La radio compie 100 anni e il digitale le allunga la vita

A cent’anni dalla nascita della radio, il medium che ha informato, intrattenuto e unito generazioni si reinventa ancora: dallo storico “etere” alla FM, fino a streaming, podcast e IA. Un secolo dopo, la radio guarda avanti.

Radio vintage su un tavolo accanto a microfono da podcast, cuffie, laptop e smartphone con streaming generico.
A cent’anni dalla nascita, la radio continua a cambiare pelle: dall’etere allo streaming, fino ai podcast e all’IA.
Indice dei contenuti

Il 2024 segna un anniversario straordinario: 100 anni dalla nascita della radio. Era il 1924 quando la voce dell’etere cominciò a diffondersi in modo sistematico nelle case degli ascoltatori, inaugurando un’era che avrebbe trasformato radicalmente la società.


Un secolo di radio: dalle origini alla diffusione di massa

Dalla trasmissione dei primi segnali al ruolo centrale che ha ricoperto nei momenti storici più importanti, la radio non solo ha cambiato il modo in cui riceviamo le informazioni, ma ha anche rivoluzionato il nostro modo di vivere. La radio, come la conosciamo oggi, è il frutto di una serie di invenzioni e scoperte che si sono susseguite tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Tra i pionieri troviamo Guglielmo Marconi, l’italiano che nel 1895 riuscì per la prima volta a trasmettere segnali radio a distanza.

Ma fu solo negli anni ‘20 che la radio si trasformò in un mezzo di comunicazione di massa. Le prime trasmissioni regolari iniziarono negli Stati Uniti e presto anche in Europa le emittenti radiofoniche cominciarono a proliferare. Negli anni '30 e '40, la radio divenne il principale mezzo di informazione e intrattenimento.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, svolse un ruolo cruciale nella diffusione delle notizie e nella propaganda. I discorsi dei leader, come Franklin D. Roosevelt negli Stati Uniti e Winston Churchill nel Regno Unito, venivano ascoltati da milioni di persone, influenzando profondamente l'opinione pubblica e il morale delle nazioni. Ma la radio non era solo informazione: era anche musica, cultura e comunità.

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Un secolo fa la radio entra nelle case e diventa il primo vero medium di massa: informazione, intrattenimento e una nuova “colonna sonora” della società.

Negli anni '50, con la diffusione del rock 'n' roll, la radio divenne il trampolino di lancio per nuovi artisti e generi musicali. In Italia, programmi come "Il Discobolo" hanno portato la musica nelle case, contribuendo a creare una cultura musicale condivisa. Con l’avvento della televisione negli anni '50 e '60, molti pensavano che la radio fosse destinata a un lento declino. Tuttavia, la radio ha saputo reinventarsi. Negli anni '70 e '80, l'avvento della radio FM e delle radio libere, in Italia, segnò una nuova era di pluralismo e innovazione, dando voce a una maggiore varietà di contenuti e opinioni.

L’era digitale: streaming, podcast e intelligenza artificiale

Oggi, la radio ha saputo adattarsi anche all'era digitale. Con la nascita delle radio online e dei podcast, il medium ha trovato nuovi spazi di espressione, raggiungendo un pubblico globale e diventando un compagno quotidiano per milioni di persone in tutto il mondo. Nel corso di un secolo, la radio ha avuto un impatto ineguagliabile sulla cultura e sulla società. Ha contribuito a democratizzare l'informazione, offrendo a tutti l'accesso a notizie, cultura e intrattenimento.

Ha anche unito le persone, creando comunità di ascolto intorno a eventi significativi come i concerti, i drammi radiofonici e le trasmissioni sportive. Cent'anni dopo la sua nascita, la radio continua ad essere un mezzo potente e rilevante. Nonostante le sfide imposte dall'evoluzione tecnologica e dalla proliferazione dei nuovi media, la radio mantiene un fascino unico, radicato nella sua capacità di informare, intrattenere e unire le persone.

Un futuro sempre più connesso: personalizzazione, visual radio e coesione sociale

Gli esperti sono concordi nel ritenere che il futuro della radio sarà sempre più legato al digitale. Le stazioni radio tradizionali hanno già iniziato a spostarsi online, offrendo streaming in diretta, podcast e contenuti on-demand. Questa transizione permette alla radio di raggiungere un pubblico globale, superando le limitazioni geografiche e offrendo una maggiore personalizzazione dell'ascolto. Gli algoritmi e l'intelligenza artificiale potrebbero giocare un ruolo chiave nel suggerire contenuti basati sugli interessi e sulle abitudini di ascolto degli utenti. Con l'avvento delle piattaforme video e dei social media, la radio si sta evolvendo in un mezzo sempre più visivo.

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Il digitale non “sostituisce” la radio: la estende. Streaming, podcast, contenuti on-demand e IA spingono personalizzazione e interazione, mentre la radio resta un collante sociale, soprattutto nelle emergenze.

Programmi radiofonici trasmessi in diretta con video, interazioni in tempo reale sui social network, e l'integrazione di contenuti multimediali trasformano l'esperienza dell'ascolto, rendendola più interattiva e coinvolgente. L'intelligenza artificiale (IA) potrebbe rivoluzionare la produzione e la distribuzione dei contenuti radiofonici. Dalla creazione automatica di notiziari personalizzati alla gestione intelligente delle playlist musicali, l'IA offrirà nuove possibilità per rendere la radio sempre più dinamica e adattabile alle esigenze degli ascoltatori. Nonostante le innovazioni tecnologiche, la radio continuerà a svolgere un ruolo cruciale come strumento di coesione sociale.

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In un mondo sempre più frammentato, la radio ha il potenziale per mantenere un legame tra le persone, offrendo uno spazio comune di informazione e intrattenimento. Inoltre, in situazioni di emergenza, la radio rimane un mezzo di comunicazione affidabile e accessibile, capace di raggiungere anche le comunità più isolate.

Fonti

  1. RaiPlaySound
  2. Encyclopaedia Britannica
  3. White House Historical Association
  4. Rai Cultura

Autore

Federico Giannone
Federico Giannone

Laureato in legge con specializzazione in giornalismo medico-scientifico. Da trent’anni nella comunicazione. Giornalista per testate nazionali e responsabile comunicazione in enti pubblici e privati. Presidente della Fondazione Opera Divin Redentore.

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