Tecnici e professionali dentro i licei, il piano del Ministero riparte

Il ministro dell'Istruzione ipotizza di trasformare tecnici e professionali in licei, riprendendo un'idea già tentata nel 2003 con la Riforma Moratti-Bertagna.

Illustrazione editoriale satirica di un antico albero ("Liceo Classico") con un innesto di circuiti e ingranaggi. Un uomo in toga e indumenti da lavoro l'innaffia.
Quando la riforma tende a uniformare ciò che la storia ha distinto
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Il dibattito sul riordino dell'istruzione secondaria torna d'attualità con la proposta di fare confluire tecnici e professionali dentro un unico sistema di licei. La questione solleva interrogativi sul ruolo formativo di ciascun ordine scolastico, sulle competenze di gestione tra Stato e Regioni e sui modelli di apprendimento da adottare.


La proposta del Ministero e il dibattito in corso

Nel generale processo di innovazione che l'organizzazione scolastica del nostro Paese sta attraversando, una questione di non poca importanza riguarda i nuovi ordinamenti in fase di discussione per la secondaria di 2° grado. Dopo l'aggiornamento e la ri-definizione delle Indicazioni Nazionali (sono ancora in corso le audizioni delle Associazioni di categoria con la Commissione preposta), ritorna ora d'attualità l'idea di far confluire l'istruzione Tecnico-professionale dentro il sistema unico dei Licei. Sono queste infatti le intenzioni espresse dal ministro dell'Istruzione e del Merito in un suo recente intervento pubblico nel quale, ribadendo la centralità della relazione tra scuola e mondo del lavoro, auspicava la possibilità di unificare gli Istituti tecnici e professionali trasformandoli in licei (liceo chimico, agrario, meccatronico, tessile…).

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Il ministro dell'Istruzione vuole riunire tecnici e professionali dentro un sistema unico di licei. L'idea richiama la Riforma Moratti del 2003, che aveva già tentato la stessa strada senza mai decollare, e fu definitivamente accantonata nel 2008.

Il precedente della Riforma Moratti-Bertagna del 2003

La proposta non è nuova ed ha un precedente nella Legge n. 53/2003, nota anche come Riforma Moratti-Bertagna (dai nomi del ministro Letizia Moratti e del pedagogista Giuseppe Bertagna). In quella occasione veniva previsto di riordinare l'esistente modello tri-partito (Istruzione professionale, istruzione tecnica, istruzione liceale) di origine gentiliana, in un modello bi-partito (Istruzione professionale e Sistema dei licei). Gli istituti tecnici venivano fatti confluire nei licei diventando liceo economico (comprendente i tecnici commerciali e per geometri) e liceo tecnologico (comprendente gli altri istituti tecnici nei vari indirizzi esistenti). La norma prevedeva anche una distinzione di competenze per le quali il Sistema dei licei avrebbe dovuto afferire interamente all'amministrazione Statale, mentre l'Istruzione professionale a quella Regionale, pur richiedendo la realizzazione di profili educativi, culturali e professionali (PECuP) valevoli e spendibili su tutto il territorio nazionale se rispondenti ai livelli essenziali di prestazione.

Questo modello non decolla e viene definitivamente accantonato con la Legge n. 40/2008 con la quale viene confermata la distinzione Professionali-Tecnici-Licei. Vengono invece introdotti i cosiddetti 'Poli tecnico-professionali' dove confluiscono, in via non esclusiva, gli istituti tecnici, i professionali e i nuovi I.T.S. (Istituti Tecnici Superiori), che diventeranno, questi ultimi, gli attuali ITS Academy (biennio di specializzazione superiore post-diploma) rientrando nel sistema terziario dell'Istruzione assieme alle Università.

Il ruolo formativo di ciascun ordine e la centralità dello studente

L'intenzione ora espressa sembrerebbe voler ricondurre tutti e tre gli ordini di scuola secondaria a un solo sistema di licei. Ovviamente in questa fase si tratta, appunto, di sole intenzioni che tuttavia sembrerebbero essere già oggetto di discussione e di prossima messa a norma. Da questo punto di vista si pongono alcune considerazioni che dovrebbero trovare risposte nelle eventuali soluzioni del legislatore. Come ripensare per esempio a una diversa relazione tra gli ordini dentro un unico sistema scolastico? Storicamente l'istruzione professionale è rivolta alla formazione di base per un accesso il più possibile immediato nel mondo del lavoro. L'istruzione tecnica è invece orientata verso la specializzazione di una specifica professione, mentre i licei presuppongono un percorso formativo che non si conclude se non con un successivo accesso al sistema terziario di tipo universitario, e tende a essere da sempre genericamente rivolto alla formazione delle classi dirigenti.

Sembra pertanto necessario che un nuovo sistema ordinamentale sappia orientarsi prioritariamente sempre verso lo studente, le sue attitudini, le sue competenze e le sue aspettative, piuttosto che privilegiare una presunta efficacia prioritaria di relazione tra scuola e mercato del lavoro che dovrebbe porsi piuttosto come quadro delle opportunità del futuro adulto professionista. Un'altra considerazione riguarda la rideterminazione delle competenze di gestione e amministrazione degli ordini: in quale misura l'istruzione professionale, strumento della formazione Regionale, potrebbe conciliarsi dentro un sistema unico dove amministrazione e gestione dello Stato hanno per forza di cose un ruolo preponderante?

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Un nuovo ordinamento dovrà rispondere a domande complesse sul carattere formativo di ogni percorso, sulla conciliazione tra gestione regionale e statale e sui modelli di apprendimento, incluso il ruolo della filosofia nelle discipline tecniche.

Filosofia e didattica integrata nel liceo meccatronico del futuro

Infine c'è una questione che riguarda le logiche dell'apprendimento e che, più di altre ragioni, spieghi quale natura considerare nella formulazione di un nuovo sistema nazionale di istruzione. Diventando unificante il modello del liceo, verrebbe per esempio ipotizzato l'allargamento dell'insegnamento della filosofia anche nelle classi degli (ex-) tecnici-professionali. Lo dimostra per esempio l'interesse dell'INDIRE (l'Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa) che col progetto di formazione "La filosofia come chiave di lettura delle altre discipline" sta sperimentando dal 2023 con docenti degli Istituti tecnici e le loro classi, percorsi di sperimentazione didattica che vanno nelle logiche di un nuovo umanesimo delle professioni.

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È necessario che gli obiettivi di apprendimento possano essere condivisi dentro l'offerta formativa dell'intero sistema licei, affinché siano strumenti di esercizio delle competenze culturali richieste dal profilo in uscita dello studente, in relazione alla tipologia di liceo che avrà scelto. La filosofia proposta nel futuro di un liceo meccatronico, per esempio, non potrà essere semplice storia della filosofia, ma esercizio di didattica integrata dove gli insegnanti delle discipline tecniche condivideranno le stesse metodologie di approccio ai saperi, affinché il processo di avvicinamento all'esercizio della professione sia svolto per atteggiamenti e comportamenti sociali, piuttosto che per esclusivo accumulo di confidenza con gli strumenti della tecnologia.


 Fonti

  1. Ministero dell'Istruzione e del Merito
  2. Normattiva
  3. ITS Academy
  4. INDIRE
  5. ISTAT
  6. Camera dei Deputati

© Riproduzione riservata

Autore

Renato Candia
Renato Candia

Dirigente scolastico, formatore e pubblicista, ha insegnato Comunicazione di massa all’Università di Messina ed è stato consulente per la didattica del cinema. Oggi fa parte del Comitato Tecnico-Scientifico dell’ANDiS.

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