Cottarelli contro Meloni sulla crescita, ma i numeri raccontano altro
Cottarelli ridimensiona i risultati economici di Meloni, ma il confronto con la Spagna rivela un quadro più articolato di quanto sembri.
L'economista Carlo Cottarelli critica su Sky l'intervista di Giorgia Meloni a Milano Finanza, sostenendo che il governo abbia esagerato i risultati ottenuti. Il confronto tra Italia e Spagna su crescita, disoccupazione e posizione patrimoniale netta racconta però una realtà più sfaccettata.
L'intervista di Meloni e la replica di Cottarelli
Tutto nasce dall'intervista del Presidente del consiglio Giorgia Meloni a “Milano Finanza”, nella quale ha illustrato i risultati raggiunti dal suo Governo in un contesto internazionale segnato dalle forzature di Donald Trump. A replicare, senza sconti, è Carlo Cottarelli, intervenuto su Sky: non contesta la versione di parte, che chiunque avrebbe dato al posto della premier, ma sostiene che i risultati siano stati un po' esagerati.
Il punto più delicato resta la crescita economica. L'Italia non è più il fanalino di coda dell'Europa come nei primi vent'anni del secolo, ma secondo Cottarelli non per un'accelerazione italiana, bensì perché la media dell'eurozona è stata tenuta bassa dalla crisi della Germania. Il rallentamento attuale nasce da uno shock simmetrico legato alla situazione geopolitica, che l'Italia ha comunque pagato meno rispetto al passato. Il paragone più citato resta quello con la Spagna, che secondo i dati dell'Istituto nazionale di statistica spagnolo cresce a un tasso annualizzato del 2,8%, più del triplo di quello italiano.
Il vero confronto è con la disoccupazione e il debito estero
La differenza sostanziale tra Italia e Spagna non riguarda tanto il tasso di crescita, quanto i livelli di disoccupazione e la posizione patrimoniale netta verso l'estero, misurata periodicamente dalla Banca d'Italia. Su questi due fronti il primato spagnolo è negativo: il tasso di disoccupazione è quasi doppio rispetto a quello italiano, secondo le rilevazioni Eurostat. Un “esercito di riserva” di forza lavoro, alimentato anche dai forti flussi migratori, ha permesso alla Spagna di tenere bassi i salari e sviluppare un'economia orientata ai servizi e al turismo, settori a più basso valore aggiunto rispetto alla manifattura italiana.
Sul fronte estero, la Spagna presenta una posizione patrimoniale netta debitoria pari al 42,7% del Pil, circa 842 miliardi di euro, mentre l'Italia è creditoria per oltre il 15,5% del Pil, pari a oltre 350 miliardi. La differenza tra i due Paesi sfiora i 1.200 miliardi di euro. La lettura di Cottarelli è netta, quella spagnola è finora una politica ad alto rischio, con un forte indebitamento per sostenere gli investimenti, in particolare nelle energie rinnovabili e nel nucleare, che prima o poi dovrà essere restituito ai creditori esteri.
Salari, produttività ed export
Cottarelli riconosce che le retribuzioni reali dei lavoratori dipendenti sono aumentate durante il governo Meloni, ma meno di quanto sarebbe stato necessario per recuperare la perdita subita nel 2021-2022, periodo precedente all'insediamento dell'esecutivo nell'ottobre 2022. L'occupazione, secondo i dati Istat, è cresciuta molto più del Pil (4,4% contro 2,8%), il che significa che il Pil per occupato, cioè la produttività, è calato, perché molti dei nuovi posti di lavoro sono stati creati in settori a bassa produttività come commercio, costruzioni e pubblica amministrazione.
Resta però il buon andamento delle esportazioni italiane, che valgono il quarto posto nel mondo, un risultato difficile da spiegare se l'intera produzione destinata all'export fosse davvero di bassa qualità a causa di una produttività modesta.
L'aumento della pressione fiscale spiegato dai numeri
L'ultimo addebito riguarda l'aumento del carico fiscale, effettivamente registrato ma frutto di una somma algebrica tra la riduzione delle aliquote Irpef per i redditi medio bassi e l'aumento di altri prelievi. Cottarelli segnala che la pressione fiscale, secondo i dati del Ministero dell'Economia e delle Finanze, è salita dal 41,7% del 2022 al 43,1% del 2025. Va però notato che nel 2022 e nel 2023 era diminuita complessivamente di 1,1 punti di Pil, per poi tornare ai valori del 2021 l'anno successivo e crescere dello 0,7% del Pil solo nel 2025.
In quest'ultimo anno, il 70,4% del maggior prelievo deriva dai contributi sociali, cresciuti di tre volte grazie alla maggiore occupazione, passando da 9,9 miliardi di crescita l'anno precedente a 27,7 miliardi. Un dato che, letto in positivo, significherebbe che l'Italia sta risolvendo insieme il problema della disoccupazione e quello dei bassi salari, dato che i contributi sociali sono il riflesso di entrambi.

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Fonti
- Presidenza del Consiglio dei Ministri
- Milano Finanza
- Sky TG24
© Riproduzione riservata
Autore
Già giornalista economico e alto funzionario della Camera dei deputati, ha diretto Servizio Studi e Bilancio. È stato sottosegretario al MEF, capo dipartimento a Palazzo Chigi e presidente di Enel Stoccaggi. Autore di numerosi saggi.
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