Il manuale "L’arte di descrivere" porta l’audiodescrizione oltre l’ausilio casereccio

Vent’anni di esperienza confluiscono in un manuale che riunisce teoria, regole di scrittura dei copioni e voci dei fruitori ciechi e ipovedenti.

Figura anonima con bastone bianco, di spalle, cammina su una pellicola srotolata verso l’orizzonte; i fotogrammi toccati si illuminano.
Un’arte ancora troppo spesso trattata come adempimento, che chiede studio, standard e ascolto dei fruitori.
Indice dei contenuti

L’autrice, audiodescrittrice e formatrice, presenta un manuale che sistematizza la disciplina e propone regole di buona prassi per film, serie, documentari, musei e spettacoli dal vivo. L’obiettivo è superare un approccio ancora artigianale e garantire al pubblico cieco e ipovedente audiodescrizioni di qualità.


Vent’anni di audiodescrizione confluiti in un manuale

Da qualche tempo questo spazio rappresenta per me un’occasione preziosa per condividere riflessioni sul tema dell’accessibilità culturale e dell’inclusione. Come alcuni lettori sapranno, una parte significativa del mio percorso professionale è da sempre legata all’audiodescrizione (AD) per le persone cieche e ipovedenti. Ho già avuto modo di approfondire questa affascinante e complessa disciplina, che io considero una vera e propria arte della traduzione visiva, in numerosi articoli, analizzandone le caratteristiche, gli obiettivi da raggiungere e le metodologie di lavoro, a volte mettendo a nudo le lacune applicative e l’immenso potenziale che una produzione di qualità è invece in grado di esprimere.

L’esperienza ventennale che ho accumulato nella produzione e nella didattica audiodescrittiva – scandita da confronti, prove sul campo e stereotipi difficili da dissipare – unita alla ricerca quotidiana di soluzioni a sfide diverse e non sempre evidenti mi hanno convinta della necessità di un cambio di passo decisivo. Sentivo l’esigenza di una sorta di “punto fermo” rispetto a un modo di procedere (e di pensare) all’AD che in Italia sembra tutt’oggi ancorato all’idea di un ausilio casereccio, da fornire più per dovere o per spirito di assistenzialismo che per reale volontà di valorizzare le opere e rendere partecipe il pubblico con disabilità visiva, o cognitiva.

Questo profondo desiderio, custodito nel corso di tutta la mia carriera, è maturato nell’idea di mettere al servizio dei professionisti e di tutta la comunità l’intero mio bagaglio di conoscenze, plasmato in una guida il più possibile completa, esaustiva e aggiornata sul tema. Finalmente, quel proposito ha ora preso forma nel volume L’arte di descrivere: manuale di audiodescrizione cinetelevisiva (Artemide Edizioni). Un testo corposo e fitto di spunti, pensato specificamente per sciogliere i dubbi metodologici che possono cogliere impreparati gli audiodescrittori di oggi e di domani, e per fornire risposte chiare a problemi troppo spesso trascurati, animato dal preciso scopo di dare vita ad audiodescrizioni realmente utili al pubblico cieco e ipovedente, ma anche a chiunque voglia accostarsi a questo strumento ed esplorare il potere della parola.

Un’arte della traduzione visiva tra rigore e creatività

Resta da chiarire cosa rappresenti l’audiodescrizione nel momento in cui riesce a sfondare i limiti del mero adempimento burocratico per diventare, appunto, una vera e propria arte della scrittura cinematografica e di conseguenza un’opera dell’ingegno. Come molti già sapranno, l’AD è molto più di una cronaca orale delle immagini proiettate su uno schermo o trasmesse in TV, e si configura come una trasposizione rigorosa, oggettiva e puntuale – ma allo stesso tempo sensibile – del linguaggio visivo, che grazie alla lettura diventa codice verbale. Il suo compito è appunto quello di descrivere, all’interno della pletora di elementi che concorrono a definire l’opera multimediale, quelli prettamente visuali, e che dunque le persone cieche e ipovedenti non possono cogliere. Parliamo di personaggi, ambientazioni e scenografie, di espressioni dei volti e linguaggio del corpo, di costumi, di azioni e movimenti, di sfumature e di atmosfere veicolate dall’intenzione del regista, e di molto altro. Tutto questo viene individuato dall’audiodescrittore e riportato su un copione, che a sua volta viene letto da uno speaker, registrato e poi montato nella colonna audio dell’opera inserendo la traccia nelle opportune pause di silenzio fra un dialogo o un intervento sonoro e l’altro.

