Il cattolicesimo politico italiano cerca una nuova casa dopo la diaspora democristiana

Dalla Rerum Novarum al popolarismo sturziano, fino al crollo della Democrazia Cristiana, il cattolicesimo politico italiano attraversa oggi una fase di ripensamento, alla ricerca di nuovi riferimenti e di un ruolo più incisivo nella società civile.

Mani di persone diverse sollevano e ricompongono i frammenti di uno scudo rosso simbolo della Democrazia Cristiana sospeso in aria.
Dalla fine della Democrazia Cristiana alla ricerca di una nuova casa politica, il cattolicesimo italiano prova a ricomporsi tra eredità e nuove sfide.
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Ad Avellino, una due giorni dedicata al futuro del cattolicesimo politico in Italia ha riunito esponenti del mondo politico, civile e culturale. Dal Non Expedit alla diaspora post-democristiana, il dibattito ha ricostruito un lungo percorso storico per riflettere sul ruolo dei cattolici nella vita pubblica. Sostenibilità, lavoro e parità di genere sono emersi come terreni decisivi per un rinnovato protagonismo sociale e istituzionale.


Due secoli di cattolicesimo politico in Italia

Affrontare il tema del cattolicesimo politico è una questione tanto affascinante quanto ambiziosa soprattutto se lo si fa tenendo in considerazione quello che è stato lo sviluppo del ruolo dei cattolici nell'alveo della politica italiana. Guardando alla storia degli ultimi due secoli, infatti, notiamo come si sia passati da una totale alterità del mondo cattolico rispetto alle vicende politiche del Regno, il cui parossismo viene raggiunto con il Non Expedit emanato nel 1874 da Papa Pio IX, ad un dominio totale ed incontrastato della politica nazionale con il cinquantennio di governo democristiano, passando per momenti di stabilizzazione e concordia come l'inaugurazione della dottrina sociale della Chiesa, definita dalla Rerum Novarum di Papa Leone XIII del 1891, il Patto Gentiloni del 1913 e la nascita del primo partito cattolico, il PPI di Don Luigi Sturzo nel 1919.

Ebbene, questa vicenda può essere idealmente conclusa fra il 1992 e il 1994, parentesi che nel nostro Paese coincide con la stagione di Tangentopoli, l'accelerazione del processo di integrazione europea, la caduta del muro di Berlino e la fine del comunismo internazionale: questa interazione di fattori endogeni ed esogeni ha condotto, come convengono storici e politologi, alla dissoluzione del tradizionale sistema partitico italiano, caratterizzato da una conventio ad excludendum che consentiva la formazione di maggioranze parlamentari vertenti attorno al perno della Democrazia Cristiana, la quale nel corso degli anni ha avuto l'abilità di sperimentare soluzioni differenti per offrire risposte adeguate ai tempi concreti, basti qui ricordare espressioni giornalistiche come quelle delle convergenze parallele o del pentapartito. Proprio con la scomparsa di quest'ultima, molti cattolici oggi portano avanti un impegno politico nella diaspora, restando orfani di un partito capace di dar loro riferimenti saldi e stabili.

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Dal Non Expedit del 1874 al dominio democristiano del dopoguerra, il cattolicesimo politico italiano ha attraversato trasformazioni radicali. Con la fine della DC, molti cattolici portano avanti il proprio impegno nella diaspora, orfani di riferimenti saldi.

La conferenza di Avellino e il quesito sul futuro del cattolicesimo politico

La due giorni del 27 e 28 marzo, organizzata ad Avellino presso il Viva Hotel dall'Onorevole Gianfranco Rotondi, ha avuto il fine di sollecitare gli esterni che si sentono vicini alla Democrazia Cristiana riguardo un quesito che è anche il titolo della conferenza: cattolicesimo politico, abbiamo ancora qualcosa da dire? Gli interventi, della durata di 10 minuti, sono stati molteplici e hanno coinvolto personalità note e meno note, fra le quali spiccano sicuramente Matteo Piantedosi, Bruno Tabacci, Luigi Sbarra, Mara Carfagna e Mariastella Gelmini. Ricondurre ad una linea condivisa la ricchezza degli spunti avanzati dagli ospiti non è semplice ma un denominatore comune può comunque essere individuato.

Si è convenuto, infatti, che il cattolicesimo politico non soltanto ha ancora qualcosa da dire, ma ha molto da fare: in un periodo come quello attuale, in cui l'orizzonte nazionale è inquinato da una preoccupante instabilità economica e quello internazionale da conflitti che attraversano il globo da est ad ovest, la voce dei cattolici ha la responsabilità di ergersi nuovamente a punto di riferimento imprescindibile per tutta la società civile oggi orfana di valori ed ideali.

