Aule senza aria condizionata, la Camera boccia i fondi per i condizionatori

Le ondate di calore 2026 riaccendono il dibattito sulla climatizzazione scolastica, tra responsabilità dei dirigenti e la bocciatura di un emendamento alla Camera.

Una mano gigante preme un sigillo su una piccola scuola sotto un sole intenso, chiudendone la finestra.
Mentre il caldo sale, la burocrazia tiene chiuse le finestre delle aule italiane.
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Il caldo estremo del 2026 riporta d'attualità la sicurezza nelle aule scolastiche italiane, dove meno del 7% degli edifici dispone di impianti di climatizzazione. Tra vincoli di bilancio degli enti locali e la recente bocciatura di un emendamento parlamentare, la soluzione strutturale resta un intervento normativo nazionale.


Ondate di calore e la bocciatura dell'emendamento alla Camera

L'impressionante e infinita successione di ondate di calore che caratterizza questa estate 2026, oltre a farsi testimonianza evidente dei cambiamenti climatici in atto, invita a riflettere ed a ripensare una serie di aspetti collaterali che hanno a che fare con la sicurezza e la salute.

Uno di questi riguarda senz'altro la scuola, le cui attività distribuite nel corso dell'anno, incrociano i caratteri delle stagioni con cui hanno a che fare, negli eccessi delle temperature (molto calde e/o molto fredde che siano) e nella varietà del territorio dove sono ubicate. È piuttosto evidente, infatti che il tempo giornaliero in una scuola siciliana, per esempio, a parità di stagione può avere caratteri climatici ben diversi rispetto a quelli di una scuola del trentino, che si parli di giugno o, inversamente, di gennaio.

La questione ha avuto recente attenzione in seguito alla bocciatura alla Camera di un emendamento che chiedeva lo stanziamento di fondi finalizzati all'installazione di condizionatori nelle aule scolastiche. Ma il dibattito attorno a questa problematica non è da tempo un caso isolato. Le organizzazioni sindacali, per esempio, invocano da tempo la sicurezza in ambienti di lavoro come le aule scolastiche, con riferimento ai parametri indicati nel D.Lgs 81/2008, il Testo Unico sulla Sicurezza nel Lavoro, che forniscono indicatori ben chiari relativamente alla tutela della salute.

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Le ondate di calore del 2026 e la bocciatura di un emendamento alla Camera rilanciano il dibattito sulla sicurezza nelle aule. Il Dirigente scolastico, pur avendo la responsabilità di datore di lavoro, non dispone degli strumenti per intervenire da solo, mentre l'ipotesi di un nuovo calendario scolastico si scontra con i vincoli contrattuali del personale.

Il Dirigente scolastico come datore di lavoro e l'ipotesi di un nuovo calendario

Da questo punto di vista dovrebbe essere il Dirigente scolastico ad agire tempestivamente con provvedimenti adeguati al problema: la sua posizione e le sue responsabilità, infatti, sono quelle, per norma, del datore di lavoro nei confronti del personale ma anche degli studenti che frequentano la scuola che egli dirige.

Un'altra soluzione possibile, sempre di fonte sindacale, è quella relativa alla possibilità di ridefinire il calendario scolastico, modificando il tradizionale assetto che nel nostro Paese prevede due brevi periodi durante l'annualità in corso (in occasione del Natale della Pasqua) ed un periodo sensibilmente più lungo tra l'annualità vecchia e quella nuova (le vacanze estive). Questa soluzione, tuttavia, dovrebbe poter considerare non soltanto la posizione degli studenti, ma anche quella del personale scolastico che opera in regime di contratto nazionale per il quale è previsto un periodo di ferie che varia da 30 a 32 giorni all'anno a seconda dell'anzianità di servizio, certamente non corrispondenti all'intero e ben più ampio arco temporale di sospensione delle lezioni.

