Quattordici contro centocinquanta

Il 14 marzo Pedro Sánchez ha citato un numero al Consiglio europeo: 14 euro al megawattora, il prezzo dell'elettricità in Spagna, contro i 100 dell'Italia. Un divario che affonda le radici in vent'anni di scelte energetiche divergenti.

Veduta aerea al tramonto di un immenso impianto fotovoltaico situato in una pianura arida; i pannelli solari sono disposti in modo da formare i colori e il disegno della bandiera spagnola.
Il "disaccoppiamento strutturale" di Madrid: mentre l'Italia sconta il peso del gas sul sistema dei prezzi marginali, i massicci investimenti spagnoli nel fotovoltaico e nelle rinnovabili hanno abbattuto i costi dell'elettricità, mettendo al riparo famiglie e imprese dalle crisi energetiche internazionali.
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Il divario di prezzo dell'elettricità tra Spagna e Italia, con 37 euro al megawattora contro 157 a marzo 2025, riflette vent'anni di scelte energetiche divergenti. La Spagna ha raddoppiato la capacità rinnovabile puntando su eolico e solare, mentre l'Italia resta dipendente dal gas per quasi il 42% della produzione, esponendo famiglie e imprese alle oscillazioni dei mercati internazionali.


Quattordici euro al megawattora

Sabato 14 marzo, mentre il Consiglio europeo si riuniva a Bruxelles nel pieno della crisi innescata dal conflitto in Medio Oriente, Pedro Sánchez ha messo sul tavolo un numero, 14 euro al megawattora, il prezzo dell’elettricità in Spagna in quella giornata a fronte degli oltre 100 euro che si registravano nello stesso momento in Italia. Secondo i dati aggiornati al 21 marzo, il divario si è ulteriormente ampliato, con la Spagna ferma a 37,57 euro al megawattora e l’Italia che ha toccato i 157,45.

Vent’anni di scelte divergenti sulle fonti energetiche spiegano il fenomeno attuale, che nulla ha a che vedere con un’anomalia stagionale. Ad oggi, con il gas naturale ai massimi dal 2022 e lo Stretto di Hormuz sotto tensione, quelle scelte producono effetti concreti sulle bollette di famiglie ed imprese. Il meccanismo che spiega il divario di prezzo tra Italia e altri paesi europei, ed il legame strutturale tra gas e costo dell'elettricità, è il cosiddetto sistema del prezzo marginale (o marginal pricing), adottato dal mercato italiano e in gran parte anche in Europa.

Il Sistema del Prezzo Marginale

Ogni giorno, tutti i produttori di energia elettrica offrono in borsa al Gestore dei Mercati Energetici (GME) la quantità di energia che potranno produrre il giorno seguente, dichiarando il prezzo al quale sono disposti a venderla. Il GME, da parte sua, verifica quanta energia sarà necessaria per soddisfare la domanda ora per ora del giorno successivo. A questo punto, accetta le offerte dei produttori a partire da quelle con il prezzo più basso, salendo gradualmente verso quelle con prezzo più alto, fino a coprire esattamente il fabbisogno complessivo. Le centrali vengono "accese" in ordine crescente di costo operativo, si parte dalle rinnovabili, passando per quelle a carbone e finendo con quelle a gas.

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Dall'inizio del 2026 in Spagna il gas ha determinato il prezzo dell'elettricità solo nel 15% delle ore. In Italia si arriva all'89%.

In Italia, il gas copre ancora circa il 42% della produzione elettrica, una quota molto alta rispetto al 15% della Germania e al 3% della Francia. Il punto debole è qui, poiché  tutta l'energia scambiata in borsa viene pagata a tutti i produttori al prezzo dell'ultima offerta accettata, cioè quella più costosa necessaria per soddisfare la domanda. Quest'ultima centrale, quella marginale, è quasi sempre una centrale a gas, perché è quella con il costo più alto tra quelle necessarie a coprire il fabbisogno. Quando il prezzo del gas aumenta, il costo dell'ultima centrale marginale sale, e con esso il prezzo pagato a tutti i produttori, comprese le rinnovabili a costo zero.

Dall’inizio del 2026 in Spagna il gas ha determinato il prezzo dell’elettricità solo nel 15% delle ore, mentre in Italia si arriva all’89% e in Germania al 40%. Il think tank Ember parla di un “disaccoppiamento strutturale” per la Spagna, perché un maggior numero di ore coperte dalle rinnovabili significa meno ore in cui il gas detta il prezzo. Nella prima metà del 2025 il prezzo medio all’ingrosso spagnolo era già inferiore del 32% rispetto alla media europea.

Come ha fatto Madrid?

Tra dicembre 2019 e giugno 2025 la Spagna ha raddoppiato la propria capacità eolica e solare, aggiungendo oltre 40 gigawatt, più di qualsiasi altro paese UE tranne la Germania, che copre però un mercato di dimensioni doppie. Nel 2024 la capacità fotovoltaica installata ha raggiunto 32.043 megawatt, superando per la prima volta l'eolico (32.007 MW) e diventando la fonte con la maggiore potenza del parco elettrico spagnolo. Il risultato è che nel 2025 circa il 54% del mix elettrico spagnolo proviene da fonti rinnovabili. Il 16 aprile 2025, per la prima volta e durante un giorno feriale, la rete spagnola ha funzionato interamente con energia rinnovabile.

