In Italia l'audiodescrizione è un obbligo di legge che nessuno ascolta

La Legge Cinema impone il deposito di audiodescrizioni ma non la loro diffusione, mentre il mestiere dell'audiodescrittore resta senza tutele né riconoscimento d'autore.

In Italia l'audiodescrizione è un obbligo di legge che nessuno ascolta
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La legge italiana obbliga le produzioni cinematografiche a depositare audiodescrizioni per accedere ai fondi pubblici, senza però garantirne la diffusione al pubblico. Nel frattempo la professione dell'audiodescrittore resta priva di inquadramento normativo e di tutela del diritto d'autore, aprendo la strada a un mercato improntato all'improvvisazione.


Un diritto sancito dalla Costituzione ma ostacolato dai pregiudizi

Quando si parla di audiodescrizione (AD), lo strumento che permette la fruizione di prodotti audiovisivi a persone cieche o ipovedenti, ci si scontra ancora con un muro di scetticismo o di profonda ignoranza. «Ma i ciechi guardano i film?», è la domanda che spesso rimbalza tra i non addetti ai lavori. La risposta non solo è un categorico «sì!», ma è intrinseca al diritto sacrosanto di ogni cittadino a non essere escluso da ogni forma di cultura e di intrattenimento, come sancito dall'Articolo 3 della Costituzione e dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

Eppure, in Italia, questo diritto viene osteggiato da un paradosso burocratico e strutturale che penalizza tanto i fruitori quanto i professionisti del settore, un cortocircuito che parte dalla legislazione e finisce dritto nelle nostre televisioni e piattaforme streaming, sotto forma di prodotti qualitativamente discutibili.

La Legge Cinema impone il deposito ma non la diffusione degli ausili

Il primo grande ostacolo è di natura legislativa. La Legge Cinema n. 220 del 2016 ha introdotto un principio virtuoso, quantomeno “sulla carta”, perché chiunque si rivolga al Ministero della Cultura per ricevere il sostegno relativo al tax credit previsto per il settore è obbligato a depositare presso la Cineteca Nazionale audiodescrizioni e sottotitoli per ogni opera prodotta. Il deposito, però, non implica niente di più, perché a oggi la condizione sufficiente per ottenere fondi pubblici resta la mera consegna degli ausili.

Di recente la normativa è stata persino rinnovata, ma di nuovo è stato clamorosamente mancato l'appuntamento con la svolta fondamentale, ovvero l'inserimento dell'obbligo alla fruizione effettiva.

Viene allora da chiedersi che senso abbia costringere le produzioni a investire denaro, pubblico e privato, in ausili che vengono poi letteralmente chiusi in cassaforte, senza che arrivino mai nelle sale o sulle piattaforme a disposizione del pubblico. Creare accessibilità non significa adempiere a un onere burocratico, significa permettere a una persona non vedente di andare al cinema con gli amici o di godersi una serie TV sul divano insieme ai propri cari. Finché la legge non imporrà la messa in onda e la distribuzione di questi ausili, avremo a che fare con un'inclusione dimezzata e puramente formale.

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L'audiodescrizione è un diritto riconosciuto dalla Costituzione, ma la Legge Cinema si limita a imporre il deposito degli ausili senza garantirne la reale diffusione. Nel frattempo il lavoro dell'audiodescrittore, una vera opera d'ingegno, resta privo di tutela sul diritto d'autore.

L'audiodescrittore scrive un'opera originale priva di tutela d'autore

Il secondo nodo cruciale riguarda la natura stessa del lavoro dell'audiodescrittore, una figura il cui profilo è tanto complesso quanto misconosciuto. L'AD supera la semplice didascalia e la mera traduzione letterale di un testo scritto in altre lingue, con cui condivide solo in parte metodi e modalità, per configurarsi come un testo originale e inedito che deve muoversi su un terreno ibrido, a metà tra la lingua scritta e quella parlata, rispettando i tempi stringenti dei silenzi della colonna audio senza mai sovrapporsi ai dialoghi o agli effetti sonori.

Per creare un simile contenuto, l'audiodescrittore non può improvvisare. Deve possedere una conoscenza profonda della lingua italiana, della prosodia, della semiotica visiva e del linguaggio cinematografico. Deve saper maneggiare la retorica, l'ecfrasi e l'ipotiposi per sintetizzare in pochissimi secondi la potenza di un'immagine, escludendo il superfluo e salvando le percezioni emotive coerenti con l'opera.

