Ex Ilva, la Cassazione decide sullo stop all'area a caldo di Taranto
I giudici delle Sezioni Unite si sono riservati la decisione sul blocco degli altiforni, mentre sindacati e governo si preparano al tavolo di Palazzo Chigi.
La Corte d'Appello di Milano ha imposto lo stop dell'area a caldo dell'ex Ilva per amianto ed emissioni, e ora la Cassazione deve decidere. Sul futuro degli impianti pesano la sostenibilità finanziaria, la cassa integrazione e le proteste dei lavoratori, in attesa del confronto governativo del 27 ottobre.
Lo stop dell'area a caldo deciso dalla Corte d'Appello di Milano
Il quadro giudiziario ed esecutivo riguardante l'area a caldo dello stabilimento ex ILVA (Acciaierie d'Italia) di Taranto è al suo punto di svolta decisionale. Dopo l’azione inibitoria collettiva promossa da una associazione di 11 cittadini di Taranto, nel luglio 2026, la Corte d'Appello di Milano ha decretato lo stop dell'area a caldo fino a quando non verranno smaltite le 2mila tonnellate di amianto presenti ancora negli impianti e individuati i livelli di emissioni delle polveri sottili, per ragioni di tutela della salute e dell'ambiente, in linea con quanto stabilito dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Sia l'amministrazione straordinaria di ILVA che quella di Acciaierie d'Italia (anche quest’ultima nella stessa procedura), hanno presentato istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva del provvedimento. L’11 settembre e il 5 ottobre 2026, la Corte d'Appello di Milano ha respinto i ricorsi cautelari, reiterando la prevalenza della tutela della salute pubblica rispetto alla continuità produttiva.
L'udienza in Cassazione e il parere dell'Avvocato Generale
L'udienza, sui ricorsi presentati dai commissari straordinari contro il decreto della Corte d'Appello si è tenuta martedì 20 ottobre, davanti alle Sezioni Unite Civili della Cassazione. Durante l'udienza, questa è la novità, l'Avvocato Generale della Cassazione si è espresso favorevolmente all'accoglimento di alcuni motivi dei ricorsi delle società, valutando il blocco dell'area a caldo come una misura irreversibile e pronunciandosi di fatto contro l'arresto immediato degli impianti e dichiarando: “quello che manca nel decreto della Corte d'Appello di Milano, che ha disposto lo stop all'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto, è il bilanciamento tra tutela della salute e produzione industriale, la pericolosità dell’amianto è indiscussa, ma la Corte d’Appello si limita a desumere il pericolo senza accertarlo”. Al termine della discussione, i giudici si sono riservati la decisione e il verdetto verrà depositato alle parti entro il 25 ottobre, giorno in cui senza un intervento di annullamento o sospensione la fermata degli altiforni diventerebbe esecutiva.
Il futuro degli impianti anche dopo il verdetto
Anche se la Cassazione dovesse consentire l’attività degli impianti dell’area a caldo, non è detto che ripartano. In questi mesi solo l’altoforno 2 era in funzione ed oggi è in preriscaldo (smette di produrre ghisa ma resta caldo per una eventuale partenza), mentre da dicembre 2025 afo4, batterie e cokerie erano ferme, e con un solo forno e poco meno di due milioni di tonnellate di acciaio all’anno (su un totale di circa 20 milioni prodotte in Italia) la ex Ilva non è finanziariamente sostenibile. Anche perché i ricorsi, promossi da una certa politica, per farla chiudere verranno immediatamente presentati e così ancor di più acquisteremo acciaio dalla Cina e dall’India, dal Giappone e dalla Corea del Sud.
