Un terzo degli studenti protesta e oltre il 60% approva le occupazioni
Dalle piazze francesi alle scuole italiane occupate, un sondaggio di Skuola.net su 1500 studenti indica edilizia, investimenti e futuro come ragioni della protesta.
Le proteste studentesche nate in Francia sono arrivate in Italia con occupazioni ed episodi di violenza. Secondo Skuola.net le ragioni riguardano strutture, investimenti e futuro dei giovani, ma i casi di saccheggio chiedono un patto condiviso tra famiglie, scuola e territori.
Dalle piazze francesi alle scuole italiane, una protesta che cambia segno
Può sembrare una ricorrenza periodica e sistematica, perché in autunno gli studenti si infiammano, surriscaldano le scuole e le piazze, manifestano disagio, rivendicano diritti lesi e aspettative non mantenute, chiedono attenzione e risposte, diventano lo specchio di crisi e contraddizioni che spesso finiscono con l’uscire dal contesto dialettico delle aule scolastiche per diventare fenomeno sociale collettivo e investire i territori.
Nell’anno scolastico in corso è successo tuttavia qualcosa di più. Partendo da una protesta forte e spesso violenta degli studenti francesi che reclamano investimenti più importanti per la scuola e migliori garanzie per il diritto allo studio, le manifestazioni si sono allargate anche al nostro Paese, con effetti devastanti su alcune delle piazze coinvolte, nelle quali le proteste hanno finito col perdere il senso originario di una scuola accusata di inadeguatezza ai tempi per diventare ribellione e distruzione generalizzate. Ma quali sono le motivazioni scatenanti che hanno acceso la miccia della ribellione studentesca?
Skuola.net sente 1500 studenti e trova un terzo in piazza
Nei giorni scorsi sull’autorevole piattaforma Skuola.net sono stati pubblicati i risultati condotti su un campione di 1500 studenti di scuola secondaria, a cui sono state poste alcune questioni sul significato e il senso della protesta studentesca in corso. Ne esce un quadro vario e articolato, dove un terzo degli studenti della scuola secondaria sta partecipando attivamente alle manifestazioni in corso, ma oltre il 50% ne condivide comunque, anche se in linea di massima, le motivazioni. Le ragioni principali non riguardano lo specifico di situazioni ed eventi che potrebbero aver interessato il quotidiano delle nostre scuole, ma sono più ampie e hanno a che fare direttamente con l’impianto generale del sistema esistente dell’istruzione, e cioè: l’ormai cronica carenza delle strutture scolastiche, in gran parte poco adeguate alle necessità di ambienti di apprendimento efficaci e funzionali; l’urgenza inderogabile di aumentare seriamente gli investimenti sulla scuola (in dichiarata correlazione con una proporzionata diminuzione di quelli sulle armi, anche se va considerato che la crescente spesa sulla difesa nel nostro Paese non ha comunque riguardato, né ridimensionato, gli aumenti disposti a favore degli investimenti programmati sull’istruzione); il bisogno di ricevere ascolto e risposte concrete in merito alla crescente difficoltà per i giovani di crearsi un futuro.
Organici, riforma 4+2 e aule da adeguare
La scuola italiana sta intanto vivendo una importante stagione di riforme, basti pensare soltanto alla filiera tecnico-professionale del 4 più 2. È tuttavia indubbio che davanti a dinamiche di innovazione del sistema scolastico si rivelino necessarie periodiche e costanti revisioni dell’ordinamento stesso. Per esempio tutto ciò che riguarda l’adeguatezza degli organici del personale insegnante va ripensato e rivisto non soltanto in termini di numeri ma anche di competenze e di formazione, in ingresso e in itinere, sugli aspetti disciplinari, cognitivi, relazionali, organizzativi e altro ancora. La rimodulazione dei percorsi formativi richiede nuove e diverse flessibilità professionali che garantiscano offerte formative funzionali ai percorsi di apprendimento che le singole Istituzioni scolastiche progettano, pianificano, offrono e gestiscono dentro i loro curricoli.
Le strutture scolastiche riguardano inoltre l’edilizia scolastica stessa. Proprio all’inizio del corrente anno scolastico si era posta per esempio la criticità della climatizzazione delle aule a seguito degli effetti delle condizioni climatiche determinatesi da un’estate particolarmente torrida. Ma andrebbero considerate anche materie più complesse come la sicurezza, la manutenzione periodica e l’adeguamento tecnologico di aule e laboratori.
Stranieri in classe, educazione sessuale e costi per le famiglie
Ci sono poi questioni legate alla scuola intesa come dispositivo pedagogico. Gli studenti contestano i provvedimenti del governo, già al centro di discussioni mediatiche per la loro portata sociale fortemente caratterizzata dall’attuale momento storico, ovvero il tetto massimo degli studenti stranieri nelle classi, le disposizioni vincolanti che riguardano l’educazione sessuale e affettiva, le condizioni operative dell’alternanza scuola-lavoro. Ed infine le difficoltà dei costi di frequenza, più o meno nascosti, più o meno invisibili, che le famiglie devono affrontare per garantire la frequenza scolastica dei loro figli. Si tratta di costi che riguardano il trasporto, le mense, il materiale scolastico, libri di testo, gite ed uscite scolastiche, ecc…
Occupazioni diffuse ed un patto da costruire per il benessere giovanile
Le esperienze delle scuole occupate anche in questa ultima stagione, da Torino a Bologna, da Cosenza a Roma, da Palermo a Milano, dicono che gli studenti in qualche modo si impossessano di ciò che percepiscono come lo spazio dei loro diritti fondamentali e lo trasformano fisicamente nell’oggetto delle loro rivendicazioni. L’occupazione delle scuole rimane un tema sempre molto forte, se è vero, come racconta ancora il sondaggio condotto da Skuola.net, che più del 60% degli studenti si dichiara d’accordo sul modello dell’occupazione, mentre tra questi la quasi totalità (oltre l’80%) si dichiara comunque a conoscenza delle possibili conseguenze legali del gesto, che di fatto è un reato.
Le cronache hanno riportato alcuni degli aspetti più eclatanti di questa ribellione giovanile del mondo studentesco, mettendo tra l’altro in evidenza la partecipazione da protagonisti di giovanissimi in episodi di saccheggio e distruzione di ambienti commerciali e non soltanto. In questi casi è forse opportuno evidenziare che la protesta probabilmente trascende le ragioni del disagio del mondo scolastico, perché altre componenti entrano in gioco, di carattere psicologico, pedagogico, sociologico, e tali dovrebbero poter essere da circoscrivere un quadro di strategie per il recupero e il mantenimento del benessere giovanile, da pensare e progettare all’interno di un nuovo patto di reciprocità tra famiglie, scuola ed enti del territorio. Tutto questo richiede capacità sociale di osservazione e di ascolto, visione di obiettivi comuni, ma soprattutto urgenza, affinché eventi come quelli a cui abbiamo assistito non finiscano per diventare una pericolosa cronicità.

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Fonti
- Skuola.net
- NewsIstruzione
- Tecnica della Scuola
- Orizzonte Scuola
- L’Espresso
- AGI
© Riproduzione riservata
Autore
Dirigente scolastico, formatore e pubblicista, ha insegnato Comunicazione di massa all’Università di Messina ed è stato consulente per la didattica del cinema. Oggi fa parte del Comitato Tecnico-Scientifico dell’ANDiS.
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