Il progetto di chiamare Licei tutte le superiori rischia nuovi divari formativi
Tecnici e professionali con lo stesso nome dei licei avrebbero pari dignità solo se le riforme in corso trovassero un quadro coerente.
La tripartizione tra professionali, tecnici e licei riflette differenze sociali e di orientamento che una semplice rinominazione non cancella. Le nuove Indicazioni nazionali suggeriscono aree di apprendimento comuni, ma servono soluzioni per le riforme in corso e linee guida condivise.
La proposta di chiamare Licei tutte le superiori e la tripartizione storica
Il Ministro dell’Istruzione e del Merito ha ribadito ultimamente e in più occasioni, la volontà di emanare un Decreto-legge per il quale tutte le scuole del 2° ciclo andrebbero ad essere chiamate Licei, al fine di dare pari dignità a tutti i percorsi della scuola secondaria superiore.
Al di là del semplice atto formale, la questione ripropone alcuni temi che riorientano le finalità generali dell’istruzione di secondo grado, a partire dalla tradizionale suddivisione a tre composta dal percorso dell’istruzione professionale (che riguarda competenze specifiche sui mestieri per un inserimento rapido nel mondo del lavoro, con precise relazioni identitarie e progettuali con il territorio), dal percorso dell’istruzione tecnica (che riguarda invece la formazione indirizzata ad una specializzazione professionale di livello superiore), e percorso dei licei (che prepara lo studente ad affrontare un ulteriore percorso di studi di tipo universitario rivolto in generale alle future classi dirigenti).
Classi sociali, costi e orientamento alla base del divario formativo
Questa tri-partizione ha segnato storicamente anche una sorta di divario formativo che riguarderebbe l’intero panorama dei giovani in età scolare, a partire dall’appartenenza a classi sociali diverse. I figli dell’artigiano, del tecnico o del dirigente d’azienda tendono, generalmente, a intraprendere le carriere dei genitori anche e soprattutto come esito di una certa confidenza, già dentro la famiglia, con l’ambiente professionale, le consuetudini, gli atteggiamenti e i comportamenti del padre e/o della madre in relazione allo svolgimento delle proprie attività lavorative. Inoltre, anche se nel tempo queste tendenze si sono spesso contrapposte ad altre dinamiche di mobilità sociale, rimane il dato della disponibilità ad affrontare costi che strade formative differenti chiedono alle famiglie.
Un’altra questione ancora riguarda la gestione dei meccanismi di valutazione e orientamento nelle classi terminali del primo ciclo, che possono vincolare a scelte più o meno prudenti le prospettive degli studenti sul loro prossimo futuro scolastico. In questi casi sono determinanti i buoni rapporti di comunicazione tra scuola e famiglia, specie nell’arco dell’intero primo ciclo, considerando che lasciando emergere attitudini e aspettative dello studente, in relazione ai risultati scolastici e alle modalità di condizionamento dell’ambiente domestico, è possibile accompagnarlo a scelte meglio rispondenti al suo progetto di vita.
Le nuove Indicazioni nazionali e la possibilità di aree di apprendimento comuni
Se le considerazioni condotte fino a qui tendono a mostrare i principali caratteri distintivi dei tre ordini dell’istruzione secondaria, vale la pena di chiedersi in che modo questi possano conciliarsi con le intenzioni unificanti espresse dal modello del sistema unico dei licei, andando in qualche modo oltre una semplice e riduttiva operazione di rinominazione del sistema di istruzione secondaria.
Qualche orientamento in tal senso viene dal documento Nuove Indicazioni Nazionali per i Licei, che dopo la fase di riformulazione della precedente versione del 2010 e una serie di passaggi di confronto e consultazione pubblica e con le associazioni di categoria, previste per il corrente anno scolastico 2026/27 appena iniziato, troverà definitiva applicazione e avvio per il prossimo 2027/28. In esso, tra i vari passaggi, viene espressa una più marcata attenzione al multiculturalismo, in chiave linguistica con il potenziamento delle lingue straniere e il rafforzamento delle strutture della lingua italiana. Ma viene prevista anche la necessità di un più forte quadro di progettazione motivazionale rivolto allo studente nel contesto di ogni disciplina, evidenziando con ciò una più marcata relazione di continuità con le Indicazioni Nazionali del primo ciclo.
Altri aspetti significativi sono espressi nell’Atto di indirizzo per le politiche scolastiche che il Ministero aveva prodotto con il D.M. n.35/27 febbraio 2026, dove trovano spazio il potenziamento delle attività laboratoriali e soprattutto una maggiore apertura alle discipline STEM (scienze, tecnologia, engineering/ingegneria, matematica).
Come sembra piuttosto evidente tutti questi aspetti mettono in luce processi di apprendimento che, progettati secondo opportuni quadri di complessità, anche in relazione allo specifico dei percorsi formativi a cui si applicano, professionali, tecnici o liceali che siano, consentono di prevedere e progettare aree di apprendimento comuni, costruendo coerenza e continuità all’interno dell’intero sistema scolastico del nostro Paese.
Le riforme in corso e il rischio di Licei di serie A, B e C
Tuttavia, vanno considerate ulteriori necessità che dovrebbero darsi come ineludibili dentro un quadro di sistema più o meno futuro che volesse comprendere nel modello unificante dei Licei i vari segmenti formativi della secondaria. Ciò implica l’attuale storicità del momento, poiché in questa fase di innovazione e cambiamenti che la scuola sta attraversando sono in corso già importanti processi di trasformazione che stanno richiedendo energie, visioni, competenze, quadri organici di riferimento che per ora hanno già percorso in parte direzioni ben precise. Il perfezionamento in atto del segmento educativo 0-6 anni, le nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo che quest’anno chiederanno alle scuole di riformulare e ridefinire i curricoli di istituto, la riforma degli Istituti Tecnici, la filiera tecnico-professionale del 4 più 2 (4 anni di secondaria più 2 anni di specializzazione ITS Academy), le stesse nuove Indicazioni nazionali per i Licei in attuale fase di confronto e revisione.
Una proposta utile, efficace e funzionale di un sistema unico dei Licei dovrebbe poter acquisire adeguate soluzioni ai percorsi in atto appena descritti, dovrebbe poter successivamente elaborare le dimensioni di una trasversalità praticabile a cui far seguire adeguate linee guida di riferimento. Senza questi passaggi la creazione di un sistema unico dei licei, pure lodevole nelle intenzioni, potrebbe finire col dare vita ad altri tipi di divario formativo, del tipo Licei di serie A, di serie B e di serie C, rendendo vane quelle finalità di pari dignità a cui si accennava all’inizio.

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Fonti
- Skuola.net
- Ministero dell’Istruzione e del Merito
- Orizzonte Scuola
- OCSE
- Erickson
- INDIRE
© Riproduzione riservata
Autore
Dirigente scolastico, formatore e pubblicista, ha insegnato Comunicazione di massa all’Università di Messina ed è stato consulente per la didattica del cinema. Oggi fa parte del Comitato Tecnico-Scientifico dell’ANDiS.
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