.

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La manovra da 26 miliardi alza il tetto del forfettario e incentiva le assunzioni di giovani e madri, e lascia aperti i nodi su Irpef e pensioni. La Cisl chiede di superare la logica dei bonus a pioggia.

Nell’intervista rilasciata ieri al quotidiano Il Riformista, la Segretaria Generale Daniela Fumarola evidenzia le coordinate entro cui si muove la manovra 2027: “Più della metà dei 26 miliardi previsti è in deficit, vincolato in deroga a temi come energia e difesa e nel merito passi avanti sono stati fatti”. Tuttavia, il sindacato individua due punti critici da correggere prioritariamente: “Le nuove regole di indicizzazione delle pensioni colpiscono il ceto medio, un segmento già provato da anni di strette che ha perso consistente potere d’acquisto dopo una vita di lavoro. Il secondo fronte riguarda la flat tax fino a 100mila euro, un provvedimento che assorbe ingenti risorse ed estende i divari sociali”. A sostegno di questa linea sono già state programmate tre manifestazioni a Genova, Gioia Tauro e Roma, con l'obiettivo di sollecitare la politica verso un patto sociale capace di attraversare questa e la prossima legislatura. Nel riaffermare la propria autonomia da qualsiasi schieramento politico, la Cisl rivolge un appello alle forze politiche e sociali affinché superino l'attuale polarizzazione. “Da oltre trent’anni il Paese soffre della sindrome di Penelope”, conclude la sindacalista. “Ogni maggioranza disfa la tela del governo precedente per ripartire da zero. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: produttività, crescita, salari e welfare continuano a rimanere in affanno”.

La Cgil conferma lo sciopero generale del 20 novembre

Diversa è invece la posizione della CGIL. Già nei giorni successivi alla presentazione del Documento di programmazione economico-finanziaria (DPEF) da parte del governo, il maggior sindacato italiano aveva dichiarato, in solitudine, lo sciopero generale per il 17 ottobre, contestando un "rilevante incremento della spesa militare con 14 miliardi in più nel prossimo biennio, a fronte di un imperversante crisi economica e sociale". La mobilitazione viene ora confermata con un nuovo sciopero generale per il 20 novembre, giornata in cui convergeranno le rivendicazioni su lavoro, salari, pensioni, diritto allo studio, casa e trasporti. "È il momento di produrre cambiamenti reali e unire le battaglie di lavoratori, pensionati, studenti e giovani", dichiara il leader di Corso Italia. Una linea rigorosa che non rappresenta una novità perché anche durante il governo Draghi, il sindacato guidato da Landini aveva chiesto a CISL e UIL (che non lo avevano assecondato) di proclamare lo sciopero generale subito dopo la presentazione della manovra, prima ancora del consueto incontro tra le parti sociali e del passaggio parlamentare.

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La Cgil conferma lo sciopero generale del 20 novembre, mentre il governo prepara un fondo di poco meno di un miliardo per l'uscita anticipata, sostenuto dalla mancata rivalutazione degli assegni.

Il fondo per l’uscita anticipata e chi lo finanzia davvero

Il capitolo previdenziale sarà uno dei nodi più delicati del confronto con il sindacato. Secondo quanto emerso all'interno della maggioranza, il governo avrebbe raggiunto un’intesa per stanziare poco meno di un miliardo di euro in un apposito fondo, destinato a finanziare interventi sulla flessibilità in uscita dal mondo del lavoro. Il paradosso è che a pagare le nuove pensioni anticipate saranno gli stessi pensionati, con la mancata rivalutazione degli importi pensionistici all'inflazione per adeguarsi al costo della vita rilevato dall'Istat, mentre si sostiene spesso che il conto ricada sui giovani.

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Fonti

  1. Euronews
  2. Open
  3. Idealista
  4. Commissione europea
  5. CISL
  6. UIL
  7. LentePubblica
  8. Italia Domani
  9. INPS
  10. Università degli Studi di Milano
  11. Dipartimento per le politiche di coesione
  12. Il Riformista
  13. Ministero dell'Economia e delle Finanze
  14. CGIL
  15. Agenzia Nova
  16. ItaliaOggi
  17. PMI.it
  18. ISTAT

© Riproduzione riservata

Autore

Angelo Colombini
Angelo Colombini

Esperto di energia e ambiente, già segretario generale FEMCA CISL e segretario confederale CISL. Dal 2022 è consigliere del CIV INAIL e presidente della Commissione Bilancio e Patrimonio; dal 2023 vicepresidente dell’Ente Bilaterale dell’Artigianato.

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