Marco Pannella

Giacinto Pannella, detto Marco, ha attraversato quarant'anni di storia repubblicana come voce fuori dal coro, tra battaglie civili, referendum vinti e svuotati dal parlamento, talenti lanciati e persi, e una capacità di leggere il paese che il paese stesso non seppe mai premiare fino in fondo.

Marco Pannella
Indice dei contenuti
Leader del Partito Radicale
1963 – 2016 · Segretario, Presidente e punto di riferimento ininterrotto del movimento radicale

Dati biografici

Nascita
Teramo
2 mag 1930
Morte
Roma
19 mag 2016
Attività
Seconda metà XX secolo

Attività e professioni

Politico Giornalista Europarlamentare Fondatore Partito Radicale Attivista per i diritti civili

«Sono all'opposizione dell'opposizione» era uno dei tanti slogan con cui Giacinto Pannella, detto Marco, si presentava ai comizi del Partito Radicale, della Lista Pannella o della Lista Bonino. Leader indiscusso dei radicali, che per statuto cambiavano segretario quasi ogni anno ma avevano in lui il punto di riferimento reale, Pannella è stato un politico che ha sempre diviso le coscienze degli italiani. Per alcuni era un talent scout della politica, capace di lanciare giovani che avrebbero poi segnato la storia repubblicana. Tra i nomi più noti, Francesco Rutelli, diventato sindaco di Roma e candidato del centrosinistra alla presidenza del Consiglio, ed Emma Bonino, commissaria europea e ministra della Repubblica. Per altri era un Saturno politico, capace di generare leader che poi divorava, costringendoli ad abbandonare il Partito Radicale per approdare altrove.

Una parte dell'opinione pubblica lo considerò il protagonista delle grandi battaglie civili italiane, dal referendum sul divorzio, che contribuì a cambiare profondamente il costume del Paese, fino alla difesa della legge sull'aborto. Una battaglia portata avanti superando, da una parte, le reticenze del Partito Comunista, restio a incrinare il rapporto con il mondo cattolico e a mettere a rischio la strategia del compromesso storico, e, dall'altra, l'incapacità della Democrazia Cristiana di comprendere quanto la società italiana fosse già cambiata dopo il 1968.

Per i suoi critici, invece, rimase un politico inaffidabile, incapace di costruire alleanze durature e costantemente in conflitto con il resto del sistema politico. Gli veniva contestato soprattutto il ricorso continuo al referendum, visto come il surrogato di un progetto di governo che non riusciva a trovare una vera traduzione parlamentare.

Pannella aveva capito che lo spazio politico tra i grandi partiti della Prima Repubblica era esiguo e che solo lo strumento referendario gli consentiva di superare i limiti numerici della sua presenza in Parlamento. Il Partito Radicale raramente superò il tre per cento dei consensi su base nazionale ed era poco radicato nelle istituzioni locali, ma il suo leader aveva il merito di leggere le esigenze profonde della società prima che i partiti le mettessero nell'agenda politica. Aveva denunciato il consociativismo tra la DC al governo e il PCI all'opposizione quando entrambi erano ancora al culmine della loro forza, e si era battuto per l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, persa di misura nel referendum del 1978 e poi diventata, decenni dopo, il cavallo di battaglia del Movimento Cinque Stelle fino alla sua definitiva abolizione.

Comprese per primo, con il caso Enzo Tortora, il rischio di un potere giudiziario privo di meccanismi di controllo efficaci. Sostenne quasi da solo la causa del celebre presentatore televisivo, arrestato nel 1983, condannato a dieci anni in primo grado nel 1985 e poi assolto con formula piena in appello nel 1986, con sentenza confermata dalla Cassazione nel 1987, nel più grave errore giudiziario della storia repubblicana. Anche in quel caso un referendum vinto con la stragrande maggioranza dei sì portò a introdurre la responsabilità civile dei magistrati, ma il parlamento, attraverso la legge Vassalli, trasferì quella responsabilità sullo Stato anziché istituire un obbligo diretto e personale, svuotando di fatto il risultato del voto. Era forse il limite politico più profondo di Pannella, poiché in un paese che prevede solo il referendum abrogativo e non quello propositivo, ogni vittoria referendaria restava a metà strada, consegnando al parlamento la riscrittura della norma abolita e rimettendo la partita nelle mani delle stesse forze che lui combatteva.