Basterebbe questa breve definizione per capire che l’AD non è materia ordinaria, perché siamo di fronte a un ibrido peculiare, un gesto artistico al quale si sovrappone il rigore della scienza e della tecnica. Una forma, potremmo dire, di scrittura creativa vincolata, che pur attingendo dall’estro dell’autore non deve mai perdere di vista il suo scopo primario. Che deve saper restituire informazioni sposandole all’estetica, al ritmo narrativo e alle emozioni veicolate dall’opera, senza però mai suggerire o, peggio, influenzare le opinioni del pubblico, dal momento che al fruitore non vedente deve essere garantita, in ogni passaggio, la piena autonomia interpretativa.

Racchiudere tanta complessità in un solo libro è un’impresa di cui chiunque abbia un minimo di dimestichezza con l’argomento (per mestiere o semplicemente perché si è trovato ad ascoltare audiodescrizioni riuscite o, al contrario, deludenti) non faticherà a immaginare le proporzioni. Per dirsi davvero esaustivo, un manuale avrebbe dovuto ricomprendere ogni aspetto della disciplina, dalle premesse ai fondamenti concettuali, dalla terminologia agli ambiti di professione, fino ai principi etici e scientifici che regolano la produzione e, soprattutto, a un vademecum operativo per la scrittura dei copioni.

Dalla teoria alle regole per scrivere i copioni

Nel volume ho dunque voluto anzitutto dare il giusto peso alla teoria, spesso trascurata altrove, perché ritengo che conoscere il contesto nel quale l’AD si inserisce sia indispensabile – oltre che doveroso – per maturare competenze piene e mantenere una rotta sicura nel corso del lungo iter di creazione. Il testo approfondisce così la storia dell’ausilio, le definizioni in ambito linguistico e traduttologico, i suoi rapporti con il settore del cinema e del doppiaggio e i criteri professionali cui attenersi. A tutto ciò si affianca un excursus dettagliato sulle linee guida e sui metodi applicativi già in essere, orientato a tracciare un confronto necessario tra l’Italia e il resto del mondo.

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Vent’anni di esperienza hanno portato l’autrice a codificare un metodo che riconosce nell’audiodescrizione un’arte della traduzione visiva. Il manuale parte dalla teoria e arriva alle regole pratiche per scrivere i copioni, ciascuna con esempi e immagini.

Il cuore del metodo è costituito dalla sua sezione pratica. Si tratta dell’insieme di regole di buona prassi per la scrittura di audiodescrizioni che ho redatto personalmente, e che presento in questa occasione per la prima volta in forma integrale. Spero di non peccare di presunzione nel confessare che la raccolta e l’organizzazione di questa enorme mole di contenuti ha richiesto un impegno considerevole. Il risultato rappresenta infatti il punto di arrivo di anni di lavoro, di studio approfondito e di ricerche costanti, di un percorso segnato da innumerevoli tentativi e da un dialogo sempre aperto e animato con i colleghi, con le aule didattiche e con gli stessi fruitori, i primi destinatari dello strumento.

Sarebbe stato certamente più facile confezionare una miscellanea di formule astratte, impartite “dall’alto” senza giustificarne le motivazioni, ma un simile approccio non avrebbe aggiunto nulla a quanto già noto oggi. Ho dunque scelto di addentrarmi fino al nocciolo della pratica, offrendo risposte a dubbi reali nati davanti alla spinosa pragmaticità di una pagina bianca o sui banchi di scuola: «È obbligatorio usare tanti aggettivi?»; «Come descrivere un cambio di scena in pochissimo tempo?»; «Posso menzionare forme e colori?»; «Il logo di una casa di produzione va incluso nel copione?»; «Come si descrive un sogno?». Da questi e molti altri interrogativi hanno preso forma regole da spendere concretamente, che spaziano dall’uso della lingua italiana alla gestione di azioni, personaggi, ambientazioni e scenografie, fino ad abbracciare la struttura dell’opera e le dinamiche del linguaggio cinematografico. Per eliminare qualsiasi incertezza, ciascuna indicazione è supportata da esempi pratici e da immagini chiarificatrici.

