Don Sturzo, l'eredità del popolarismo per la società di oggi

A 67 anni dalla morte, il pensiero di Sturzo su individuo e comunità torna utile per leggere le fragilità sociali di oggi.

Don Luigi Sturzo, il sacerdote che credeva nella libertà
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Il popolarismo di Luigi Sturzo, fondato sulla dignità della persona e sull'associazionismo, offre ancora oggi strumenti per contrastare la disgregazione del tessuto sociale, in un'epoca segnata da individualismo crescente e nuove sfide poste dalla tecnica e dall'intelligenza artificiale.


Un pensatore da riscoprire, oltre l'icona del passato

Parlare oggi di Don Luigi Sturzo e del popolarismo sturziano è un tentativo di affrontare in maniera compiuta e strutturata un'analisi dei tempi correnti, al fine di individuarne le principali criticità e proporne, laddove possibile, eventuali soluzioni, al di là di ogni esercizio di mera erudizione storica o di vacui discorsi politico-ideologici.

Oggi, in occasione dell'anniversario della sua morte sopraggiunta l'8 agosto del 1959, è ipotizzabile recuperare i suoi insegnamenti ma soprattutto emulare le sue opere concrete per apportare benefici tangibili alla nostra società odierna, assai variegata e differente da quella in cui agì Don Sturzo, questo perché esso deve essere considerato, ben oltre la figura iconica del nostro passato storico, culturale e politico -sarebbe imbarazzatamente riduttivo fermarsi qui-, un vero e proprio instauratore di discorsività, ovverosia uno di quei profili -trasversalmente di destra o sinistra- cui puntualmente si torna per ricercare spunti, intuizioni o soluzioni, parimenti a nomi maggiormente noti presso il grande pubblico come Marx o Freud.

A 67 anni dalla morte, Sturzo resta un punto di riferimento trasversale, non solo un'icona storica. Il suo popolarismo nacque in una Sicilia povera e nell'esclusione politica dei cattolici, per rispondere al socialismo con associazionismo e centralità della persona.

Le origini siciliane e la nascita del popolarismo cattolico

Per comprendere come il suo insegnamento possa applicarsi ai tempi correnti per trarne qualcosa di utile, occorre anzitutto discernere in cosa sia consistito tale insegnamento. Sturzo nasce in Sicilia all'indomani dei fatti di Porta Pia, in una regione che proveniva da anni illustri ma che ormai riversava in condizioni di modestia sociale e povertà economica, crescendo dunque in un contesto che ne facilitò l'impegno sociale.

Questo può essere ricondotto essenzialmente ad un concetto che in Sturzo fu fondamentale, ossia l'esigenza o, più propriamente, l'urgenza di promuovere un'azione politica dei cattolici, esclusi in quegli anni dell'elettorato attivo e passivo in virtù dell'ostilità di Pio IX che accusava il Regno di aver defraudato la Chiesa di molti suoi territori. La formula individuata da Sturzo, che aveva la necessità di proporre un'alternativa sociale di matrice cattolica al socialismo militante degli inizi del 900, fu un rafforzamento dell'associazionismo e una centralità attribuita all'individuo in qualità di persona umana capace di istituire interrelazioni sociali.

Individuo e comunità, l'antidoto sturziano alla disgregazione sociale

Oggi ciò che emerge da una prima lettura della cronaca quotidiana è proprio uno sfaldamento del tessuto sociale che colpisce le fibre primarie ed essenziali del suo ordito, gli uomini quali individui provvisti di una propria dignità. Investire essi di una responsabilità sociale, come soltanto l'associazionismo riesce a fare, può essere il giusto antidoto ad una deriva individualista che esautora la comunità di ogni sua forza.

Per affermare pienamente la ragione d'essere del popolarismo sturziano, è infatti doveroso soffermarsi su una coppia antinomica di termini, ossia individuo e non individualismo, inteso come propulsore di una società maggiormente integrata e proiettata a sviluppi futuri, e comunità e non comunismo, intesa come spazio di tolleranza ed espressione massima di ciascuna libertà, a partire da quella della proprietà privata e della scelta confessionale.

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Investire gli individui di responsabilità sociale, attraverso l'associazionismo, è l'antidoto sturziano alla frammentazione odierna. Un'eco che oggi ritroviamo nell'enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV, dedicata alla dignità della persona nell'epoca dell'intelligenza artificiale.

Da Leone XIII a Leone XIV, un filo che arriva all'intelligenza artificiale

Non è una casualità che sia un Papa che recupera il titolo del Pontefice che promosse la Dottrina Sociale della Chiesa (Leone XIII) a pubblicare di recente l'enciclica Magnifica Humanitas, la quale ragiona ancora sulla dignità dell'individuo rispetto alla tecnica e alle intelligenze artificiali, rifacendosi dunque a molti dei suggerimenti avanzati a proprio tempo da Don Luigi Sturzo.


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Fonti

  1. Istituto Luigi Sturzo
  2. Treccani
  3. Santa Sede
  4. Vatican News

© Riproduzione riservata

Autore

Edoardo Carmine Toto
Edoardo Carmine Toto

Dirigente del centro studi Edoca. Laureato in Scienze storiche, Lettere Moderne e Storia e Politica Internazionale. Collabora a ricerche storico-politiche.

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