Dalla Legge Casati al registro elettronico, la scuola italiana cambia ancora
Centosessant'anni di riforme scolastiche hanno portato al registro elettronico, che divide gli studenti tra maggiore trasparenza e minore autonomia personale.
Dalla Legge Casati del 1859 al registro elettronico introdotto nel 2012, la scuola italiana ha attraversato riforme profonde. L'articolo ripercorre questa evoluzione e riflette sui rischi del digitale per l'autonomia degli studenti, chiudendo con un appello personale a non ridursi mai a un semplice voto.
Duecento anni di riforme, dalla Legge Casati al PCTO
Era il 13 novembre 1859, quando, con la Legge Casati, venne istituita la prima scuola elementare; era articolata in due bienni, ma solo il primo era obbligatorio e gratuito.
Quasi venti anni dopo, la Legge Coppino aumentò l'obbligo scolastico fino ai nove anni di età, introducendo sanzioni per i genitori inadempienti e la religione cattolica come insegnamento.
Nei primi anni del XX secolo, la Legge Orlando estese di tre anni l'obbligo scolastico e la Legge Daneo-Credaro, per contrastare l'analfabetismo e garantire stipendi regolari al personale scolastico, passò la gestione delle scuole elementari dai Comuni allo Stato.
Durante il periodo fascista, l'obbligo scolastico venne ampliato fino ai quattordici anni di età, venne introdotto l'esame di Stato e nacque l'idea, che ancora oggi è molto diffusa, che il Liceo Classico fosse l'unico accesso all'Università; le attività venivano strutturate e manipolate per la ricerca di consenso popolare, indirizzando fin dall'infanzia le giovani menti verso il partito fascista.
Nella Costituzione Italiana del 1948, agli articoli 33 e 34, la scuola diventa aperta a tutti, obbligatoria e gratuita per almeno otto anni.
Solo nel 1962 vennero create le scuole medie, come unico percorso secondario di primo grado, uguale per tutti; quattro anni dopo nacque la scuola materna statale e venne data la stessa possibilità a tutti i diplomati di iscriversi all'Università.
A partire dagli anni '70, segnati da vari movimenti democratici, nacquero i consigli di classe e d'istituto e venne introdotta la figura dell'insegnante di sostegno per gli alunni con disabilità.
Alla fine degli anni '90 le scuole vennero riconosciute come enti autonomi con personalità giuridica, vale a dire titolari di diritti e doveri garantiti dal nostro ordinamento; venne introdotto il Piano dell'Offerta Formativa, documento fondamentale che definisce l'identità culturale e progettuale di ogni istituzione scolastica italiana.
Solo nel 2015 venne introdotta la scuola-lavoro, chiamata oggi PCTO.
Covid, DAD e la nascita del registro elettronico
A causa dell'emergenza Covid-19, le attività scolastiche in presenza furono sospese, venne introdotta la DAD, la Didattica A Distanza, e successivamente la DDI, la Didattica Digitale Integrata.
Da una legge emanata nel 2012, è stato introdotto il registro elettronico, una piattaforma digitale dove sia gli studenti che i genitori possono tenere traccia del percorso scolastico degli alunni; voti, assenze, note, compiti e verifiche, tutto viene segnato e riportato digitalmente, perfino gli argomenti svolti quotidianamente dai vari professori in classe.
Trasparenza o perdita di autonomia, il dibattito sul registro elettronico
Come in ogni introduzione di uno strumento innovativo, si sono create due visioni contrapposte, perché c'è chi crede che il registro elettronico rappresenti un'Italia incline al cambiamento e al passo con i tempi, e chi invece lo considera una perdita di molti altri valori che hanno segnato l'istituzione scolastica.
I primi includono tra i punti a favore la comunicazione in tempo reale e la trasparenza didattica; questi elementi possono sembrare una visione utopica, un valore aggiunto e un traguardo importante raggiunto dalla nostra società, ma è anche vero che gli studenti si sentono meno responsabili del loro percorso scolastico. Il fatto, ad esempio, che i compiti vengano pubblicati sul registro e che lo studente non abbia più la responsabilità di segnarli sul diario per ricordare di adempiere ai propri doveri, toglie parte del suo lavoro attivo in classe. Un altro punto controverso riguarda lo studente che, per vari motivi, si è assentato dalle lezioni, perché sarà sì facilitato nel trovare tutte le informazioni che gli servono direttamente sul registro elettronico, ma perderà comunque la comunicazione diretta con altri studenti o con i professori. Per non parlare della comunicazione tra studente e genitore, il quale, avendo sempre la carriera scolastica del figlio sottomano, non chiederà più “com'è andata a scuola oggi?”, ma si limiterà a giudicare la giornata del figlio su una raccolta di dati digitali.
