Governare l’Intelligenza Artificiale o subirla: la lezione della storia italiana
Il libro “Creatività o sottomissione?” analizza il passaggio dal fordismo all’Intelligenza Artificiale come bivio storico per l’Italia e l’Europa, invitando a governare il cambiamento invece di subirlo.
“Creatività o sottomissione?” non è solo il titolo di un libro, ma il bivio storico tra il fordismo del Novecento e il nuovo paradigma dell’Intelligenza Artificiale, che impone a società ed economie europee un cambiamento strutturale ormai inevitabile.
Creatività o sottomissione: il bivio storico
“Creatività o sottomissione?”: non è solo il titolo dell’ultimo libro di Emmanuele Massagli e Maurizio Sacconi, edito da Marcianum Press (148 pagine, prefazione di Fabio Pammolli e postfazione di Andrea Bertolini). Quell’alternativa rappresenta anche il confine tra il vecchio ed il nuovo mondo. Tra il “fordismo”, che fu caratteristica dello sviluppo economico del ‘900 e le nuove forme che dovranno nascere sotto l’usbergo dell’Intelligenza Artificiale (IA), la nuova tecnostruttura che, a passi da gigante, si appresta a divenire dominante.
Come reagire a questo impatto? Questo l’interrogativo di fondo che si sviluppa in tutte le pagine del saggio. Dimostrazione quasi fisica di un dilemma che sta già dominando la scena internazionale. Si pensi solo alla dura competizione tra gli Stati Uniti di Donald Trump, e la Cina di Xi Jinping. Competizione dalla quale un Europa, che ancora si adagia su un vecchio modo di pensare e di agire, rischia di rimanere fuori. Si può arrestare quel processo? È la storia a dirci di no. Una storia che, dalla fine del ‘700 in poi, è stata scandita dall’affermarsi dei nuovi paradigmi tecnologici. Al punto da far dire a Karl Marx che “quando lo sviluppo delle forze produttive entra in contrasto con i sottostanti rapporti di produzione inizia una fase di rivoluzione sociale”.
"Creatività o sottomissione? Nuove officine d’intelligenza e libertà nel lavoro" di Emmanuele Massagli e Maurizio Sacconi
Emmanuele Massagli e Maurizio Sacconi analizzano il cambio d’epoca segnato dal salto tecnologico avviatosi con l’Intelligenza Artificiale e ne considerano i pericoli e le opportunità per il lavoro, al bivio tra creatività e sottomissione. Si sono avvalsi delle riflessioni emerse nei Seminari di Langa promossi dall’Istituto Bruno Leoni, cui hanno partecipato esperti, accademici, decisori istituzionali e sociali.
Fordismo, modelli produttivi e società italiana
Nella storia, per la verità, si sono verificati anche casi contrari. Sistemi in cui la rigidità dei sottostanti rapporti di produzione ha finito per ostacolare ed anche bloccare il progresso economico e sociale. Si pensi solo alla Russia sovietica: alla fine morta per consunzione. Sebbene avesse a disposizione ogni ben di Dio sotto forma di materie prime, materiali sensibili, terre rare. Ed al caso contrario della Cina di Deng Xiaoping, le cui riforme trasformarono un Paese ai limiti del sottosviluppo in quella grande potenza, che oggi ha l’ambizione di dominare il mondo.
Il saggio dà quindi per scontato che nei confronti dell’Intelligenza Artificiale non ha senso elevare barricate, nel segno della paura. Comunque sia sarebbe una battaglia persa in partenza. Ed allora non resta, come sempre è accaduto nella storia, non solo di convivere con questa nuova creatura, ma di utilizzarla per consentire di realizzare quella “società storicamente superiore” che nel ‘900 era nelle speranze di filosofi e grandi leader.
Il fatto è che i principali Paesi che ne caratterizzano il nocciolo essenziale (Germania, Francia, Italia e Spagna; 72,5% del GDP della Zona euro
(Eurostat)) stanno vivendo una difficile fase di transizione. Sono costretti a guardare al nuovo mondo, ma la loro cultura prevalente è quella del vecchio. Essendo ancora le regole sociali del “fordismo” a prevalere.
Dalla fabbrica al cambiamento dal basso
Quel modello si caratterizzava per la sussunzione del lavoro al capitale. I protocolli produttivi erano determinati dal ritmo del macchinismo che, a sua volta, poteva essere acquistato in blocco e trapiantato in qualsiasi realtà storica. La produttività, in altre parole, era data dal ritmo della tecnostruttura. Mentre al lavoro si chiedeva principalmente una resistenza supina al respiro della macchina. Non si trattò semplicemente di un modo particolare di fare industria. Su quelle basi nacque, infatti, una cultura, un modo di porsi nei confronti del potere costituito, di dominare la scena politica. Si spiega così il culto dell’egualitarismo, della centralizzazione dell’organizzazione sindacale, dei pochi spazi lasciati all’iniziativa individuale.
Si poteva derogare da questo modello? Gli autori ne sono più che convinti. Citano in proposito diverse epoche storiche in cui l’iniziativa dal basso rappresentò la risorsa principale delle grandi trasformazioni del paese. Ciò che avvenne nel periodo della Ricostruzione, dal 1947 al 1964, fu qualcosa che rompeva ogni schema. Un “miracolo”, non solo economico ma sociale. Negli anni ’80 emersero nuovi ceti, nuove forme di imprenditorialità immateriale e un ceto medio capace di rompere la polarizzazione sociale, ma lo scontro tra conservazione e innovazione rallentò ulteriormente il cambiamento.
IA, resilienza italiana e politiche per il futuro
Quegli anni devono ancora ispirarci. L’Italia di oggi è più vicina a quelle esperienze che non alla cupezza degli anni ‘70. L’inarrestabile diffondersi dell’IA ne esalterà lo spirito di frontiera. Si pensi solo ai progressi compiuti rispetto alle due crisi del 2008 e del 2011: allora gli spread erano pari a 570 punti base, oggi oscillano intorno ai 60 punti base.

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Nel 2010 il deficit delle partite correnti era pari al 3,2% del Pil; oggi l’Italia registra un surplus dell’1%. Da una posizione patrimoniale debitoria pari al 25,21% del Pil del 2014, l’ultimo bollettino della Banca d’Italia indica crediti pari al 13,3% del Pil. Il significato di questi dati è evidente: occorre partire dai punti di forza dello sviluppo italiano per orientare le sovrastrutture future. Da qui il passaggio da una “politica dei redditi” a una “politica per i redditi”, con nuove regole sindacali, politiche di welfare e un ripensamento profondo della società, prima che l’ancien régime venga spazzato via dall’Intelligenza Artificiale.
Fonti
- Marcianum Press
- Eurostat
- Banca d’Italia
- Wikipedia
- Miracolo economico italiano
© Riproduzione riservata
Autore
Già giornalista economico e alto funzionario della Camera dei deputati, ha diretto Servizio Studi e Bilancio. È stato sottosegretario al MEF, capo dipartimento a Palazzo Chigi e presidente di Enel Stoccaggi. Autore di numerosi saggi.
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