Perché il testo dell'audiodescrizione merita la tutela del diritto d'autore
Chi scrive audiodescrizioni compie un atto creativo autonomo, eppure il vuoto normativo lo lascia senza tutela d'autore, fisco agevolato e pensione.
La scrittura audiodescrittiva unisce ipotiposi, ecfrasi e vincoli tecnici millimetrici, configurandosi come opera dell'ingegno paragonabile all'adattamento dei dialoghi. La sua mancata tutela giuridica alimenta tariffe al ribasso, lavoro sommerso e minori entrate per fisco e previdenza, indebolendo la qualità stessa dell'accessibilità cinematografica per il pubblico non vedente.
Perché la scrittura audiodescrittiva è un atto creativo autoriale
Per capire perché l'audiodescrizione sia un atto di pura creazione autoriale basta analizzare ciò che si cela dietro il lavoro di scrittura. L'audiodescrittore si muove su un terreno ibrido, e realizza un testo pensato non per la pagina, ma per la libertà della voce.
Questo impone all'autore limiti creativi straordinariamente severi. Non si tratta solo di descrivere, ma di farlo rispettando, letteralmente, al millesimo di secondo, i silenzi della colonna audio, senza mai sovrapporsi ai dialoghi o rubare spazio agli effetti sonori che raccontano la storia. L'autore deve calibrare il ritmo, evitare rime involontarie, cacofonie o allitterazioni che disturberebbero l'ascolto, e applicare allo stesso tempo una costante operazione di sintesi che non sacrifichi mai l'efficacia espressiva. Questa si configura come scrittura vincolata, una delle forme più alte e complesse di esercizio letterario, ben oltre la semplice esecuzione tecnica.
Davanti al potere di un'immagine, che in un solo fotogramma offre allo spettatore vedente migliaia di informazioni simultanee, l'audiodescrittore non può essere un semplice cronista. Se si limitasse a elencare gli elementi in scena, annoierebbe il fruitore e distruggerebbe la magia del film. Proprio in questo frangente interviene l'atto creativo e l'uso dell'arsenale retorico. Per restituire la replica fedele di un'emozione visiva in pochissime sillabe, l'autore deve dominare strumenti di efficacia comprovata e millenaria: l'ecfrasi, la descrizione verbale di un'opera visuale; l'ipotiposi, la tecnica retorica che consiste nel descrivere qualcosa con tale vivacità e ricchezza di dettagli da renderla quasi reale agli occhi dell'ascoltatore.
Scegliere un aggettivo preciso al posto di una perifrasi arzigogolata, decidere se dare priorità al colore di un vestito, all'impercettibile tremolio di una mano o ad un riflesso di luce nello sfondo, richiede una sensibilità estetica ed una competenza semantica che appartengono solo alla figura dell'autore. Due audiodescrittori professionisti, davanti alla stessa identica scena, scriveranno due testi diversi, ognuno con la propria cifra espressiva e la propria sensibilità narrativa. E se esiste scelta, se è coinvolto lo stile, se è presente una possibilità di interpretazione, senza dubbio si è di fronte a un'opera dell'ingegno.
Il parallelismo giuridico con gli adattatori dei dialoghi
La legge sul diritto d'autore tutela già da tempo figure come i traduttori letterari e gli adattatori dei dialoghi per il doppiaggio. L'adattatore gode di questa garanzia perché lavora a partire da un testo esistente, i dialoghi in lingua originale, e lo rielabora in una forma nuova, mantenendo il senso ma ricreando il ritmo, la sincronizzazione labiale e la fluidità nella lingua d'arrivo.
L'audiodescrittore compie un'operazione analoga e, se vogliamo, persino più complessa, perché non traduce da lingua a lingua, ma da codice a codice. Converte il mezzo visivo, luci, movimenti di macchina, espressioni facciali, costumi, in quello verbale. È questa una traduzione intersemiotica. Se dunque l'adattatore dei dialoghi ha diritto alla tutela del proprio testo in quanto opera derivata, non si comprende per quale motivo l'autore di audiodescrizioni debba esserne escluso.
