2 GIUGNO 1946: CRONACA DI UNA DIVISIONE
Dal Risorgimento al 2 giugno 1946, una sintesi storica che spiega come l'Italia arrivò al referendum sulla forma dello Stato con una spaccatura geografica irrisolta.
Il 2 giugno 1946 l'Italia votò per la Repubblica, ma con una spaccatura geografica netta tra nord e sud. Per capire quel voto occorre ripercorrere l'arco storico dal Risorgimento alla Resistenza, attraversando la crisi di fine secolo e l'ascesa del fascismo.
Dal Risorgimento alla monarchia sabauda, le radici della questione istituzionale italiana
Il 2 giugno 1946 l'Italia cambiava la propria forma di organizzazione statale, passando dalla Monarchia dei Savoia alla Repubblica, una transizione che per certi aspetti rappresentava il punto d'arrivo di pulsioni già presenti nel processo risorgimentale. Dopo l'insurrezione anti-asburgica del marzo 1848 (passata alle cronache come le 5 giornate di Milano), i piccoli stati della penisola si avviavano verso una unificazione che poteva essere condotta dal basso (come avrebbero voluto i mazziniani democratico-repubblicani) o gestita dall'alto (come poi sarebbe avvenuto secondo l'ordito cavouriano). Gli esperimenti repubblicani di Mazzini con la Repubblica Romana e di Daniele Manin nella laguna veneta non ebbero fortuna istituzionale duratura.
Il 17 marzo 1861 veniva proclamato il Regno d'Italia in una soluzione di fortissima continuità con il Regno di Piemonte e di Sardegna di casa Savoia. Basti pensare che lo stesso sovrano continuò a chiamarsi Vittorio Emanuele II nonostante fosse il primo re del Regno d'Italia, che le legislature non vennero azzerate, che la carta protocostituzionale restava lo Statuto Albertino concesso da Carlo Alberto di Savoia nel 1848.
I regicidi, la crisi di fine secolo e il lungo regno di Vittorio Emanuele III
La questione della forma statuaria fu uno degli aspetti principali delle tensioni sociali post-unitarie, acrimonie che raggiunsero il parossismo all'apertura del nuovo secolo. L'anarchico Gaetano Bresci attentò a Monza alla vita del re Umberto I per vendicare la repressione dei Moti del Pane del 1898, sommosse popolari contro il carovita che a Milano vennero represse nel sangue dal generale Bava Beccaris, poi insignito di un'onorificenza dallo stesso Umberto I. Eravamo in piena crisi di fine secolo, che gli storici fanno coincidere con gli esecutivi Crispi-Rudinì-Pelloux (1896-1901) e il cui regicidio del 1900 rappresentò l'apice.
L'erede di Umberto I, Vittorio Emanuele III, è il sovrano più rappresentativo della storia recente poiché concluse la fase monarchica e inaugurò la stagione repubblicana (considerando che l'ultimo re, Umberto II, è conosciuto come re di maggio: rimase in carica soltanto un mese nel 1946). Gestì la difficile situazione post-regicidio optando per esecutivi moderati, aprendo la cosiddetta epoca Giolittiana, una lunga fase ricordata per l'ampliamento dei diritti civili e politici.
La dissoluzione del sistema liberale, il biennio rosso e l'ascesa del fascismo
Vittorio Emanuele III è anche il sovrano che affidò l'incarico a Mussolini di formare un nuovo esecutivo in luogo del debole governo di Luigi Facta. Analizzare il periodo 1919-1922 è fondamentale per comprendere le responsabilità della famiglia Savoia nell'affermazione del regime fascista. Le ragioni, come convengono numerosi storici, sono da ricondurre alla dissoluzione del sistema liberale (dovuta all'incapacità dei liberali di organizzarsi in forma partitica di massa e al passaggio a una legge elettorale proporzionale nelle consultazioni del 1919), all'incapacità del Partito Popolare Italiano e del Partito Socialista di trovare formule di governo stabile, e all'incremento delle sommosse nel biennio rosso (1919-1920), che alimentò nella borghesia produttiva il timore di una svolta rivoluzionaria.
Fu con ogni probabilità l'interazione di questi fattori a spingere il re, nell'ottobre 1922, a sciogliere il governo Facta e incaricare Mussolini, uno straordinario ma lecito passaggio istituzionale che confuta la ferma convinzione della Marcia su Roma come colpo di Stato. Con la sfiducia del Gran Consiglio del Fascismo a Mussolini nel luglio 1943 si concludeva l'esperienza fascista, ma si apriva la stagione della Resistenza e della lotta partigiana. Il CLN, con la liberazione di Milano il 25 aprile 1945, poneva ufficialmente fine alla parentesi bellica.
Il 2 giugno 1946, il referendum e la spaccatura geografica dell'Italia
Il 2 giugno 1946 fu il primo mattoncino della ricostruzione postbellica: si votava per la composizione dell'Assemblea Costituente e per il referendum Monarchia vs Repubblica. Si assistette a una netta maggioranza della Democrazia Cristiana per la Costituente e a una lieve prevalenza della Repubblica sulla Monarchia nel referendum. Ciò che risulta più interessante non sono i valori numerici quanto la distribuzione geografica del voto, con una netta prevalenza di preferenze repubblicane nel nord e, specularmente, di preferenze monarchiche al sud. Questo ci restituisce il profilo di un Paese unificato sì, ma tutt'altro che unito; la fisionomia di uno Stato profondamente diviso, la cui divisione può essere considerata una cifra peculiare della sua storia recente.
La spaccatura va giustificata con i fatti degli anni immediatamente precedenti. La lotta partigiana al nord aveva esacerbato l'astio nei confronti di Casa Savoia, cui si era imposta nella mente di molti italiani la connessione diretta con l'esperienza fascista. Al sud invece, dove non si era vissuta la Resistenza, il sentimento verso la casata reale restava più tollerante, e ciò che si temeva era probabilmente un salto nel vuoto.
In conclusione, il 2 giugno 1946 non espresse una scelta univoca dell'intera nazione. A optare per la Repubblica fu soltanto una parte dell'Italia; ciò che i decenni successivi confermarono fu una fortissima spaccatura che attraversava la penisola e che ancora oggi fatichiamo a rimarginare.
Fonti
1 Treccani
2 Senato della Repubblica
© Riproduzione riservata
Autore
Dirigente del centro studi Edoca. Laureato in Scienze storiche, Lettere Moderne e Storia e Politica Internazionale. Collabora a ricerche storico-politiche.
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