I voti sono un altro tema che vorrei riportare; il primo elemento che troviamo quando apriamo un registro elettronico è la media generale dei voti, ed essa orienta gli studenti sul loro andamento, ma allo stesso tempo li influenza negativamente a livello psicologico, facendogli credere ed interiorizzare l'idea che sia quel voto a descriverli per sempre e che non si possano permettere di sbagliare.
Il programma che si ripete tre volte, il nodo della storia
Nonostante tutti i vari provvedimenti adottati negli anni, riportati nella prima parte di questo articolo, oggi non si può dire che la scuola italiana non abbia delle problematiche da risolvere.
Il Piano di Offerta Formativa oggi si chiama Piano Triennale di Offerta Formativa, in quanto invece di essere annuale, dura tre anni; contiene l'orario delle lezioni, i criteri di valutazione, i piani per l'inclusione degli studenti e le attività extra-curriculari. Ciò che manca al programma scolastico italiano è l'innovazione, e sembra quasi una barzelletta dire che la nostra storia si ferma alla fine della Seconda guerra mondiale, tanto che in molte scuole e in molti libri più di cinquant'anni di storia non vengono raccontati. Le cause possono essere differenti, dal totale delle ore scolastiche a come esse vengono sfruttate dai professori, fino alla quantità di programma da affrontare e ai vari progetti che vanno inclusi durante le lezioni. La mia domanda è perché ripetere per tre volte lo stesso programma scolastico, ad esempio la Preistoria a Storia (alle elementari, alle medie e alle superiori), e non fare in modo che gli studenti effettivamente capiscano ciò che stanno studiando e si appassionino alla storia del nostro Paese? Non potremmo, sempre riportando il caso di Storia, suddividerla per scuole? Un'idea potrebbe essere quella di occuparsi, dalla prima elementare fino alla quinta, della dimensione temporale, partendo dalla Preistoria e arrivando fino all'inizio del Medioevo, come già accade oggi; alle medie si potrebbe ripartire dal Medioevo, e non dalla Preistoria, fino ad arrivare alla Rivoluzione francese; mentre alle superiori si affronterebbe il periodo dalla Rivoluzione francese fino alla storia del XXI secolo. Un progetto del genere non solo permetterebbe agli studenti di approfondire i vari argomenti senza affrontarli con superficialità, ma garantirebbe anche uno sfruttamento ottimale delle tempistiche scolastiche, permettendo ai professori di fare molte più attività civiche per sensibilizzare gli studenti nella società, piuttosto che creare un sistema di meritocrazia che porta all'emarginazione o, addirittura, a comportamenti violenti come purtroppo stiamo vivendo nella società di oggi.
Un messaggio agli studenti, non siete un numero
Questa ultima riflessione è dedicata agli studenti, sia delle scuole secondarie che delle università. Ricordatevi che il vero cambiamento deve partire da noi. Io, come voi, ho fatto parte di quel sistema di meritocrazia, mi sono sentita vulnerabile ai voti e fragile davanti a tutto lo studio che ho affrontato e che sto affrontando; l'ansia, la paura di non farcela, le delusioni e i numerosi pianti fatti mi hanno accompagnato per anni nel mio percorso scolastico. Il consiglio che mi sento di darvi, che forse avrei dovuto seguire molto tempo fa, è di non farvi abbattere dalle difficoltà, che esse siano un professore che vi ha preso di mira, un compito o un esame andato male, una nota data per un'incomprensione o la testa che vi esplode per il troppo studio; ogni giorno dovete ricordarvi che siete delle persone e non dei numeri, che avete il diritto e il dovere di sbagliare, fin quando quell'errore è formativo; perciò, non fatevi fermare da quell'ostacolo, saltatelo a piedi pari, tutti abbiamo la paura di cadere, ma è la paura che ti porta davvero dall'altra parte.

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Fonti
1. SIUSA – Sistema Informativo Unificato delle Soprintendenze Archivistiche
2. Senato della Repubblica
3. Ministero dell'Istruzione e del Merito
4. Scuola7
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