La solitudine dei caregiver in Italia
Caregiver familiari: una rete invisibile che regge l’assistenza in Italia, ma vive solitudine, stress e poco supporto. Dati ISS e modelli europei indicano che riconoscimento, servizi di sollievo e tutele economiche sono urgenti.
In Italia, milioni di persone si dedicano quotidianamente alla cura di familiari anziani, malati cronici, disabili o bambini con esigenze particolari.
Sono i caregiver, figure essenziali ma spesso invisibili, che affrontano una realtà di solitudine, stress e carenza di supporto adeguato.
Un esercito silenzioso
Il caregiver è spesso un familiare, prevalentemente donna, che dedica gran parte del proprio tempo alla cura di chi non è autosufficiente. In merito, è doveroso sottolineare che una categoria particolarmente vulnerabile è rappresentata dai genitori di bambini con disabilità, che affrontano sfide uniche legate alle terapie, all’assistenza quotidiana e alla gestione delle difficoltà educative. Secondo uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità, il 63% dei caregiver manifesta ansia e depressione. Per i genitori di bambini con disabilità, la situazione è ancora più critica: difficoltà educative, incertezza sul futuro e carichi emotivi pesanti si sommano a un welfare frammentato e inadeguato. La solitudine è una delle condizioni più comuni tra i caregiver.
L’impegno costante li isola dalla vita sociale e li sottopone a un carico emotivo spesso insostenibile. Lo stress ha conseguenze dirette sulla salute: problemi di ansia, depressione, disturbi del sonno e patologie cardiovascolari. Uno studio dell'Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato che lo stress è un fattore di rischio significativo per l'insorgenza di sintomi depressivi nei caregiver, con le donne che percepiscono livelli di stress più elevati rispetto agli uomini.
Un welfare che non regge il peso
A fronte di questa realtà, l’Italia fatica a offrire un supporto adeguato. Il welfare è frammentato e disomogeneo, con gravi disparità tra le regioni. Le misure esistenti, come l’indennità di accompagnamento, sono insufficienti per coprire le reali necessità delle famiglie. I servizi di sollievo, come l’assistenza domiciliare o i centri diurni, sono spesso inaccessibili o inadeguati, e mancano politiche mirate al riconoscimento del ruolo del caregiver.
Guardando al resto d’Europa, emergono modelli di riferimento che potrebbero ispirare interventi più efficaci. In Germania, esistono congedi retribuiti e indennità mensili per le famiglie (es. strumenti come la Pflegezeit / Familienpflegezeit). In Svezia, i caregiver possono ricevere retribuzioni per il loro lavoro (in alcune forme di “carers allowance”); in Francia, un piano nazionale offre supporto psicologico e servizi di sollievo oltre ad un’indennità giornaliera. Questi modelli dimostrano che investire nei caregiver è possibile e porta benefici sia alle famiglie che al sistema sociale nel suo complesso.
Per l’Italia, è fondamentale adottare misure simili, adattandole al contesto locale. Tra le priorità vi sono: il riconoscimento formale del ruolo del caregiver, il potenziamento dei servizi di sollievo e di supporto psicologico, e l’introduzione di incentivi economici adeguati. Affrontare la solitudine e lo stress dei caregiver significa migliorare non solo la loro qualità di vita, ma anche quella delle persone di cui si prendono cura. Guardare ai modelli europei può essere la chiave per costruire un sistema di welfare più equo e solidale, capace di valorizzare chi ogni giorno si dedica agli altri con sacrificio e amore.
Fonti
- Istituto Superiore di Sanità
- INPS
- Gesund.bund
Autore
Presidente e Consigliere CDA di SHR Italia, già Consigliere del Ministro per la Pubblica Amministrazione nel Governo Draghi con delega alle relazioni sindacali. Ex Segretario nazionale CISL Funzione Pubblica e Segretario generale CISL Padova.
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