L'impresa impact come paradigma evolutivo

Il mercato globale degli investimenti ad impatto ha superato i 1.164 miliardi di dollari. L'Italia insegue con 4.500 Società Benefit e un nuovo Comitato ministeriale, ma il ritardo rispetto a UK, Francia e Germania si misura in decenni.

Illustrazione papercraft su sfondo bianco: a destra una fabbrica stilizzata in cartoncino che si solleva come un razzo, con fiamme terracotta e una foglia verde sul camino.
Un'impresa che decolla: Il modello impact trasforma la produzione industriale in motore di valore collettivo.
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L'impresa impact incorpora la creazione di valore collettivo nella struttura stessa del business, non come obiettivo accessorio. Mentre il mercato globale degli investimenti ad impatto supera i 1.100 miliardi di dollari e la CSRD impone nuovi standard di rendicontazione, l'Italia muove i primi passi istituzionali scontando un ritardo strutturale rispetto ai principali partner europei.


Cos'è un'impresa impact?

Quando nel gennaio 2024 il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha firmato il decreto che istituisce il Comitato consultivo per le imprese impact, la categoria a cui si riferisce aveva già una storia di vent'anni negli ambienti della finanza e dell'innovazione sociale, ma ancora poca presenza nel dibattito pubblico italiano. "Imprese impact" è una definizione precisa, con una letteratura e una metodologia proprie, che si distingue in modo sostanziale dai modelli di responsabilità d'impresa più diffusi.

Un'impresa impact integra obiettivi sociali e ambientali nella propria struttura strategica e organizzativa, mantenendo sostenibilità economica e competitività. La differenza rispetto ai modelli tradizionali di responsabilità d'impresa, come la CSR classica, sta nella sequenza logica: nelle imprese impact, l'impatto è un parametro costitutivo del modello di business, presente fin dalla fase progettuale, e non una dichiarazione d'intenti aggiunta a valle.

Con la Legge 208/2015, l'Italia è stata tra i primi Paesi in Europa, dopo gli Stati Uniti, a riconoscere giuridicamente le cosiddette Società Benefit, ovvero imprese che inseriscono nello statuto, accanto all'obiettivo di lucro, finalità di beneficio comune. A distanza di quasi dieci anni, le Società Benefit iscritte alle Camere di Commercio italiane superano le 4.500 unità, con una crescita annua costante che Unioncamere monitora dal 2016, su un tessuto produttivo nazionale che conta circa 4 milioni di imprese attive.

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Nelle imprese impact l'impatto non è una dichiarazione d'intenti aggiunta a valle: è un parametro costitutivo del modello di business, presente fin dalla fase progettuale.

Innovazione sociale come trasformazione organizzativa

Il modello impact richiede innovazione organizzativa prima ancora che di prodotto o di processo. Governance, processi decisionali e struttura dei team vanno ripensati con una prospettiva temporale più lunga di quella trimestrale, orientando l'intera organizzazione verso trasparenza e inclusività.

Secondo il GIIN, il Global Impact Investing Network, il mercato globale degli investimenti ad impatto ha superato nel 2022 i 1.164 miliardi di dollari, con una crescita quintuplicata nel decennio precedente. Questa massa di capitali cerca imprese strutturate per rendicontare l'impatto in modo credibile e misurabile, con metodologie come il SROI (Social Return on Investment) o gli standard dell'Impact Management Project, che stanno diventando requisiti impliciti di accesso a fondi privati e istituzionali.

Affrontare la transizione ecologica o la trasformazione digitale richiede che università, enti del Terzo Settore, startup, istituzioni pubbliche e imprese private costruiscano linguaggi condivisi e strumenti di co-progettazione stabili. In Italia esistono già sperimentazioni in questa direzione. Un esempio sono i Contratti di Sviluppo con componente di impatto sociale promossi da Invitalia, un precedente concreto, ancora circoscritto ma replicabile.

