Femminicidio, la legge da sola non basta senza scuola e famiglia
Il nuovo reato di femminicidio non basta da solo, servono scuola, famiglia e riforme più rapide per fermare una crisi sociale in crescita.
L'introduzione dell'articolo 577-bis del Codice Penale segna un punto di svolta simbolico e giuridico contro il femminicidio, ma la vera battaglia si gioca nell'educazione familiare e scolastica, nella rapidità di intervento delle istituzioni e nella responsabilità condivisa di politica, magistratura e forze dell'ordine.
Perché serviva una norma specifica sul femminicidio
C'è veramente bisogno di una norma specifica sul femminicidio? L'omicidio non bastava? Perché la previsione de l'articolo 575 del codice penale per l'omicidio, con una pena non inferiore ai 21 anni, salvo aggravanti che portano all'ergastolo, ha dovuto avere una formulazione diversa, ossia un articolo 577-bis che preveda direttamente la pena dell'ergastolo? La domanda non è di poco conto se partiamo da un punto di vista giuridico secondo cui “la legge è uguale per tutti”, e allora perché diversificare?
Utile l'esigenza sociale di creare uno strumento atto a reprimere una fattispecie che, purtroppo, va sempre nella stessa direzione, dove la donna è vittima troppo spesso di odio, controllo, discriminazione o prevaricazione. Il 577-bis poteva essere chiamato diversamente e strutturato in tanti modi, ma serviva una norma che permettesse di descrivere una condotta diventata tipica per modalità e numeri.
Numeri che vanno sempre aumentando e sui quali è necessario porre attenzione, perché la norma specifica deve servire anche ad aumentare la discussione su un fenomeno che rischia di degenerare. Manca la visione di una società che va avanti con gli anni, ma resta ancorata al passato in certi schemi.
Famiglia e scuola, il primo argine culturale
È dalle famiglie e dalle scuole che bisogna iniziare a intervenire.
Troppo spesso i genitori pensano di poter demandare alle scuole una formazione civica e sociale che, invece, dovrebbe essere posta in primo piano proprio da loro. Un bambino/ragazzo ha bisogno di essere educato nei valori, su tutti quello del rispetto per il prossimo; serve la consapevolezza che la coesistenza passa dall'educazione familiare in primis e scolastica poi.
La scuola, dall'inizio, ha un ruolo fondamentale nell'aiutare le famiglie a far comprendere come più persone possano e debbano coesistere tra loro. Dalle prime classi nasce questa abitudine allo “stare insieme”, come amici prima e magari come coppie un giorno.
I bambini/ragazzi sono delle “spugne”, capaci di assorbire quello che vedono, siano essi docenti o genitori; per questo va alzata la qualità di ciò che fanno e dei comportamenti delle persone che li circondano. Siamo tutti tenuti a dare un esempio virtuoso, perché ogni giorno ciascuno di noi è d'esempio per qualcun altro, dentro o fuori le case e dentro o fuori le scuole.
Il valore simbolico dell'articolo 577-bis
Il 577-bis c.p. dà anche lo spunto per un dialogo più approfondito; non è solo una norma sanzionatoria, è un punto di riferimento, una norma di valore e di valori che deve inserirsi non solo nelle aule di Tribunale, ma nell'istruzione scolastica e familiare; è un punto di partenza e di ripartenza ogni volta che ce ne sarà bisogno.
Se è vero che il livello di civiltà di una popolazione si misura dal proprio Codice Penale, a quello italiano questa norma dà un quid pluris su una tematica drammaticamente di attualità.
L'appello del padre di Lorena e le responsabilità di ognuno
Negli ultimi giorni abbiamo visto l'appello del padre di Lorena alle forze politiche, finalizzato a collaborare su una vicenda tanto attuale quanto concreta. La politica ha il dovere di trovare delle risposte più efficaci, con norme che permettano di velocizzare il più possibile i tempi di intervento in situazioni di urgenza.
Sì, perché se si chiede alle donne di denunciare sempre e subito ogni abuso, è altrettanto necessario che le Forze dell'Ordine abbiano gli strumenti più agili e veloci possibili per poter affrontare le emergenze.
Quella che stiamo vivendo è una crisi sociale, che ha bisogno di essere affrontata da tutti gli interlocutori con serietà e senza strumentalizzazioni. In questa battaglia contro i femminicidi sono tante le parti in causa, ma tutte hanno la propria responsabilità nel contribuire a fermare questo fenomeno.
Alla politica il compito di legiferare per tappare non solo i vuoti normativi, ma anche per dare strumenti più efficaci ed efficienti alle Forze dell'Ordine e ai Giudicanti; ai Magistrati la responsabilità di trovare il limite tra garanzia difensiva e pericolo concreto di un reato; alle Forze dell'Ordine la necessità di saper “leggere” le situazioni e intervenire in presenza di rischi; ai Professori e ai Maestri nelle scuole il compito di spiegare e far capire i confini del peggiore dei reati, quello della sopraffazione con esito mortale.
Da ultimo, alle Famiglie spetta insegnare ai figli l'educazione e il rispetto verso il prossimo, insegnare l'umiltà e l'onestà, far riscoprire quei sani valori che sembrano essere persi, ma che devono essere il punto di riferimento per una società migliore di domani.

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Fonti
- Gazzetta Ufficiale
- Normattiva
- ISTAT
- Ministero dell'Istruzione
- Open
© Riproduzione riservata
Autore
Avvocato penalista, già membro del Consiglo dell’Ordine Avvocati di Velletri ed attualmente Vice Presidente del Consiglio di Disciplina degli Avvocati del Lazio.
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