L’accessibilità audiovisiva: un concreto veicolo di cultura
L’accessibilità audiovisiva è il mezzo che permette alla cultura di raggiungere tutti. Doppiaggio, sottotitoli e audiodescrizione sono strumenti complessi che richiedono competenza, tempo e responsabilità per non tradire lingua e pubblico.
Per quanto ormai presente nel discorso comune, il tema dell’accessibilità ancora non risulta adeguatamente decifrabile nei suoi significati e nelle sue applicazioni più concrete. Per riuscire a coglierlo in maniera pragmatica, può essere utile rifarsi al concetto di veicolo di cultura.
L’accessibilità come veicolo di cultura
Per quanto ormai presente nel discorso comune, il tema dell’accessibilità ancora non risulta adeguatamente decifrabile nei suoi significati e nelle sue applicazioni più concrete. Per riuscire a coglierlo in maniera pragmatica, può essere utile rifarsi al concetto di veicolo di cultura, un’espressione figurata che qui verrà però intesa in senso letterale: che aspetto avrebbe un mezzo di trasporto il cui compito è diffondere il sapere? Potrebbe avere le sembianze di un furgone carico di libri? Di un treno veloce, di un transatlantico? Oppure di un jet avveniristico, di un’astronave, di un carro armato?
L’esperienza trentennale nel settore dell’audiovisivo mi ha suggerito un’idea diversa. Personalmente, immagino il veicolo culturale come un mezzo di lavoro: una nave rompighiaccio, o una massiccia macchina asfaltatrice capace di livellare i sentieri della comunicazione. Di aprire nuove vie, di creare accessi prima inesistenti.
A ben poco, infatti, servirebbero i veicoli, di qualsiasi fattezza siano, in mancanza di strade da percorrere. Lo scopo di un mezzo di trasporto è arrivare a destinazione; nel caso di un carico culturale, ciò significa raggiungere ogni persona interessata a godere di un patrimonio intellettuale.
I tre veicoli dell’accessibilità audiovisiva
Nell’ambito delle opere audiovisive (consolidato e prolifico oggi come mai prima) questo obiettivo può essere raggiunto tramite tre veicoli molto potenti: l’adattamento dialoghi per il doppiaggio, la sottotitolazione (compresa quella per le persone sorde) e l’audiodescrizione per i fruitori ciechi e ipovedenti. Queste forme di accessibilità sfruttano forme differenti di traduzione per restituire al pubblico prodotti culturali altrimenti irraggiungibili.
Con il doppiaggio vengono tradotti interlinguisticamente e adattati i dialoghi di un’opera originale nell’idioma parlato dal pubblico di un altro Paese. La sottotitolazione e l’audiodescrizione, invece, sfruttano entrambe una traduzione di tipo intersemiotico per convertire i codici linguistici nativi in segni diversi: rispettivamente, la trasmutazione del materiale uditivo in forma scritta a beneficio di chi non può (o non desidera) ascoltare, e la descrizione di quanto mostrato sullo schermo in parole narrate per chi non ha modo di vedere.
Tutti e tre i veicoli agiscono dunque sul linguaggio, e lo fanno in maniera ben più consapevole e profonda di quanto farebbe una semplice traduzione formale. La lingua di un popolo non è solo una commistione di regole e fonemi: è anche il suo pensiero, il ritmo della sua voce e la sintesi estrema della sua storia. Contiene messaggi che vanno compresi e riarrangiati con cognizione al fine di renderli realmente fruibili.
Competenza, tempo e responsabilità
Per quanto un mezzo di lavoro sia robusto ed efficiente, l’apertura di un varco non può essere eseguita a casaccio. Manovre negligenti, sfondamenti repentini, azioni non guidate da competenza e progettualità, impediranno al carico di giungere a destinazione e potrebbero provocare incidenti. Allo stesso modo, l’accessibilità non può essere approssimata: deve potersi affidare all’alta specializzazione dei professionisti incaricati e deve essere guidata da studium, inteso non solo come conoscenza di metodologie e regole operative, ma anche come ricerca, cura del dettaglio, dedizione alla causa.
Per ottenere un ausilio realmente utile è anzitutto necessario il giusto tempo, che tuttavia in questo settore quasi mai viene concesso. Così, pur di rispettare le scadenze, si prendono scorciatoie rischiose, o si cede a compromessi fin troppo concilianti, che favoriscono le necessità personali ben più che i destinatari finali dell’opera.
Nell’adattamento dialoghi, lo scarso rispetto della lingua, della sintassi e del lessico nel corso delle sbrigative operazioni di traduzione ha prodotto nel corso del tempo una vera e propria lingua parallela, ironicamente definita doppiaggese, costellata di espressioni artificiose che un parlante non utilizzerebbe mai nella vita reale. Eppure, in molti film si pranza “alle dodici” (at twelve o’clock) e non a mezzogiorno, si ordina agli alunni di “stare tranquilli!” (be quiet) e non “silenzio!”, si dice “ti amo” (I love you) a un amico e non “ti voglio bene”.
Audiodescrizione, influenza culturale e consapevolezza
Il campo dei sottotitoli è disseminato di trappole simili: calchi linguistici eccessivamente forzati, prestiti sconvenienti di parole e formule espressive che appiattiscono la lingua di destinazione senza aggiungere nulla alla resa dell’originale.
Dal canto suo, l’audiodescrizione è forse il veicolo di accessibilità più insidioso da maneggiare: il lavoro di scrittura (a tutti gli effetti un’opera dell’ingegno a firma dell’audiodescrittore) richiede passaggi distinti che mai andrebbero trascurati: è dapprima necessario studiare il prodotto e decodificarne gli elementi formali (personaggi, dialoghi, temi, scenografie, musica, effetti visivi e sonori e molto altro); in seguito si traducono in parole le componenti visuali dell’opera, generando un testo che le descriva oggettivamente e senza interpretazioni, che risulti armonico e che rispetti tanto le intenzioni artistiche dell’originale quanto le esigenze del pubblico cieco e ipovedente.

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È noto che fin dai suoi esordi, e quantomai in epoca multimediale, il linguaggio degli audiovisivi si è dimostrato tanto pervasivo da influenzare profondamente la mente e la lingua parlata dagli spettatori. I professionisti incaricati di rendere accessibile questo tipo di prodotti non possono prescindere da questa realtà. Hanno il dovere di conoscere a fondo tutte le implicazioni che questo strumento, vigoroso ma al contempo finemente temperato, porta con sé, e di usarlo con totale consapevolezza e senso di responsabilità.
Il bagaglio culturale deve arrivare a destinazione senza incontrare ostacoli, generare incidenti o mietere vittime. Malgrado tutte le buone intenzioni, non va mai dimenticato che la cultura può essere un semplice mezzo, un’innovazione o persino un’arma.
Fonti
- Studi sull’accessibilità audiovisiva
- Teoria della traduzione
- Ricerca linguistica sul doppiaggio
- Treccani
© Riproduzione riservata
Autore
Adattatrice dialoghista dal 1996, pioniera dell’audiodescrizione in Italia, con oltre vent’anni di esperienza. Docente universitaria, autrice di saggi e romanzi, premiata nel 2021 dal Festival Internazionale del Doppiaggio. Membro AIDAC.
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