Il decreto, la cassa integrazione e l'occupazione dell'aeroporto di Genova
Nei giorni scorsi la Camera ha approvato il decreto Ex Ilva. Avendo già ricevuto il via libera del Senato, il provvedimento è ora legge e introduce misure urgenti per garantire la continuità operativa degli impianti di interesse strategico nazionale. Tra le novità, viene stabilita una disciplina speciale sulle garanzie finanziarie per gli impianti di smaltimento e recupero rifiuti delle aziende in amministrazione straordinaria, previste dall'autorizzazione unica. Le parti aziendali e i sindacati mantengono alta l'attenzione sul piano occupazionale e sulla cassa integrazione dei lavoratori, con crescenti tensioni sociali sia a Taranto che negli altri siti del gruppo. La richiesta dei commissari di Acciaierie d'Italia (AdI in AS) di incrementare l'uso della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS), fino a raddoppiare i numeri nei vari siti produttivi come Cornigliano a Genova e Taranto, ha provocato una forte reazione dei lavoratori e dei sindacati (Fim, Fiom, Uilm, Usb). I lavoratori dello stabilimento ex ILVA di Cornigliano (Genova) hanno occupato l'area imbarchi dell'aeroporto "Cristoforo Colombo" di Genova in risposta all'aumento dei numeri della cassa integrazione a Genova (passando da 280 a 870 esuberi temporanei). L'occupazione è rientrata dopo che il Ministero del Lavoro ha confermato che la cassa integrazione rimane congelata alle condizioni originarie stabilite dal decreto di giugno (ovvero limitata a 280 lavoratori per il sito genovese) senza estensioni immediate. L'intesa e lo scioglimento della protesta sono arrivati a fronte della convocazione di un tavolo di confronto a Palazzo Chigi fissato per il 27 ottobre, dove il Governo e le parti sociali affronteranno il futuro produttivo e occupazionale dell'intero gruppo siderurgico.
Il tavolo di Palazzo Chigi e le richieste dei sindacati
In vista del confronto governativo le tensioni sindacali restano elevate anche a Taranto dove si intrecciano due incertezze, l’esito del ricorso in Cassazione sull'ordine di spegnimento dell'area a caldo e il piano di gestione degli impianti oltre ai livelli occupazionali dello stabilimento e dell’indotto. L'intervento della ministra Calderone punta a condizionare ogni passo organizzativo all'esito del giudizio delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Essendo l'area a caldo di Taranto il fulcro di tutto il processo produttivo (compresi i siti di trasformazione come Cornigliano e Novi Ligure), la decisione dei giudici di legittimità sul fermo stabilito dall'ordinanza di Milano condiziona direttamente il fabbisogno reale di lavoratori e l'entità degli esuberi temporanei. Nel frattempo, martedì pomeriggio si è svolto l’incontro al Ministero del Lavoro e le organizzazioni sindacali per definire i primi strumenti di accompagnamento alla pensione come per i lavori usuranti e l’utilizzo della cassa integrazione. Le misure allo studio potrebbero essere inserite nella Legge di Bilancio del 2027, ma a detta del sindacato il decreto deve essere modificato perché tutti i lavoratori devono poter usufruire degli ammortizzatori sociali compresi i dipendenti delle società dell’indotto che hanno un fatturato inferiore del 50% con acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. Inoltre, al tavolo a Palazzo Chigi, alla vigilia della scadenza del 28 ottobre, il Governo incontrerà i sindacati (Fim, Fiom, Uilm, Usb) a Palazzo Chigi per definire il piano industriale (green?), l'approvvigionamento delle materie prime e le garanzie occupazionali a tutela di tutti i siti del gruppo siderurgico.

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Fonti
- Acciaierie d'Italia
- Sky TG24
- Corte di Giustizia dell'Unione Europea
- AGI
- Corte di Cassazione
- Federacciai
- Camera dei deputati
- Senato della Repubblica
- Avvenire
- INPS
- L'Espresso
- Teleborsa
- Presidenza del Consiglio dei ministri
- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
- Ministero dell'Economia e delle Finanze
© Riproduzione riservata
Autore
Esperto di energia e ambiente, già segretario generale FEMCA CISL e segretario confederale CISL. Dal 2022 è consigliere del CIV INAIL e presidente della Commissione Bilancio e Patrimonio; dal 2023 vicepresidente dell’Ente Bilaterale dell’Artigianato.
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