Dalla Dichiarazione Schuman a oggi, l'Europa resta un progetto politico
Nata nel 1950 per evitare nuovi conflitti, l'Unione Europea resta oggi un progetto politico più che un semplice mercato comune.
Dalla Comunità Europea di Difesa fallita nel 1954 fino all'attuale architettura istituzionale, la storia dell'Unione Europea mostra un percorso guidato da ragioni politiche più che economiche. Oggi le forze politiche si dividono tra chi vuole più federalismo e chi preferisce un'Unione più leggera e pragmatica.
Le origini politiche dell'integrazione europea
In realtà, fin dalla Dichiarazione Schuman del 1950, il percorso d'integrazione europea è stato eminentemente politico, e impedire un nuovo conflitto in Europa insieme alla costruzione di un'organizzazione sui generis capace di conciliare indipendenza degli Stati e stretto coordinamento sovranazionale furono, da principio, le ragioni trainanti del processo, molto più della semplice ricerca di prosperità o della fiducia in un commercio senza frontiere. All'inizio degli anni Cinquanta, prima ancora della creazione della Comunità Economica Europea (CEE), i governi dell'Europa occidentale lavorarono alla creazione di una Comunità Europea di Difesa (CED), che aveva un forte carattere di coordinamento politico. Il fallimento di questa prima Comunità di Difesa nel '54 fu determinato, non a caso, proprio dai coevi eventi di politica internazionale, e in particolare dall'assestamento della guerra in Corea e dalla sconfitta francese in Vietnam, due conflitti che resero gli europei meno coesi e più legati alla politica transatlantica.
Dalla riunificazione tedesca all'attuale architettura istituzionale
Questo stesso processo portò, quarant'anni dopo, alla creazione dell'Unione Europea. Riunificata la Germania e dissolto l'ordine bipolare, l'Europa si scoprì infatti priva di voce in un sistema che si avviava a diventare multipolare. La risposta a questa sfida fu duplice, l'allargamento ad est (oppure, come forse è più corretto, la riunificazione ad est) accompagnato dalla creazione di un sistema a tre pilastri che doveva rafforzare non solo la dimensione economica, ma soprattutto la Giustizia e la Politica Estera comune. Negli anni 2000 questi pilastri furono unificati per una governance più strutturata, arrivando all'architettura istituzionale attuale.
Parlamento, Consiglio e Commissione, i tre poteri dell'Unione
Questa architettura si legge su tre organismi interdipendenti tra loro. Il Parlamento europeo approva il bilancio UE, co-legifera con il Consiglio in molti settori e dà indicazioni in Politica Estera, Difesa e Giustizia. Il Consiglio, rappresentato dai Capi di Stato, unisce le prerogative di co-legislazione con quelle di indirizzo strategico e di stanziamento di risorse. La Commissione rappresenta il cuore esecutivo dell'Organizzazione e ne propone e amministra il bilancio.
Una centralità crescente tra crisi e visioni divergenti
Curiosamente, ad oggi, questa architettura istituzionale che risale al Trattato di Lisbona del 2009 è pressoché immutata e, ciò nonostante, l'UE ha acquisito, anche grazie alle recenti crisi, una visibilità e importanza molto superiore a venti anni fa, penetrando nel linguaggio politico nazionale, nelle aspettative e perfino nelle ansie dei cittadini. La ragione di fondo è che l'intuizione originaria (l'Europa come unione politica e culturale sospinta da necessità storiche, e non come semplice accordo commerciale) si è dimostrata sempre più incisiva per affrontare crisi contingenti ed impreviste, dal Covid al conflitto in Ucraina. Questa incisività, desiderata innanzitutto dagli Stati stessi che hanno trovato, nel Consiglio Europeo, uno specchio di molti dei loro interessi nazionali, può assumere diverse traiettorie. Tra le forze politiche, c'è oggi chi ritiene che la traiettoria obbligata sia quella di un'unione compiutamente federale, dotata di un governo legittimato dal voto e di competenze definitivamente sottratte agli Stati; chi difende invece l'assetto attuale, osservando che il triangolo istituzionale già configura un sistema di bilanciamenti; e chi, infine, auspica un'Unione più leggera, concentrata sulla gestione delle emergenze e capace di valorizzare la creatività politica dei leader.
La pressione esterna come bussola del futuro europeo
A determinare il futuro dell'Europa probabilmente non sarà nessuna delle tre tendenze. Quello che si dimostra storicamente più incisivo nella storia dell'UE, infatti, è soprattutto la pressione che i governi europei sentono dall'esterno e che ne determinano i comportamenti in chiave cooperativa o conflittuale. In un periodo in cui il conflitto torna parte integrante del linguaggio diplomatico internazionale e la fine della storia cede di nuovo alla trappola di Tucidide, le forze politiche, anche in Italia, saranno determinate a seguire quella linea del pragmatismo che ormai sembra l'unica strada possibile.

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Fonti
- Unione Europea
- Dizionario dell'Integrazione Europea
- Treccani
- Parlamento europeo
- Commissione europea
- Consiglio dell'Unione europea
- Harvard Belfer Center
© Riproduzione riservata
Autore
Ricercatore nel programma "UE, politiche e istituzioni" dell' Istituto Affari Internazionali (IAI) e docente di Politica di difesa europea alla Link Campus University. Già policy advisor al Parlamento Europeo
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