L'auto europea perde terreno, Volkswagen taglia decine di migliaia di posti
Un'analisi della crisi dell'auto europea, dai tagli Volkswagen al caso Termoli, tra caro energia, elettrico costoso e crescita delle case cinesi.
La crisi dell'automotive europeo si aggrava per il calo della domanda, il costo dell'energia e la concorrenza cinese. Volkswagen ha già annunciato decine di migliaia di esuberi, mentre il caso Termoli mostra i rischi per la filiera italiana e per l'occupazione del settore.
La crisi produttiva e il nodo energetico
L'industria automobilistica europea sta attraversando una profonda trasformazione. La domanda che rallenta, la transizione verso l'auto elettrica e l'urgente e necessaria riduzione dei costi stanno provocando il non utilizzo della intera capacità produttiva di molti stabilimenti del nostro Continente. La perdita di competitività è ulteriormente aggravata dal costo dell'energia doppio rispetto alla concorrenza cinese. Questa situazione sta purtroppo mettendo in difficoltà anche la filiera della componentistica (vedi le imprese lombarde, venete e quelle emiliane) e delle PMI, già colpite dalla crisi dell'auto tedesca e dai processi di internazionalizzazione dei grandi produttori.
Inoltre, per l'Italia resta il problema a monte, come produciamo energia elettrica a basso costo e che metta in sicurezza il sistema oltre all'ammodernamento della rete. Solo accostando le fonti alternative e il nucleare di nuova generazione è possibile vincere la sfida. Senza questo connubio si rischia la desertificazione industriale del nostro Paese e dell'Europa, perché senza energia non si cresce.
Certo la crisi coinvolge tutti i settori e quella dell'auto non è da meno. Però, come sappiamo tutti, i costi dell'auto elettrica sono proibitivi. È impossibile per un operaio acquistarla quando il costo arriva oltre i 30mila euro per una piccola cilindrata. Quando l'ideologia politica non tiene conto della realtà, come ha fatto il precedente Parlamento Europeo, emergono problemi per i cittadini e i lavoratori. Permettere invece una graduale transizione investendo sull'auto ibrida e comunque su quella elettrica attraverso accordi con le case automobilistiche asiatiche è il giusto equilibrio per salvaguardare l'occupazione e le competenze del vecchio continente.
Il crollo delle vendite e la ristrutturazione di Volkswagen
Secondo uno studio del Center of Automotive Management (CAM) le vendite dei produttori auto hanno registrato una riduzione media evidenziando che la crisi non riguarda solo Volkswagen e gli altri produttori tedeschi. Infatti, il calo delle vendite coinvolge 14 dei primi 20 costruttori mondiali con una perdita di oltre 1 milione di veicoli. Lo studio sottolinea inoltre che le case automobilistiche che non riusciranno ad adattarsi rapidamente ai cambiamenti tecnologici e di mercato rischiano di essere espulsi dal settore nel lungo periodo e, come ha spiegato il Direttore del CAM, i costruttori devono accelerare il consolidamento e la ristrutturazione dell'intera industria automobilistica mondiale.
Infatti, Volkswagen (prima di questo studio) aveva già annunciato 50mila esuberi e la chiusura di 4 stabilimenti. 27mila lavoratori avrebbero già firmato un accordo per uscire dalla società entro la fine di quest'anno, e per altri 10mila l'uscita è prevista nel 2027. Ma voci parlerebbero di ulteriori 50mila posti di lavoro a rischio e una riduzione della produzione di 3 milioni di autoveicoli, passando dagli attuali 12 a 9 milioni a causa del 16% in meno di vendite nel primo semestre del 2026. Inoltre, secondo le ultime indiscrezioni a rischio sarebbero anche due impianti nell'Europa dell'Est con ulteriori 20mila tagli al personale.
Lo studio, tuttavia, sottolinea che non tutti i costruttori hanno chiuso il semestre in negativo. Tra i pochi gruppi ad aver registrato una crescita delle vendite rispetto alla prima metà del 2025 troviamo Tesla (+25%), Stellantis (+11%) e Suzuki, che beneficiano però di una base debole dello scorso anno rendendo positiva la percentuale delle attuali consegne.
L'avanzata cinese sull'elettrico e i dazi europei
Gli esperti, inoltre, mettono in evidenza che mentre il mercato europeo si è indirizzato soprattutto sui veicoli ibridi, i cinesi si sono orientati su quelli elettrici producendone più della metà vendute nel mondo e diventando i maggiori fornitori di batterie al mondo. Anche se la quota dei veicoli elettrici prodotti in Cina per il mercato europeo è scesa dal 22% del 2024 al 17% nel primo trimestre 2026, dovuta ai dazi introdotti dalla Commissione Europea a partire dall'indagine annunciata da Ursula von der Leyen nel settembre 2023 per fronteggiare il prezzo basso degli autoveicoli sostenuti dagli incentivi del proprio governo, le case automobilistiche cinesi proseguono la loro crescita nel vecchio continente.
Il prezzo appetibile e le prestazioni elevate rappresentano una sfida che l'Europa difficilmente potrà contrastare, pur sapendo che non possiamo ridurre i costi al consumo riducendo il costo del lavoro. Negli ultimi mesi diversi costruttori cinesi hanno annunciato investimenti, acquisizioni o accordi industriali con aziende europee, dando vita a una nuova collaborazione che potrebbe ridisegnare gli equilibri nel settore automobilistico.
Le alleanze italo-cinesi e il rischio Termoli
Di fronte a questa situazione, l'automotive europea (che occupa circa 14 milioni di lavoratori compreso l'indotto) deve innanzitutto essere salvaguardata attraverso un Fondo specifico per il settore e rilanciata con nuove forme di collaborazione. La transizione verso la mobilità elettrica richiede investimenti elevati e tempi rapidi di sviluppo. Il vecchio continente, se vuole proseguire sulla produzione dell'auto elettrica per far fronte anche ai target ambientali e alla riduzione delle emissioni di CO2, deve anche produrre le batterie nei propri siti produttivi e non solo assemblare quelle importate come avviene oggi.
Per questo è importante proseguire, tutelando però il patrimonio industriale, occupazionale e tecnologico europeo, sulle partnership con i costruttori del Dragone per tenere aperti alcuni stabilimenti con la produzione di nuovi modelli, come ha fatto la cinese Chery che ha rilevato lo stabilimento Nissan di Barcellona, e Stellantis che da un lato ha rafforzato la collaborazione con la cinese Leapmotor, e dall'altro, purtroppo, ha interrotto l'investimento per la Gigafactory di Termoli destinata alla produzione di batterie, decisione che mette a rischio l'occupazione di 1.800 dipendenti e il tessuto produttivo del territorio molisano.
Nei prossimi anni si vedrà se il ruolo dell'Europa e dei governi locali nella nuova geografia mondiale dell'auto saranno determinanti.

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Fonti
- Center of Automotive Management (CAM)
- MilanoFinanza
- Euronews
- Il Post
- ANSA
- Stellantis Newsroom
- Quattroruote
- Parlamento Europeo
© Riproduzione riservata
Autore
Esperto di energia e ambiente, già segretario generale FEMCA CISL e segretario confederale CISL. Dal 2022 è consigliere del CIV INAIL e presidente della Commissione Bilancio e Patrimonio; dal 2023 vicepresidente dell’Ente Bilaterale dell’Artigianato.
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