Dai film alle dirette, ai musei e ai fumetti

Dallo scenario contemporaneo, dominato dalle piattaforme di streaming, dai social media e, più in generale, da un flusso sterminato e ininterrotto di contenuti audiovisivi, è emersa inoltre la necessità di allargare gli orizzonti della divulgazione ben al di là dei formati tradizionali come i film e le serie TV. Le regole di buona prassi proposte abbracciano così l’intera gamma di prodotti multimediali, esaminati in tutte le loro specifiche declinazioni: dalle fiction ai documentari, dai musical alle soap opera, dai film di animazione ai reality show, fino ai cartoni animati destinati al pubblico dell’infanzia e al branded entertainment.

D’altro canto, siamo tutti consapevoli ormai di quanto rapidamente sia in grado di evolvere il panorama culturale, e con esso l’offerta di nuovi spazi di applicazione dell’AD. E dunque, spinto dalle esigenze concrete di una disciplina che si perfeziona attraverso continue scommesse e sperimentazioni, il manuale dedica un’ampia sezione a formati speciali e fortemente innovativi. Vengono esplorate linee guida per musei, mostre e percorsi espositivi, per le AD da eseguire in diretta in occasione di spettacoli teatrali, opere liriche e balletti, eventi sportivi, kermesse musicali, fino ad approdare a vere e proprie frontiere di avanguardia, come l’AD per i fumetti.

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Le regole coprono fiction, documentari, animazione e formati speciali come musei, dirette teatrali e fumetti. Il volume include la normativa italiana, le testimonianze dei fruitori ciechi e ipovedenti e i contributi di esperti di lingua, arte e diritto.

Nello stesso solco orientato alla didattica, il volume non manca poi di esaminare due ambiti in forte crescita, ovvero l’attività di scrittura di copioni in sinergia e l’utilizzo di audiodescrizioni come strumento di apprendimento della lingua italiana.

Normativa, esperti e voce dei fruitori ciechi e ipovedenti

Il quadro delineato nel corso dei capitoli fornisce un’ulteriore, incontrovertibile prova della complessità di questo ausilio; una complessità che richiede studio, dedizione e, non da ultimo, standard regolamentari ufficiali. Proprio per questo, ho fortemente desiderato includere una breve ma articolata disamina della normativa sull’accessibilità in vigore in Italia, unitamente a una fotografia dettagliata della situazione professionale attuale, a beneficio sia degli audiodescrittori di lungo corso che di quelli ancora in erba.

Al mio fianco, in questa ambiziosa operazione di “ricostruzione” di un mestiere ancora troppo spesso vissuto come puramente artigianale, ho avuto l’onore di accogliere una vasta rete di personalità di spicco in materie linguistiche, artistiche, culturali e legali. I loro autorevoli contributi hanno indubbiamente arricchito le pagine del manuale, conferendo all’opera un valore scientifico tangibile.

Eppure, anche la più articolata architettura metodologica sarebbe rimasta priva di senso se avessi tralasciato di coinvolgere i veri protagonisti di questa avventura, ovvero il pubblico dei fruitori ciechi e ipovedenti. Le loro testimonianze dirette, espresse in prima persona, costellano i capitoli di spunti, idee e riflessioni che nessun fruitore normovedente sarebbe in grado di intuire con pari limpidezza.

È proprio a loro che dedico il mio lavoro e il più sincero ringraziamento, per avermi dato l’opportunità di mettere a disposizione la mia esperienza e per spingere – spero – la qualità di questo strumento verso nuovi traguardi, laddove merita di essere all’interno di una società sana, equa e rispettosa dei diritti di tutti.

In Italia l’audiodescrizione è un obbligo di legge che nessuno ascolta
La Legge Cinema impone il deposito di audiodescrizioni ma non la loro diffusione, mentre il mestiere dell’audiodescrittore resta senza tutele né riconoscimento d’autore.

Fonti

  1. Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti
  2. Artemide Edizioni
  3. Routledge
  4. EUT Edizioni Università di Trieste
  5. Gazzetta Ufficiale

© Riproduzione riservata

Autore

Laura Giordani
Laura Giordani

Adattatrice dialoghista dal 1996, pioniera dell’audiodescrizione in Italia, con oltre vent’anni di esperienza. Docente universitaria, autrice di saggi e romanzi, premiata nel 2021 dal Festival Internazionale del Doppiaggio. Membro AIDAC.

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