Fondi europei e il nodo della manutenzione degli impianti

Queste considerazioni, comunque, non offrono soluzioni concretamente risolutorie per più ragioni: il Dirigente scolastico, pur avendo la rappresentanza legale dell'Istituto che dirige, non ha la disponibilità di strumenti finanziari che potrebbero consentirgli interventi di natura più o meno strutturale. Egli inoltre non ha nemmeno la facoltà di disporre liberamente dell'edificio scolastico se non concordando e condividendo con gli enti proprietari delle strutture (in genere gli edifici delle scuole sono patrimonio dello Stato o degli enti territoriali, i Comuni per le scuole del primo ciclo, Provincie e Regioni per le scuole del secondo ciclo) che in questo caso dovrebbero prevedere progetti che abbiano una ricaduta diretta sui Piani territoriali di competenza. Ciò, com'è noto, prevede una visione ed una volontà politica nel quadro delle reali priorità delle singole Amministrazioni e richiede anche relative e adeguate disponibilità finanziarie per la realizzazione dei progetti stessi.

Il Dirigente scolastico può attingere a periodici avvisi provenienti generalmente dai fondi europei: in tal senso, se ben progettato nelle modalità richieste dalle autorità di gestione, un efficace sistema di climatizzazione, magari sostenuto da un adeguato impianto fotovoltaico, può darsi come soluzione al miglioramento delle condizioni di lavoro, dentro gli ambienti dell'intero edificio scolastico. Anche in questo caso, tuttavia, è necessario che il Dirigente possa condividere la soluzione nel suo insieme con l'ente proprietario, soprattutto perché una volta installato, ogni eventuale impianto di climatizzazione (e nel caso la struttura fotovoltaica), richiede assistenza tecnica e sistematica manutenzione che le fonti di finanziamento, che si esauriscono una volta che il progetto è completato, potrebbero non riuscire a garantire, rendendo l'impianto praticamente inutilizzabile dopo pochissime stagioni. Quindi o l'ente proprietario è in grado di garantire manutenzione e assistenza, oppure le scuole dovrebbero potersi dotare di figure esterne che agiscano allo scopo, ma con quali finanziamenti?

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Anche quando arrivano i fondi europei, la sostenibilità degli impianti dipende dalla manutenzione futura, spesso senza copertura adeguata. Con appena il 7% delle scuole italiane climatizzate, la vera soluzione resterebbe un intervento legislativo nazionale che renda la climatizzazione un diritto strutturale.

Solo il 7% delle scuole ha l'aria condizionata, serve una legge nazionale

Ecco perché risulterebbe probabilmente risolutorio l'intervento dello Stato che preveda per legge la presenza di adeguate e diffuse tecnologie di climatizzazione nelle scuole. I dati provenienti dall'anagrafe scolastica 2023/24 dicono che sul territorio nazionale la percentuale delle scuole dotate di impianti di condizionamento sono meno del 7%, anche se probabilmente il PNRR ha potuto contribuire sensibilmente al miglioramento ed a una maggiore diffusione di questo tipo di dotazioni.

Sarebbe tuttavia necessaria una consapevolezza di visione e di sistema, in grado di decidere cosa rappresentino e come dovrebbero poter funzionare con efficacia le scuole italiane e capace di vedere riconosciuta con la massima evidenza possibile una priorità sociale che dia valore e dignità al sistema generale di istruzione cui è affidata la formazione del futuro cittadino del Paese.


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Fonti

  1. Gazzetta Ufficiale
  2. Tecnica della Scuola
  3. PuntoSicuro
  4. Italia Domani – PNRR
  5. Tuttoscuola

© Riproduzione riservata

Autore

Renato Candia
Renato Candia

Dirigente scolastico, formatore e pubblicista, ha insegnato Comunicazione di massa all’Università di Messina ed è stato consulente per la didattica del cinema. Oggi fa parte del Comitato Tecnico-Scientifico dell’ANDiS.

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