Michele Mari vince l'ottantesima edizione del Premio Strega al Campidoglio
I convitati di pietra di Michele Mari trionfa allo Strega, tra autofiction, romanzo storico e riflessioni sull'editoria mainstream italiana.
L'ottantesima edizione del Premio Strega, la prima con cerimonia al Campidoglio, ha incoronato Michele Mari con I convitati di pietra. La sestina finalista conferma l'ibridismo narrativo della prosa italiana contemporanea, tra autofiction, romanzo storico e inchiesta, specchio delle dinamiche dell'industria editoriale nazionale.
Il Campidoglio e le polemiche della vigilia
Il Premio Strega, specie nella sezione dedicata al romanzo, rinfocola ogni anno il dibattito sulla situazione della cosiddetta editoria mainstream italiana, al netto dell'obbligo di includere nella finale almeno un libro di un editore medio o piccolo. Puntualmente si ripropongono discussioni e polemiche sulla sua attendibilità qualitativa e sulla sua incisività sulle vendite.
In sostanza, prevale davvero il migliore? E soprattutto, aspetto che interessa maggiormente gli editori, il primo classificato ma anche i finalisti sono poi premiati dal pubblico dei lettori? Sono questioni che riguardano un po' tutti i grandi eventi di competizione artistica, da Sanremo ai festival cinematografici, senza eccezione per quello che assieme al Premio Campiello è ritenuto il più ragguardevole riconoscimento letterario italiano.
L'ottantesima edizione del premio, la cui serata conclusiva si è svolta per la prima volta nella cornice del Campidoglio, ne ha confermato le tendenze, sia esteriori sia di contenuti, ormai evidenti da qualche lustro. Tra le prime, innanzitutto la visibilità e la centralità anche mediatica. A tutto ciò fa da corollario il contorno di pronostici, bilanci preventivi e in questo caso pure indiscrezioni al limite del gossip macabro, con lo scontro tra Michele Mari e Teresa Ciabatti attorno alla defunta Michela Murgia. È sotteso anche un certo sospetto di corporativismo, evidente secondo più di un osservatore con un semplice sguardo all'albo d'oro della manifestazione, che ha visto alternarsi al vertice quasi sempre i più grandi marchi editoriali italiani, salvo l'eccezione di Eliot nel 2023, quando vinse il postumo Come d'aria di Ada D'Adamo.
L'autofiction tra cura personale e inchiesta narrativa
Anche all'interno delle pagine, i libri di quest'anno, per limitarsi alla sestina finalista, paiono confermare come lo Strega sia un po' la cartina di tornasole della situazione creativa delle nostre lettere, sul versante della prosa non saggistica.
Si conferma così l'andamento formalmente ibrido della narrativa nostrana, sempre più restia, in questo primo quarto di secolo, alla purezza dei generi tradizionali. Un discorso di questo tipo è applicabile ad almeno la metà dei sei libri che si sono contesi la vittoria. Soprattutto in due di essi è palpabile il segno dell'autofiction, diversamente orientata. Ne Lo sbilico di Alcide Pierantozzi, pubblicato da Einaudi, prendono forma i modi dell'autobiografia ricamata con strumenti inventivi e stilistici, aggiornando un tema classico già della letteratura novecentesca come quello della scrittura come cura. In Donnaregina di Teresa Ciabatti, edito da Mondadori, l'autofiction si innesta invece sui canoni dell'inchiesta narrativa, accostando il mondo della criminalità e mescolando reportage e riflessione morale.
Filosofia, romanzo storico e voci indipendenti
In Platone. Una storia d'amore di Matteo Nucci, secondo classificato per Feltrinelli, l'autobiografia intellettuale si intreccia con la trattazione filosofico-letteraria, con incursioni nel mito e nella speculazione, rappresentando al meglio in questo ibridismo una terra di confine dove è palese l'osmosi tra fiction e saggistica.
A rappresentare invece uno dei generi prediletti dal pubblico, La sonnambula di Bianca Pitzorno, edito da Bompiani, è un romanzo storico, strutturato anche su altri motivi ben consolidati nella narrativa odierna quali il racconto di formazione, l'attenzione all'impianto sociale e la condizione femminile.
Il romanzo outsider, Le vedove di Camus di Elena Rui, pubblicato da L'Orma Editore, abbina storia e biografismo ricostruendo la vicenda della morte del grande scrittore francese attraverso il punto di vista di quattro donne a lui legate affettivamente, in un tessuto polifonico non banale.
Michele Mari e il ruolo di specchio del premio
Il libro vincitore, I convitati di pietra di Michele Mari, pubblicato da Einaudi, ha confermato la fama di questo autore come scrittore probabilmente non troppo accomodante davanti a telecamere e giornalisti, ma dal grande talento e capace di esiti grotteschi e originali che conferiscono spessore alle sue invenzioni, impreziosite da un uso non scontato della lingua.
In definitiva lo Strega anche quest'anno ha confermato il ruolo non tanto di certificatore assoluto della qualità, che pure non è mancata, quanto di specchio delle trasformazioni della letteratura contemporanea italiana e delle dinamiche dell'industria culturale, reciprocamente legate in un gioco di influenze. Si tratta certo della punta di un iceberg costituito da diverse migliaia di realtà editoriali e molte decine di migliaia di titoli annualmente pubblicati, ma la campionatura resta comunque emblematica, dal momento che diversi marchi minori sono rientrati nelle fasi precedenti della competizione, che inizialmente compendia un'ottantina di libri.
Tutto fa pensare che continuerà così anche nei prossimi anni, ribadendo un ruolo di resistenza, sia pure istituzionalizzata e gerarchica nella sostanza del suo svolgimento, e di presidio culturale in un dibattito pubblico e mediale sempre meno incline al merito e alla riflessione. Se riuscirà a mantenere questo profilo equilibrato di un'innovazione pronta a innestarsi senza stravolgimenti su una tradizione solida, il Premio Strega proseguirà ad animare le pagine cartacee e web, e le calde serate romane, ancora a lungo.

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Fonti
- Premio Strega
- Giulio Einaudi Editore
- La Feltrinelli
© Riproduzione riservata
Autore
Fondatore di Segnalazioni Letterarie, insegnante e ricercatore con una lunga attività accademica. Ha pubblicato varie monografie di italianistica, tra cui La comparseria. Luigi Pirandello accademico d’Italia (2018).
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