Paoli e Guccini, la canzone d'autore che insegna a leggere il presente

La scomparsa di Gino Paoli e Francesco Guccini riapre la riflessione su come le canzoni d'autore possano avvicinare i giovani alla lettura critica dei testi.

Una finestra di soffitta sospesa nel cielo sopra un banco di scuola, mentre pagine di un songbook cadono lente.
Tra il banco di scuola e la soffitta di un cantautore, la voglia di ascoltare.
Indice dei contenuti

Le recenti scomparse di Gino Paoli e Francesco Guccini offrono l'occasione per riflettere sul valore didattico della canzone d'autore, capace di unire emozione e narrazione e di offrire alla scuola uno strumento efficace per avvicinare i giovani alla lettura critica dei testi e del presente.


La canzone d'autore nella didattica per competenze

Quali sono le forme espressive che oggi sanno parlare ai giovani e come riescono ad essere strumenti efficaci per accompagnarli dentro la scrittura dei testi e la lettura delle cose? Come è noto l'attuale didattica per competenze si serve dei contenuti delle materie scolastiche per esercitare le conoscenze dentro le dinamiche dell'apprendimento. Tuttavia è necessario che questi stessi contenuti possano essere acquisiti per praticarne in modo utile ogni possibile funzionalità, capace a sua volta di dare forza ed energia all'autonomia del pensiero e alla capacità critica.

Discutendo di forme espressive non si può non considerare come la materia letteraria accompagni lo studente lungo l'intero ciclo di studi. Oltre il sapere leggere e scrivere, però, il percorso scolastico prevede anche, da una certa età in poi, la necessità di un approccio motivazionale alla conoscenza dei testi e degli autori. Ed è proprio attorno a questa questione che si aprono nella didattica nuovi e diversi sguardi possibili. Lo mostrano da tempo e con una certa evidenza le antologie scolastiche che, specialmente rivolgendosi alle classi di scuola secondaria di primo grado e ai bienni delle superiori, trattano linguaggi, generi e forme di testo sempre più vicini alla sensibilità dell'universo giovanile: dal fantasy al comico fino al fumetto e alla graphic novel.

In questa cornice trovano posto, ormai da tempo, anche i testi delle canzoni d'autore, così come i cosiddetti cantautori di successo vengono ormai considerati poeti del presente, capaci di comunicare attraverso le suggestioni della musica anche le emozioni evocative della parola, raggiungendo così con immediatezza il loro pubblico.

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La scuola guarda sempre più alla canzone d'autore come materia viva per insegnare la lettura critica. Gino Paoli, con "La gatta", mostra come un ricordo autobiografico possa diventare chiave di identificazione emotiva per chi ascolta.

Gino Paoli e la nostalgia autobiografica de “La gatta”

L'occasione per riprendere qualche breve considerazione su questi temi viene dalle purtroppo recenti scomparse di due grandi e famosi cantautori di questo tempo, Gino Paoli e Francesco Guccini. Certamente diversi per stile e temi dei loro lavori, Paoli e Guccini sono tuttavia accomunati dalla forza comunicativa dei testi delle loro canzoni. Più romantico, intimista e gentile Paoli, più diretto, evocativo e narratore Guccini, che infatti al racconto letterario ha dedicato con uguale successo gli ultimi anni della sua carriera. Ma in quali modi una canzone sa raccontare le cose e il presente, mostrandosi esemplare nel saper coinvolgere emotivamente la platea dei suoi consumatori e allo stesso tempo offrendosi efficacemente ai meccanismi motivazionali di approccio al testo?

Gino Paoli ai suoi esordi è autore, tra le tante, di una canzone di successo che racconta la quotidianità di un giovane e squattrinato artista di belle speranze: il suo personale mondo creativo è chiuso dentro una vecchia soffitta affacciata sul mare e accompagnato da una gatta con una macchia nera sul viso (“La gatta”). In pochi tratti l'autore disegna il quadro esistenziale di un tempo di speranze: si tratta di un ricordo nel quale una vaga nostalgia del passato si accompagna alla prossimità di un futuro ancora tutto da scrivere. L'autore ormai è diventato adulto, ha raggiunto il successo che desiderava ma nel racconto di quel quadretto ci sono le emozioni delle sue radici, che evidentemente lo stanno ancora accompagnando. Le dinamiche di identificazione accompagnano il fruitore dentro questo tipo di immaginario emotivo, mentre l'ascolto e il riascolto della stessa canzone lo invitano e lo aiutano a riappropriarsi di quelle stesse sensazioni.