A questo proposito è necessario sciogliere un nodo logico che troppo spesso viene utilizzato come pretesto per negare dignità autoriale, ovvero la natura ausiliaria dell'audiodescrizione. È innegabile che l'AD sia uno strumento di accessibilità, una tecnica che permette il superamento di una barriera sensoriale, ma identificare l'audiodescrizione esclusivamente come un supporto tecnico significa commettere un errore di prospettiva gravissimo, confondendo il fine del testo con la sua essenza. L'audiodescrizione è un ausilio in funzione del suo nobile scopo sociale, ma nella sua natura intrinseca è un testo creativo e la condizione di ausilio non annulla, né tantomeno può assorbire, l'autorialità della scrittura. Pertanto, il fatto che l'AD serva a rendere accessibile un film non può giustificare la svalutazione del testo descrittivo che la compone. Sfruttare la funzione di servizio per svuotare di valore intellettuale la penna di chi lo ha creato non è ammissibile, perché proprio in quanto ausilio fondamentale la qualità dell'opera descrittiva dovrebbe essere elevata al massimo grado, riconoscendo l'audiodescrittore come il mediatore culturale che, attraverso la parola, rende l'ausilio stesso non solo utile, ma anche estetico.
Il vuoto normativo che alimenta lo sfruttamento
Il mancato riconoscimento della figura professionale dell'audiodescrittore e del diritto d'autore ha conseguenze devastanti sul piano pratico. Poiché il testo non è considerato un'opera protetta, case di produzione, di distribuzione, società di edizione cinetelevisiva e piattaforme tendono a trattarlo come un servizio accessorio standardizzato.
Questo vuoto giuridico spiana la strada al mercato ribassista, fatto di tariffe mortificanti, scadenze impossibili da rispettare, come denunciato più volte, e del ricorso a figure improvvisate o a software di intelligenza artificiale capaci solo di etichettare freddamente oggetti statici. Quando il testo viene privato della sua dignità autoriale, il prodotto finale scade inevitabilmente, offrendo agli utenti un servizio pessimo e privo di anima.
Un danno anche per fisco e previdenza
C'è poi un aspetto fiscale e contributivo che non può più essere ignorato. Trattandosi a tutti gli effetti di un'opera dell'ingegno, l'audiodescrizione cinetelevisiva dovrebbe rientrare in regimi di tutela e riconoscimento economico del diritto d'autore del tutto analoghi a quelli già previsti per figure ufficialmente riconosciute del settore audiovisivo, come gli adattatori dialoghisti.
Per i professionisti dell'AD debitamente formati e specializzati, del resto, è esattamente così che avviene, perché le aziende virtuose, a cominciare dalla RAI, applicano già la disciplina fiscale del diritto d'autore prevista dall'Agenzia delle Entrate, che comporta l'esenzione dall'IVA, la tassazione parziale con l'IRPEF, calcolata sul 75% dell'imponibile, e l'utilizzo del codice 044 per il versamento del contributo sociale e previdenziale previsto per i lavoratori dello spettacolo. Ma si tratta, purtroppo, di una minima parte illuminata del settore.
Fuori da questo perimetro virtuoso, l'imperdonabile ritardo nel riconoscere la figura professionale dell'autore di AD costringe l'intero comparto in un'area grigia, fatta di inquadramenti contrattuali impropri, lavoro nero e prestazioni sottostimate. Il risultato è un danno economico diretto per le casse dello Stato. Trattare questa seria forma di scrittura creativa come un lavoretto generico significa sottrarre gettito al fisco e deprivare l'INPS, nella sua gestione ex-ENPALS, delle relative entrate contributive dello spettacolo, in un cortocircuito che penalizza i lavoratori e il loro sacrosanto diritto alla pensione, oltre ad impoverire l'intero sistema pubblico.
Riconoscere l'autore per salvare la qualità dell'accessibilità
Regolamentare la figura professionale dell'audiodescrittore significa, prima di tutto, riconoscerne la natura di autore della filiera audiovisiva. Il testo dell'audiodescrizione non è un ausilio informatico incollato sopra ad un film, è la voce che permette al film stesso di esistere nella mente di chi non può vederlo.
Finché la proprietà intellettuale di questi testi non verrà riconosciuta e tutelata da leggi opportune, continueremo a considerare l'accessibilità come un'elemosina burocratica da sbrigare al minor costo e nel minor tempo possibile. Riconoscere il diritto d'autore all'audiodescrittore, invece, significa moltissimo, perché significa proteggere la qualità dell'opera, dare dignità al lavoratore e, soprattutto, garantire il diritto dei fruitori a ricevere non un semplice riassunto, ma una vera e propria esperienza culturale, emotiva ed estetica.

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Fonti
- Normattiva
- Treccani
- RAI
- Agenzia delle Entrate
- INPS
- UICI - Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti
© Riproduzione riservata
Autore
Adattatrice dialoghista dal 1996, pioniera dell’audiodescrizione in Italia, con oltre vent’anni di esperienza. Docente universitaria, autrice di saggi e romanzi, premiata nel 2021 dal Festival Internazionale del Doppiaggio. Membro AIDAC.
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