Il calcio italiano manca i Mondiali, la pallavolo ne vince cinque
La nazionale di calcio manca il Mondiale per la terza volta, mentre la pallavolo vince tre mondiali e un oro olimpico in quattro anni.
Il fallimento della nazionale di calcio, fuori da tre Mondiali consecutivi, contrasta con i successi della pallavolo italiana, che in quattro anni ha vinto tre titoli mondiali maschili, un oro olimpico e un mondiale femminile, grazie a investimenti sui giovani e sostenibilità economica.
Il record negativo del calcio e il trionfo della pallavolo
Anche questa volta la rappresentativa italiana di calcio non ha partecipato alla Coppa del Mondo. La squadra che dovrebbe rappresentare lo sport nazionale non si qualifica a questa competizione da 12 anni, tanto che siamo l'unica nazionale al mondo ad aver vinto almeno un Mondiale e a non riuscire a qualificarsi per tre volte di fila. I ragazzi che oggi sono in seconda media non hanno mai provato la gioia di vedere una partita della Nazionale ai Mondiali insieme al proprio papà, sul divano di casa. Per fortuna, qualcuno mantiene alto il nome dell'Italia nello sport.
Un risultato quasi utopico nel mondo dello sport è quello portato avanti dalle rappresentative di pallavolo italiane. Nel 2022 la nazionale maschile di pallavolo vinse un Campionato del Mondo dopo 24 anni e si riconfermò campione tre anni dopo, nel 2025. Allo stesso modo, la squadra femminile vinse l'oro ai Giochi Olimpici di Parigi 2024 e, l'anno successivo, diventò campione del mondo. Attualmente, in questo sport, l'Italia può considerarsi una delle nazioni più forti, se non la più forte.
Il segreto di Velasco e compagni sta nei giovani
C'è ovviamente una spiegazione a questo sviluppo, in uno sport dove non prevale solo l'aspetto fisico ma serve anche un lungo percorso per affinare la tecnica. Innanzitutto c'è stato un grande investimento nei vivai, tanti giovani fanno ormai parte della prima squadra, come Luca Porro e Alessandro Bovolenta, e non è più una novità veder esordire nella massima categoria nazionale ragazzi ancora minorenni, come il figlio d'arte Manuel Zlatanov, esordiente a soli 15 anni, o Jacopo Tosti, che ha esordito a 16 anni.
Questi dati sembrano assurdi se pensiamo che l'età media delle nostre rappresentative di calcio, che hanno mancato la qualificazione al Mondiale, si aggira intorno ai 27,3 anni. Questo dato non vuole criticare la scelta di un giocatore che si avvicina ai 30 anni di giocare per la propria nazionale, ma dovrebbe far notare ai vari allenatori e selezionatori che per un ragazzo poco più che adolescente vestire i colori della propria nazione può essere una grande gratifica, che porta ad un maggiore impegno. In questo modo si creerebbe un effetto domino per cui il bambino italiano che, guardando la televisione, vede giocare questi ragazzi, tenta di imitarli, favorendo così un ricambio generazionale.
Investimenti giusti portano risultati giusti
Al fattore giovani si affianca un altro elemento, la sostenibilità economica del movimento pallavolistico. Wilfredo Leon, uno dei pallavolisti più forti di sempre e ancora oggi tra i migliori al mondo, gioca per la Sir Safety Perugia e guadagna circa 900.000 euro l'anno. Briciole, se confrontate con il mondo del calcio. Basti pensare che questa stagione il calciatore più pagato è stato Kevin De Bruyne del Napoli, pagato quasi 30 milioni di euro l'anno, più di 30 volte quanto guadagna Leon, per anni detentore del record del servizio più veloce di sempre (138 km/h), giusto per capire di chi stiamo parlando.
Questo dato fa capire come investimenti non enormi, nel mondo della pallavolo, abbiano portato ottimi risultati, mentre nel calcio sembra valere l'effetto contrario, con un mondo che sembra cadere nel baratro.
Qual è il destino dei due mondi dello sport italiano
Rivedremo mai una nazionale di calcio come quella del 2006? Chi lo sa, forse le esperienze degli altri sport aiuteranno la FIGC a comprendere quali sono gli attuali problemi, anche se sembra difficile che questo avvenga se certi sport vengono ancora considerati "dilettantistici". Per ora possiamo comunque consolarci con i grandi risultati ottenuti in altri sport e ricordarci che, come nazione, non abbiamo nulla di meno rispetto agli altri. Dobbiamo semplicemente ritrovare la voglia di crescere, puntare sui giovani e cominciare a capire che non tutto può essere un business.

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Fonti
- FIFA
- Federvolley
- Olympics.com
- Lega Pallavolo Serie A
- Eurosport
- Calcio e Finanza
- FIGC
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