Rerum Novarum e popolarismo sturziano

Gli aspetti maggiormente citati dagli ospiti della tradizione politica cattolica sono stati sicuramente la dottrina sociale della Chiesa contenuta nella Rerum Novarum e il popolarismo sturziano: l'elemento di continuità fra questi due aspetti, che in qualche maniera istituiscono un cordone di prossimità fra XIX e XX secolo, è sicuramente rappresentato dalla concordia e dal compromesso (inteso quale mezzo per la risoluzione delle tensioni sociali).

Questo è dimostrato dalla condanna della lotta di classe militante promossa da Leone XIII nella sua Enciclica (bilanciata però dalla liceità dell'associazionismo di matrice sindacale) e dall'impulso di Don Luigi Sturzo al protagonismo proattivo e alla cittadinanza attiva del popolo, capace di travalicare le differenze di classe e ponendosi alla base della cultura del popolarismo.

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Il compito dei cattolici oggi è una ricostruzione immateriale che aspiri a un rinnovamento delle coscienze. Prima di tutto, però, occorre recuperare la lezione di Don Luigi Sturzo e fondare un nuovo grande partito di massa.

Sostenibilità, lavoro e parità di genere come campi di intervento per i cattolici oggi

Proprio la scomparsa delle grandi ideologie del 900 impone ai cattolici un compito rinnovato, che però ha delle assonanze con quello che è già stato compiuto poco meno di un secolo fa: se nel 1943 la Democrazia Cristiana si assunse l'onere della ricostruzione materiale di un Paese fiaccato dalla guerra, oggi il compito dei cattolici è quello di preoccuparsi di una ricostruzione immateriale che aspiri ad un rinnovamento delle coscienze e ad un coinvolgimento di tutta quella fascia di popolazione che non ripone più alcuna fiducia nella politica, come dimostra il dato sconfortante dell'affluenza alle ultime legislative.

I campi, su cui sarebbe opportuno intervenire, sono quelli maggiormente avvertiti dai giovani e solitamente appannaggio delle formazioni progressiste militanti all'interno dello schieramento di centrosinistra: sostenibilità ambientale, lavoro, parità di genere. Questo per un motivo tanto semplice quanto evidente: nessuno è impegnato da tanto tempo quanto i cattolici negli ambiti sopra citati. E allora ecco che nel corso della conferenza vengono avanzate alcune proposte concrete: la giornalista Anna La Rosa ha posto l'accento sull'importanza della formazione Verde è Popolare, che come essa stessa evidenzia nel proprio manifesto "quella cristiana è l'unica cultura interamente basata sul rapporto fecondo e incontestabile fra ambiente, persona e comunità"; Luigi Sbarra, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per il Sud ed ex Segretario Generale CISL, enfatizza il ruolo centrale del sindacalismo cattolico nel corso della storia per una giusta tutela dei lavoratori (basti ricordare che fu Don Giovanni Bosco, nel lontano 1852, a raggiungere per un proprio allievo il primo contratto di apprendistato).

La laicizzazione della fede e la necessità di un nuovo partito cattolico di massa

Questo compito non può che spettare ai cattolici, e in particolare ai cattolici politici, cioè a coloro capaci di laicizzare la dottrina propria del cattolicesimo rendendola applicabile in maniera trasversale ad una pluralità di contesti. La laicizzazione della fede, difatti, non corrisponde ad una sua negazione ma ad una sua universalizzazione e dunque ad un suo potenziamento, epurandola di tutti quegli aspetti che la rendono arcigna ed inaccessibile. Il compito cui i cattolici oggi devono assolvere è questo, ma prima di tutto, alla luce della dissoluzione democristiana, è opportuno recuperare la lezione di Don Luigi Sturzo e fornire ai cattolici impegnati politicamente una nuova casa, un nuovo grande partito di massa che funga da laboratorio di nuove idee.

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Fonti

  1. Britannica
  2. Il Post
  3. Verde e Popolare
  4. Santa Sede
  5. Senato della Repubblica
  6. Camera dei deputati
  7. Biblioteca comunale dell’Archiginnasio
  8. Verde è Popolare

© Riproduzione riservata

Autore

Edoardo Carmine Toto
Edoardo Carmine Toto

Dirigente del centro studi Edoca. Laureato in Scienze storiche, Lettere Moderne e Storia e Politica Internazionale. Collabora a ricerche storico-politiche.

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