Il confine infranto: proteggere i corpi senza smettere di educare le coscienze

Quando la violenza entra nella scuola, il problema non è più solo educativo ma istituzionale. Sicurezza, diritto e filosofia si intrecciano nella riflessione sull’uso eccezionale dei metal detector come prerequisito della libertà educativa.

Un metal detector scolastico al centro dell’immagine divide la scena: sullo sfondo, figure sfocate di studenti in piedi evocano una comunità scossa ma presente.
La scuola come luogo fragile: proteggere i corpi per permettere all’educazione di fiorire.
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«Agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona, sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine, mai solo come mezzo». A La Spezia, uno spazio educativo è stato attraversato dalla violenza, spezzando l’innocenza e la fiducia di una comunità.


Quando la violenza entra nella scuola

A La Spezia, uno spazio educativo è stato attraversato dalla violenza, spezzando l’innocenza e la fiducia di una comunità. Kant ammonisce: ogni persona è un fine in sé, e quando questo principio crolla, ci confrontiamo con la fragilità del quotidiano. Il 16 gennaio scorso, si è spezzata quella fragile illusione che la violenza sia sempre altrove, confinata ai margini, lontana dagli alvei del sapere e della crescita. Quando il sangue entra nel perimetro della scuola, o lo lambisce, non resta spazio per le convenzioni verbali: resta il dovere categorico della riflessione. Il problema non è più solo educativo: diventa istituzionale.


"Fondazione della metafisica dei costumi" di Immanuel Kant (Autore), F. Gonnelli (Traduttore)

Pubblicata nel 1785, "La fondazione della metafisica dei costumi" è l'opera di Kant dedicata interamente alla filosofia pratica, con l'esplicito obiettivo di esaurire gli aspetti più strettamente teorici del sistema che aveva da lungo tempo progettato: la metafisica dei costumi.

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Sicurezza e Diritto: il Metal Detector come strumento eccezionale

È in questo contesto, che va letta la decisione annunciata dal Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara di prevedere, in casi specifici, l’uso dei metal detector. Una scelta che ha suscitato reazioni emotive e contrapposte, ma che merita di essere valutata per ciò che è: non uno slogan securitario, bensì uno strumento circoscritto, pensato per situazioni ad alto rischio. Sul piano giuridico, l’ordinamento italiano è inequivoco. Il porto e la detenzione di armi o di oggetti atti a offendere senza valido titolo costituiscono reato, ovunque avvengano. La scuola, in quanto luogo pubblico e particolarmente sensibile, non fa eccezione, ma rafforza l’esigenza di tutela. L’unica deroga è prevista dall’articolo 53 del Codice penale, che consente l’uso legittimo delle armi esclusivamente ai pubblici ufficiali, e solo quando sia strettamente necessario per adempiere ad un dovere d’ufficio e fronteggiare una violenza attuale.

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Quando la violenza tocca la scuola, crolla l’illusione che l’educazione possa essere separata dalla sicurezza.

Il metal detector non viene immaginato come un oggetto da installare indiscriminatamente all’ingresso di tutte le scuole italiane, trasformandole in fortezze o in aeroporti. Al contrario, sarebbe previsto solo in condizioni particolari: istituti segnati da episodi ripetuti di violenza, contesti territoriali dove le forze dell’ordine segnalano un rischio concreto, situazioni straordinarie in cui la prevenzione non può più limitarsi alle raccomandazioni.
In altre parole uno strumento eccezionale per circostanze eccezionali. Sostenere questa scelta non significa credere che un arco di metallo possa risolvere da solo un problema complesso, ma più realisticamente, accettare che la sicurezza fisica sia un prerequisito della libertà educativa. Nessun progetto pedagogico, nessuna inclusione, nessuna relazione autentica possono nascere se studenti e docenti vivono nella paura che un coltello o una pistola entrino in classe.

Ricostruire il patto educativo

Il metal detector, in questa prospettiva, è una soluzione accanto ad altre: più educatori, più psicologi scolastici, un dialogo costante con le famiglie, interventi precoci sul disagio giovanile, una scuola che non sia lasciata sola a gestire tensioni sociali enormi. Perché ciò che emerge, con sempre maggiore evidenza, è la disgregazione del patto educativo, una frattura che ha lasciato la scuola sola a gestire tensioni sociali nate altrove.

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Serve un’alleanza vera: più educatori, più psicologi, dialogo con le famiglie, interventi precoci. La scuola non può restare sola a contenere il disagio che nasce altrove.

Chi osserva questi fatti come un’“anomalia italiana” commette un errore. Negli Stati Uniti, le problematiche relative alla sicurezza scolastica hanno spinto alcuni Istituti come le scuole pubbliche di Brownsville, il distretto scolastico di Jerseyville, le scuole del Humble Independent School District, verso gli stessi provvedimenti politici. Non è una scelta ideologica, ma pragmatica: in un ambiente dove anche pochi episodi di violenza possono cambiare per sempre la vita di una comunità, prevenire significa permettere a studenti e docenti di vivere la scuola senza paura.

Proteggere i corpi per nutrire le coscienze

La filosofia ci offre una lente preziosa. Forse Thomas Hobbes ricorderebbe che la prima funzione di qualsiasi comunità è garantire l’incolumità dei suoi membri: senza sicurezza, non c’è patto sociale che tenga. O forse Hannah Arendt metterebbe in guardia dal rischio di normalizzare la violenza, invitandoci a non smettere mai di pensare, di educare, di comprendere le radici del male.
Le due posizioni, in fondo, non sono inconciliabili: proteggere i corpi non significa smettere di interrogare le coscienze. I fatti accaduti il 16 gennaio richiedono serietà. Invitano al superamento della fallace dicotomia tra scuola come presidio educativo e scuola come luogo sicuro. L’educazione fiorisce dove i corpi sono sicuri e le coscienze nutrite; altrove, non resta che fragilità.

Orientamento scolastico e processo educativo
Il MIM proroga le iscrizioni al 10 febbraio 2025 e richiama il valore dell’orientamento come processo educativo continuo: Linee guida, e-Portfolio, PCTO, piattaforma digitale e docenti tutor, fino alla “didattica orientativa” di Carlo Mariani.

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Fonti

  1. Biani, M. (2023, 15 ottobre). Hannah Arendt sulla violenza.
  2. Kant, I. (1785), Fondamento della metafisica dei costumi [Trad. italiana].
  3. Hobbes, T. (1651), Leviatano [Trad. italiana].
  4. Brocardi, Art.53 Codice Penale

© Riproduzione riservata

Autore

Leonardo  Bianchi
Leonardo Bianchi

Giornalista e saggista, docente di Psicologia e Comunicazione, criminologo e CTU del Tribunale. Vice direttore di International Web Post, insegna per MIUR e MUR e coordina percorsi di alta formazione in ambito artistico e scientifico.

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