Di fronte alla nuova crisi energetica, Madrid ha varato un pacchetto da 5 miliardi di euro con oltre 80 misure. Tra queste il taglio dell'IVA e delle accise su elettricità e carburanti, sconti in bolletta per le famiglie vulnerabili, incentivi all'elettrificazione e riduzione dell'80% delle tariffe di trasmissione per le industrie ad alta intensità energetica. L'Italia, nello stesso periodo, si è limitata ad un taglio delle accise sui carburanti per venti giorni e a crediti d'imposta per pesca e autotrasporto, per un totale stimato tra 500 e 600 milioni.

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Chi ha investito prima sulle rinnovabili oggi paga meno le conseguenze della guerra, con una differenza di 120 euro al megawattora

L'Europa quasi al 50%, l'Italia in stallo

Secondo Eurostat, nel 2025 il 47,3% dell'elettricità prodotta nell'UE proveniva da fonti rinnovabili, un dato quasi identico al 47,2% del 2024. L'eolico è la prima fonte verde del continente con il 37,5%, seguito dal solare al 27,5% e dall'idroelettrico al 25,9%. Il solare è la fonte in crescita più rapida, con un aumento del 24,6% rispetto all'anno precedente. L'idroelettrico, al contrario, è calato dell'11,8%.

In testa alla classifica dei singoli paesi c'è la Danimarca con il 92,4%, seguita da Austria (83,1%) e Portogallo (82,9%). Tra le grandi economie, la Germania genera il 56,4% della propria elettricità da rinnovabili, la Spagna il 54,9%. L'Italia si colloca appena sopra la media UE con il 47,7%. La Francia, trainata dal nucleare, è ferma al 27%.

Secondo Terna, nel 2025 le rinnovabili hanno coperto il 41,1% della domanda elettrica nazionale, in calo rispetto al 42% del 2024. Le fonti fossili sono risalite al 43,8%, contro il 41,7% dell'anno precedente. Il rallentamento non dipende dal fotovoltaico, che ha toccato il record di 44,3 TWh con una crescita del 25%. La responsabilità è dell'idroelettrico, crollato del 21,2% a causa del minor livello di riempimento dei serbatoi. Anche le nuove installazioni hanno perso slancio, con i 7.191 MW di nuova capacità nel 2025, in calo di 289 MW rispetto al 2024.

Più rinnovabili o ancora gas?

Il vero problema dell'Italia non sembra essere la capacità installata che, come si vede dalle statistiche Eurostat, sta crescendo, ma il peso del gas nella composizione del prezzo. Attilio Piattelli, presidente del Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica (FREE), ha sottolineato la necessità di porre il problema energetico in cima alle priorità dell'azione politica italiana, ricordando che i costi dell'energia in Europa restano da tre a cinque volte superiori rispetto agli Stati Uniti. Sul decreto bollette del governo, Piattelli è stato netto, indicando che alcune misure rischiano di creare un incentivo implicito a favore della fonte fossile e di risultare quindi, incoerenti con la decarbonizzazione.

Ritorno al nucleare
La domanda di energia continua a crescere e il solo affidamento alle rinnovabili non basta a garantire sicurezza energetica. L’Italia guarda di nuovo al nucleare per sostenere la transizione climatica e la stabilità della rete.

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Secondo i dati Eurostat, il gas naturale pesa ancora per il 36% sull’energia disponibile in Italia, una delle quote più elevate dell’intera Unione, ed è proprio questo elevato livello di dipendenza a rendere il sistema italiano così vulnerabile alle oscillazioni dei prezzi internazionali. Quando il gas costa poco, la differenza con la Spagna tende ad attenuarsi; quando invece i prezzi salgono, come sta accadendo in questo periodo con il Title Transfer Facility (TTF) che supera i 54 euro al megawattora e il petrolio che si avvicina ai 100 dollari, il divario tra i due paesi cresce in modo esponenziale.

Mentre la Spagna, nel suo Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC), fissa l’obiettivo di coprire l’81% della generazione elettrica con rinnovabili entro il 2030, l’Italia discute ancora di nucleare. I numeri di queste settimane dicono che chi ha investito prima sulle rinnovabili oggi paga meno le conseguenze della guerra, con una differenza di 120 euro al megawattora.

Fonti

  1. Mercato Elettrico
  2. FREE
  3. Commissione Europea
  4. ENEL
  5. Il Fatto Quotidiano
  6. Rinnovabili
  7. Greenreport
  8. EMBER Energy

© Riproduzione riservata

Autore

Tommaso Bosi
Tommaso Bosi

Dottore di ricerca in Informatica e Automazione, con specializzazione in Ricerca Operativa e Machine Learning. Si occupa di modelli decisionali avanzati, dati complessi e tecnologie intelligenti.

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