Oltre 22.000 impianti, tra inefficienze e ritardi nella decarbonizzazione. Il vero nodo della rete carburanti italiana è nel riparto di competenze tra Stato e Regioni, che da anni frena riforme e investimenti.
La crisi dello Stretto di Hormuz obbliga l'Italia a posticipare l'uscita dal carbone. Ancora una volta, un'emergenza esterna rivela la mancanza di una strategia energetica nazionale coerente, integrata e trasparente.
Settant'anni di crisi energetiche pesano sulla storia economica italiana. Oggi, tra la guerra in Ucraina e il conflitto in Medio Oriente, la nuova stretta sul petrolio riapre uno scenario da shock energetico, con effetti su crescita, prezzi e industria.
La crisi di Stellantis pesa sull'Italia: 18mila dipendenti a rischio, stabilimenti al 50% e un titolo in Borsa che ha perso il 78%. Senza un piano condiviso tra azienda, sindacati e Governo, i licenziamenti diventano una certezza.
La crisi dell’automotive europeo nasce da un impianto normativo che privilegia l’elettrificazione e l’approccio Tank-to-Wheel, penalizzando motori ICE e biocarburanti CO₂ neutrali, nonostante il loro potenziale immediato di riduzione delle emissioni.
La COP30 non è stata un fallimento, ma nemmeno un successo. L’unanimità sul documento finale salva il multilateralismo, ma certifica ancora una volta l’assenza di una strategia condivisa su decarbonizzazione, adattamento e gestione dei rischi climatici.
La revisione del Fit for 55 nasce da una presa d’atto geopolitica: l’Europa rischia di perdere industria, occupazione e autonomia strategica spingendo sull’auto elettrica senza controllarne le filiere dominare dalla Cina.
La domanda di energia continua a crescere e il solo affidamento alle rinnovabili non basta a garantire sicurezza energetica. L’Italia guarda di nuovo al nucleare per sostenere la transizione climatica e la stabilità della rete.
Un progetto di educazione ambientale che porta gli studenti laziali dentro gli impianti industriali, per scoprire energia, rifiuti e innovazione come alleati nella transizione ecologica.
Dagli undici acquedotti romani al nuovo piano idrico da 2 miliardi di euro. La Capitale difende la qualità della sua acqua con investimenti e scienza.
Il B7 indica quattro priorità globali. Catene del valore fragili e transizioni ambientali richiedono cooperazione, neutralità tecnologica e riforme strutturali.
L’Italia sconta un gap di impianti per riciclo e valorizzazione energetica, soprattutto nel Centro-Sud. Tra competenze Stato-Regioni, burocrazia, criminalità e opposizioni “NIMBY”, la chiusura del ciclo dei rifiuti resta incompleta.
Visualizzati 12 di 20 articoli totali
Rimani aggiornato con la nostra selezione dei migliori articoli.