Di formazione liberale, ateo dichiarato e anticomunista per scelta di campo, cercò di costruire una terza via tra la DC al governo e il PCI all'opposizione. Stabilì un'interlocuzione con Bettino Craxi, all'epoca segretario del PSI e presidente del Consiglio, ma non riuscì a entrare nell'area di governo per il veto della DC e del suo segretario Ciriaco De Mita. Il tentativo di un cartello elettorale con il Partito Repubblicano e il Partito Liberale alle elezioni europee si risolse in un flop: i tre partiti insieme ottennero meno della metà dei voti che avrebbero preso presentandosi separatamente. Pannella era un irregolare visionario, forse troppo avanti rispetto alla società del suo tempo. Aveva lanciato prima di altri campagne per i diritti umani, contro la fame nel mondo, per la liberalizzazione delle droghe, per l'abolizione della pena di morte e per i diritti dei detenuti, anche attraverso provocazioni che i partiti e gli elettori faticavano a decifrare, come quando accettò l'iscrizione al Partito Radicale di un esponente della famiglia Piromalli, legata alla 'ndrangheta, in un gesto deliberatamente eversivo delle regole di decenza politica convenzionale. Aveva puntato con convinzione sull'Europa unita, sostenendo la cessione di sovranità nazionale alle istituzioni comunitarie in anni in cui farlo era tutt'altro che scontato.

Famosi furono i suoi scioperi della fame, individuali o a staffetta, per combattere il monopolio dei partiti sulla RAI o per richiamare l'attenzione su temi che il dibattito pubblico ignorava. Sul piano internazionale si oppose ferocemente all'Unione Sovietica e ai paesi del Patto di Varsavia, organizzando manifestazioni davanti alle rispettive ambasciate e candidando nelle proprie liste i dissidenti perseguitati dai regimi comunisti. Vicino al mondo occidentale e alla cultura anglosassone, era un fautore del sistema maggioritario di tipo britannico come strumento per rompere il duopolio DC-PCI. Nel 1993 un referendum a cui non fu il protagonista principale aprì la strada al superamento del proporzionale puro, ma il parlamento rispose con il cosiddetto Mattarellum, dal nome dell'attuale presidente della Repubblica, un sistema misto che conservava una quota proporzionale sufficiente a garantire ai partiti la discrezionalità nella composizione delle liste. Alle regionali del 1990 in Abruzzo si presentò in liste antiproibizioniste formate da indipendenti e da alcuni esponenti del PCI, cercando di dare un contributo alla costruzione di una sinistra non più a trazione comunista in un paese politicamente ingessato. Le alleanze con gli eredi del PCI restarono però sempre di difficile realizzazione: Pannella non era amato dai comunisti perché non lo era, e soprattutto perché non si volle mai ridurre a essere la ruota di scorta di nessuno.

Fu tra i primi a proporre il nome di Oscar Luigi Scalfaro come presidente della Repubblica dopo la strage di Capaci, in cui il giudice Giovanni Falcone, la moglie e gli uomini della scorta persero la vita in un attentato mafioso, dimostrando ancora una volta quella capacità di lettura del momento che lo distingueva in un parlamento incapace di prendere una decisione di tale peso in un frangente drammatico. Alla fine il parlamento seguì quella indicazione.

Era un convinto sostenitore del diritto di Israele a esistere, e per questo fu uno dei pochi politici accolti con rispetto autentico dalla comunità ebraica di Roma dopo l'attentato alla sinagoga del 9 ottobre 1982, in cui perse la vita il piccolo Stefano Gaj Taché, due anni, e altre quaranta persone rimasero ferite.


Marco Pannella era una voce fuori dal coro che difendeva le minoranze quando difenderle costava l'isolamento. Aveva costruito un'idea di politica fondata sulla pressione diretta ai cittadini, sull'autonomia da qualsiasi coalizione e su una visione dei diritti civili che il paese non era ancora pronto a riconoscere come propria. Quella posizione gli costò l'isolamento dei grandi partiti, la diffidenza degli alleati potenziali e un consenso elettorale che non riuscì mai a trasformarsi in governo. È ricordato come il promotore del referendum sul divorzio, il difensore di Enzo Tortora quando nessuno lo era e uno dei pochi politici italiani che aveva capito la crisi della partitocrazia prima che la partitocrazia crollasse, ma soprattutto come un uomo che fece opposizione senza mai smettere di avere ragione in anticipo.

Fonti

  1. Fondazione Marco Pannella
  2. Radicali.it
  3. SKY TG24
  4. Ristretti Orizzonti
  5. La Freccia Web
  6. Il Sole 24 Ore
  7. Presidenza del Consiglio dei Ministri
  8. Vatican News

© Riproduzione riservata

Autore

Carlo Cotticelli
Carlo Cotticelli

Nato a Piano di Sorrento nel 1970, laureato in Scienze politiche e relazioni internazionali. Storico e divulgatore, ha insegnato e collaborato con diverse testate. È portavoce della Fondazione Matteotti e attivo in associazioni culturali.

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