L'ONU tra crisi del multilateralismo e ritorno degli unilateralismi

Dall'invasione dell'Iraq ai veti su Gaza, il crescente unilateralismo delle grandi potenze sta indebolendo l'ONU e il sistema multilaterale nato nel 1945.

Un enorme pugno blu scende su un tavolo rotondo con piccole figure sedute, tra fogli sparsi nella sala vuota.
Il potere di pochi può ancora bloccare la voce di tutti.
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Fondata nel 1945 per prevenire nuove guerre mondiali, l'ONU si scontra oggi con un crescente unilateralismo delle grandi potenze. Dall'invasione dell'Iraq alle guerre in Ucraina e a Gaza, fino ai dazi imposti dagli Stati Uniti, il multilateralismo appare sempre più fragile.


La nascita dell'ONU sulle macerie della Seconda guerra mondiale

Negli ultimi anni il mondo sta nuovamente scivolando in una spirale di guerre, crisi economiche e crescente instabilità geopolitica, nonostante la presenza di organizzazioni sovranazionali che dovrebbero garantire pace e dialogo tra le nazioni. Le cause di questa deriva sono molteplici, ma una risulta sempre più evidente, ovvero l'abbandono del multilateralismo in favore di un crescente unilateralismo, una tendenza che rischia di svuotare di significato trattati e alleanze pensati per il bene comune, a partire dall'ONU.

L'Organizzazione delle Nazioni Unite nasce ufficialmente il 24 ottobre 1945, con l'entrata in vigore dello Statuto delle Nazioni Unite, firmato da 50 paesi con un obiettivo comune, quello di impedire che l'orrore della Seconda guerra mondiale potesse ripetersi. Fin dalle origini, la cooperazione multilaterale per sviluppare amicizia tra le nazioni è il punto cardine dell'organizzazione, ma il clima di tensione del secondo dopoguerra e della Guerra Fredda la mette a durissima prova. L'esistenza di due blocchi contrapposti, quello statunitense e quello sovietico, non giova infatti a un'organizzazione che punta al dialogo pacifico, tanto più che i due “capi” dei blocchi sono, ancora oggi, membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

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Nato nel 1945 per scongiurare nuove guerre mondiali, il sistema multilaterale dell'ONU si regge sulla cooperazione tra Stati, ma fin dalle origini convive con il potere di veto dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza, capace di bloccare qualsiasi risoluzione sgradita.

Il Consiglio di sicurezza e il peso del diritto di veto

Il Consiglio di sicurezza è il cuore delle Nazioni Unite, il motore politico e decisionale dell'organizzazione. È composto da cinque membri permanenti, Russia, Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Cina, e da dieci membri eletti a rotazione ogni due anni. I membri permanenti godono di un potere di veto applicabile alle risoluzioni del Consiglio, e questo potere è stato spesso usato non per perseguire l'obiettivo della pace nel mondo, ma per assicurare ai membri permanenti la riuscita dei propri scopi. Il continuo ricorso al cosiddetto “veto incrociato”, la situazione in cui più fazioni bloccano reciprocamente le proposte altrui, rende così inapplicabili le risoluzioni sfavorevoli a uno dei membri permanenti.

Dalla fine della Guerra Fredda alla rottura con l'invasione dell'Iraq

Dopo la caduta del blocco sovietico questa situazione sembrò avviarsi verso una soluzione, con la quasi scomparsa del ricorso al veto incrociato, e l'ONU iniziò a funzionare in maniera nettamente più efficace. Poteva essere l'inizio di una rinascita del multilateralismo. Questa speranza fu però disattesa. L'invasione dell'Iraq da parte di Stati Uniti e Regno Unito nel 2003, avvenuta senza l'autorizzazione del Consiglio di sicurezza e giustificata come “guerra preventiva”, ha aperto una ferita profonda nello scenario internazionale. Non solo l'ONU era stata platealmente scavalcata, ma a farlo erano stati gli Stati Uniti, principale fondatore e finanziatore dell'organizzazione, e non uno degli “stati canaglia” che tanto preoccupavano l'occidente.

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Dall'invasione dell'Iraq nel 2003 alla Crimea, dall'Ucraina a Gaza, fino alla guerra dei dazi, le grandi potenze scelgono sempre più spesso la via unilaterale, indebolendo il ruolo delle Nazioni Unite come luogo di mediazione tra gli Stati.

Il ritorno dell'unilateralismo, dalla Crimea ai dazi americani

Quella crisi della cooperazione internazionale non si è più fermata. Negli anni successivi al 2003 altre potenze hanno deliberatamente ignorato l'ONU per perseguire i propri scopi, come la Russia con l'annessione della Crimea nel 2014 e l'invasione dell'Ucraina nel 2022, forti anche del potere di veto nel Consiglio. Analogamente, gli Stati Uniti hanno più volte posto il veto sul cessate il fuoco a Gaza, per non compromettere i rapporti con Israele. A questo si aggiunge la pericolosa deriva nazionalista di molte politiche economiche, a partire dalla guerra dei dazi avviata dall'amministrazione Trump per mettere sotto pressione i paesi che dipendono dai rapporti commerciali con gli Stati Uniti, un ricatto che non aiuta certo la dialettica multilaterale su cui si fonda l'ONU.

La crisi del multilateralismo che stiamo affrontando non è purtroppo una novità, ma conoscerla e comprenderne le cause permette di riconoscere cosa mina la stabilità del quadro internazionale, e di opporsi consapevolmente a un'escalation che non preannuncia nulla di buono.

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Fonti
1. Centro di Ateneo per i Diritti Umani – Università di Padova
2. Nazioni Unite – Consiglio di Sicurezza
3. Treccani
4. Consiglio dell'Unione Europea
5. Council on Foreign Relations
6. Il Post
7. ISPI

© Riproduzione riservata

Autore

Teodoro de Vincenzi
Teodoro de Vincenzi

Studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l'università Sapienza di Roma

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