Competenze e reskilling

Il World Economic Forum stima che entro il 2027 il 44% delle competenze dei lavoratori subirà trasformazioni significative a causa dell'automazione e della transizione verde. Per le imprese impact questo dato ha un peso specifico, perché il modello richiede capacità che i sistemi formativi tradizionali, orientati sulla specializzazione verticale, faticano a produrre: pensiero sistemico, gestione di partnership complesse, co-progettazione con attori eterogenei. Sono profili che devono saper costruire metriche di impatto leggibili sia dai team interni sia dagli investitori, e tradurre bisogni sociali in opportunità imprenditoriali concrete.

La pressione sul reskilling riguarda tutte le organizzazioni, comprese quelle del Terzo Settore, che si trovano a operare in un mercato sempre più popolato da soggetti ibridi con strutture più agili e accesso diretto ai capitali privati. Chi non aggiorna i propri strumenti professionali perde terreno su entrambi i fronti, sia nella capacità di attrarre finanziamenti che in quella di costruire partnership credibili con il mondo imprenditoriale.

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Il 44% delle competenze dei lavoratori subirà trasformazioni significative entro il 2027. Per le imprese impact non è un dato di contesto: è il perimetro dentro cui costruire il proprio vantaggio competitivo.

In Italia i percorsi formativi dedicati al social entrepreneurship e all'impact management restano pochi e geograficamente concentrati, perlopiù nel nord del Paese. Alcune università, come il Politecnico di Milano e la Bocconi, hanno sviluppato programmi specifici, ma l'offerta complessiva è ancora lontana dalla domanda che un mercato dell'impatto in espansione comincia a esprimere. Il ritardo formativo rischia di diventare un collo di bottiglia per la crescita dell'intero settore.

L'Italia verso un nuovo modello di sviluppo responsabile

Al Comitato consultivo istituito presso la DGIND spetta elaborare proposte legislative, promuovere strumenti di certificazione per la sostenibilità e produrre una relazione annuale con raccomandazioni strategiche, con una composizione che include esperti del mondo accademico, della finanza ad impatto e delle organizzazioni intermediarie. Colpisce, però, la distanza rispetto ad altri Paesi europei che hanno costruito infrastrutture istituzionali ben più solide.

Il Regno Unito ha istituito la Big Society Capital già nel 2012, destinandovi oltre 600 milioni di sterline per catalizzare il mercato degli investimenti sociali. Francia e Germania hanno sviluppato architetture pubblico-private per la finanza ad impatto con un anticipo di almeno un decennio. Perché il Comitato produca effetti concreti, serviranno strumenti operativi coerenti con le sue raccomandazioni: fondi dedicati, sgravi fiscali mirati, sistemi di certificazione riconosciuti a livello europeo.

Il ruolo centrale delle startup nell’economia dell’innovazione
Le startup guidano l’economia moderna: innovano, creano nuove opportunità, aumentano efficienza e attraggono investimenti. Le deep tech accelerano il progresso e possono aiutare a raggiungere l’Agenda 2030 e i 17 SDGs, ma serve un ecosistema più solido.

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Sul fronte della credibilità, il tema dell'impact washing resta aperto. La tendenza di imprese tradizionali a riposizionarsi nel mondo dell'impatto senza modificare modelli di business, catene di fornitura o strutture di governance è documentata e diffusa. La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), entrata gradualmente in vigore dal 2024, coinvolgerà circa 50.000 aziende europee in un sistema di rendicontazione obbligatoria: per la prima volta, dichiarazioni di impatto senza dati verificabili esporranno le imprese a conseguenze legali e reputazionali concrete.

Per le imprese italiane, adeguarsi alla CSRD con strutture di rendicontazione credibili richiede investimenti organizzativi che chi ha già avviato una trasformazione impact ha in larga parte già fatto.

Fonti

  1. GIIN Annual Impact Investor Survey 2023
  2. Unioncamere, Report Società Benefit 2023
  3. World Economic Forum, Future of Jobs Report 2023
  4. European Commission, CSRD Directive 2022/2464/UE
  5. Decreto MIMIT, gennaio 2024

© Riproduzione riservata

Autore

Fabrizio Sammarco
Fabrizio Sammarco

Founder e CEO di Italiacamp. PhD in Diritto delle relazioni di lavoro (Unimore). È Aspen Fellow e componente del "Comitato per le imprese impact” MIMIT. Docente in Luiss su temi di impact e innovation.

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