Proprio per questa complessa operazione di elaborazione e ri-creazione, il testo scritto dall'audiodescrittore si presenta a tutti gli effetti come un'opera dell'ingegno. In quanto tale, dovrebbe dunque essere tutelato dalla legge sul diritto d'autore. L'audiodescrittore è un autore della filiera audiovisiva, al pari di uno sceneggiatore o di un adattatore di dialoghi; eppure, il giusto riconoscimento giuridico (ed economico) resta una chimera.

Il vuoto normativo apre la strada a un mercato improvvisato e all'intelligenza artificiale

La conseguenza diretta del mancato riconoscimento della proprietà intellettuale e della protezione della categoria è drammatica, perché a oggi, in Italia, ancora non esiste un profilo professionale legalmente regolamentato per gli audiodescrittori.

In un vuoto normativo tanto profondo, il mercato non fa che muoversi al ribasso, e le committenze e le case di produzione, schiacciate da tempistiche frenetiche e budget ridotti, ne approfittano per sfruttare figure improvvisate o per importare mere traduzioni letterali di audiodescrizioni straniere, una pratica inaccettabile perché ignora le specificità culturali e linguistiche dei fruitori locali.

Al desolante scenario si aggiunge ora l'uso indiscriminato dell'intelligenza artificiale. Sebbene i moderni software siano in grado di analizzare e descrivere bene un'immagine statica, davanti alla complessità della narrazione audiovisiva falliscono miseramente. L'AI non possiede, ancora, la sensibilità per comprendere la lingua del cinema, perché non sa cogliere un dettaglio cruciale per lo svolgimento della trama da un elemento in apparenza irrilevante, né sa gestire il ritmo prosodico della frase parlata o catturare l'impronta emotiva di un momento. Delegare a un algoritmo la creazione di un'AD significa declassare l'accessibilità a un automatismo informatico.

Quando il mestiere viene affidato a chi non possiede le competenze tecniche e narrative necessarie, il disastro è inevitabile, e vanno in onda audiodescrizioni inadeguate, cacofoniche, ridondanti o, peggio, fuorvianti, che invece di favorire l'inclusione generano frustrazione in chi le ascolta. Lo sviluppo dell'accessibilità non può essere considerato un lavoro da “catena di montaggio” improntato al risparmio; dietro a un'audiodescrizione di qualità c'è, e deve esserci, una filiera sinergica di professionisti specializzati: l'autore del testo, lo speaker che lo interpreta, i fonici di sala, di mix e i sincronizzatori.

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L'assenza di una professione regolamentata lascia spazio a traduzioni improvvisate e a un uso indiscriminato dell'intelligenza artificiale, incapace di cogliere il linguaggio del cinema. Servono ora una riforma della legge e il riconoscimento della figura dell'audiodescrittore.

Una riforma della legge e della professione non è più rimandabile

Non possiamo più permetterci di ritardare ancora questo salto in avanti. Il mercato dell'audiovisivo è in espansione globale, e il nostro Paese non può continuare a ignorarlo partecipando a un andamento dilettantistico che disconosce la serietà di chi costruisce inclusione giorno dopo giorno.

È necessario che la politica e le istituzioni facciano la loro parte, modificando la Legge Cinema per garantire che l'accessibilità passi dall'essere un concetto dottrinale a fruizione reale per il pubblico, e regolamentando al contempo la figura professionale dell'audiodescrittore, con il riconoscimento della sua dignità lavorativa e della tutela del diritto d'autore. Solo così potremo sconfiggere la piaga dell'improvvisazione, garantendo ai lavoratori retribuzioni eque e ai fruitori ciechi e ipovedenti prodotti culturali d'eccellenza. Perché la cultura o è accessibile e di qualità per tutti, o semplicemente non è cultura.

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Fonti

  1. Senato della Repubblica
  2. Governo italiano
  3. Gazzetta Ufficiale
  4. Ministero della Cultura
  5. Fondazione CSC - Cineteca Nazionale

© Riproduzione riservata

Autore

Laura Giordani
Laura Giordani

Adattatrice dialoghista dal 1996, pioniera dell’audiodescrizione in Italia, con oltre vent’anni di esperienza. Docente universitaria, autrice di saggi e romanzi, premiata nel 2021 dal Festival Internazionale del Doppiaggio. Membro AIDAC.

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