Francesco Guccini narratore, da “Auschwitz” a “La locomotiva”

Diverso è il caso di Francesco Guccini, che nelle canzoni porta il suo pubblico di ascoltatori e di lettori all'interno di vere e proprie narrazioni evocative, nelle quali i meccanismi di identificazione e di coinvolgimento rinviano alle storie degli altri, che a volte sono cronaca, a volte storia, a volte esperienza del quotidiano. Questa personale officina dell'autore lo porta ad esordire con tematiche certamente molto forti ed importanti per un mercato musicale dominato dalla cultura pop: la voce di un bambino morto nei campi di concentramento (“Auschwitz”), la contestazione sociale (“Dio è morto”) e così via fino a quando, negli anni '70, si affermerà la stagione dei cantautori, di cui lo stesso Guccini sarà, storicamente, un precursore. Ora le sue canzoni diventano sempre più affreschi letterari, versi che narrano storie, come nel caso dell'anarchico ottocentesco che si lancia invano contro un treno in corsa (“La locomotiva”), o della figura letteraria di un noto personaggio di Edmond Rostand, che diventa osservatore critico e cinico di un presente involuto (“Cirano”), fino al più recente quadretto di un'emozione improvvisa che sembra farsi sentimento per poi svanire in pochi attimi sullo sfondo di una quotidianità quasi neo-realistica (“Autogrill”). Nel Guccini autore letterario il verso delle canzoni evolve nella prosa dei suoi romanzi, variamente composti spaziando tra i generi, tra storia e memoria, come il suggestivo “Tre cene” nel quale l'Appennino tra Pistoia e Bologna fa da scenario comune a una stessa storia di uomini e goliardia, narrata in tre tempi diversi che a loro volta narrano il cuore del secolo scorso e la difficile storia dei suoi giorni.

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Francesco Guccini porta la canzone dentro la narrazione, da "Auschwitz" a "Cirano", fino ai romanzi come "Tre cene". Nel passaggio dal verso alla prosa emerge il piacere del testo di cui parlava Roland Barthes e la vocazione didattica condivisa anche da Roberto Vecchioni.

Dalla canzone al romanzo, il piacere del testo e la scuola

Dal verso poetico della canzone d'autore che si fa racconto di vita, alla parola narrata del romanzo che si fa prosa poetica di cose della vita. Poter attraversare un linguaggio così complesso, vario e articolato, come personale esercizio di consonanza con le voci e l'opera di questi maestri della canzone d'autore, avvicina il singolo fruitore a quello che il semiologo Roland Barthes chiamava “Il piacere del testo”.

La scuola ha sempre più bisogno di approcci emotivi ai testi ed a tutta la conoscenza in generale, ovviamente: possedere e utilizzare strumenti e autori convenzionalmente 'poco scolastici', messi in relazione con la massa indifferenziata del contemporaneo overload informativo, significa essere consapevoli dei linguaggi della quotidianità e, soprattutto, della necessità di dotare i processi dell'apprendimento di una efficace comunicazione intergenerazionale, dove reciprocità e disponibilità all'ascolto dettino le regole. È interessante ricordare che anche Francesco Guccini, così come un altro illustre chansonnier come Roberto Vecchioni, sono stati insegnanti, esercitando negli stessi anni del loro maggior successo l'arte didattica come parte integrante del loro mestiere di artisti.


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Fonti

  1. Treccani
  2. Einaudi
  3. LaFeltrinelli

© Riproduzione riservata

Autore

Renato Candia
Renato Candia

Dirigente scolastico, formatore e pubblicista, ha insegnato Comunicazione di massa all’Università di Messina ed è stato consulente per la didattica del cinema. Oggi fa parte del Comitato Tecnico-Scientifico dell’ANDiS.

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