Giuseppe Saragat

Giuseppe Saragat, primo socialista al Quirinale, fu protagonista della costruzione della socialdemocrazia italiana. Anticomunista ma riformista, garante della Costituzione e dell’ancoraggio atlantico, incarnò l’equilibrio possibile nella Prima Repubblica.

Giuseppe Saragat
Presidente della Repubblica
29 dicembre 1964 – 29 dicembre 1971

Dati biografici

Nascita
Torino
19 set 1898
Morte
Roma
11 giu 1988
Attività
XX secolo

Attività e professioni

Politico Diplomatico Ministro

Giuseppe Saragat fu Presidente della Repubblica dal 1964 al 1971, in un periodo segnato da forti tensioni. L’Italia era attraversata da un conflitto profondo: da una parte le forze conservatrici, timorose del cambiamento e desiderose di ristabilire l’ordine. Dall’altra, una nuova generazione che spingeva verso trasformazioni radicali nei costumi e nei diritti, anticipando il clima del 1968.

Anche la sua elezione e' figlia di un evento drammatico: l’ictus che colpì il Presidente Antonio Segni. Il malore arrivò dopo un duro confronto con Saragat e Moro, legato ai sospetti su una possibile collaborazione tra Segni e il generale De Lorenzo, fautore di una svolta autoritaria appoggiata da settori borghesi ostili al centro-sinistra. Quel governo, il primo con una partecipazione organica del PSI, vedeva insieme la DC di Moro, il PSDI di Saragat e il PSI di Nenni, vicepresidente del Consiglio. Fu una stagione di riforme incisive, come la nazionalizzazione dell’energia elettrica e l’innalzamento dell’obbligo scolastico alla terza media. Misure giudicate eccessivamente radicali da una parte della classe dirigente, che proprio Segni incarnava.

Saragat ne prende il posto una volta preso atto dell'impossibilità di Segni di tornare a svolgere il suo compito istituzionale. La sua elezione arrivò al termine di uno scrutinio complesso, in cui prevalse anche grazie al sostegno del PCI. Un fatto paradossale, considerando che proprio il PCI era stato all’origine della scelta più radicale della sua carriera politica: la scissione di Palazzo Barberini. Nel 1947, infatti, Saragat guidò la componente autonomista del PSU contraria a ogni alleanza con i comunisti legati a Mosca, fondando il PSLI (Partito Socialista dei Lavoratori Italiani). La nuova formazione si schierò nel campo occidentale e cercò un’intesa con la DC, nel tentativo di evitare derive reazionarie ma anche di mantenere un partito di sinistra all’interno del dialogo atlantico. Una svolta, quella dell’adesione alla NATO, che spaccò il partito: fu messo in minoranza in direzione nazionale, e il gruppo parlamentare si divise tra astensioni e voti contrari.

Quella scelta segnò però l’inizio di una nuova frattura: i trotzkisti abbandonarono il PSLI e rientrarono nel PSI. Il partito, che nel frattempo aveva assunto il nome di PSDI, entrò stabilmente al governo, promuovendo politiche per l’aumento degli stipendi nel settore pubblico e cercando di migliorare le condizioni di vita di alcuni ceti sociali. L’elezione di Saragat alla Presidenza della Repubblica e la rottura tra PSI e PCI a livello nazionale, culminata con l’ingresso del PSI nel governo Moro, aprirono la strada alla riunificazione tra socialisti e socialdemocratici nel PSU. Tuttavia, fu un’unità effimera: dopo le elezioni politiche del 1968, segnate da risultati deludenti, l’esperimento si dissolse.

Convinto sostenitore dell’alleanza atlantica, Saragat si trovò anche a gestire un duro confronto con il Presidente del Consiglio Fanfani durante la guerra dei Sei Giorni. Mentre Fanfani cercava di mantenere un equilibrio più favorevole al mondo arabo, per via della crescente influenza sovietica in quell’area, Saragat mantenne una posizione ferma a favore della linea filo-occidentale e filo-USA.

Dopo la fine del suo mandato, assunse il ruolo di “padre nobile”, ma dovette assistere alla crisi del PSDI. Il partito, ormai legato a una gestione amministrativa priva di slancio ideale, perse progressivamente consenso. La sua ambizione, rendere la socialdemocrazia egemone a sinistra, come accadeva in altri paesi europei, non si realizzò mai, ostacolata dal peso del PCI e dalla concorrenza del PSI.


Giuseppe Saragat resta una figura singolare nel Novecento politico italiano. Per essere eletto Presidente della Repubblica nel 1964 fu necessario un iter travagliato e l’appoggio di forze politiche che normalmente si sarebbero trovate in contrapposizione, una testimonianza della sua capacità di mediazione e della centralità che aveva raggiunto nel sistema politico. Fu il primo socialista a ricoprire quel ruolo, in un momento in cui la democrazia italiana era ancora segnata da ferite profonde e da tensioni ideologiche con il comunismo e con le destre più reazionarie. Saragat è ricordato come un sostenitore convinto delle istituzioni democratiche, della giustizia sociale dentro un quadro costituzionale e atlantico, e come un protagonista della mediazione politica nella Prima Repubblica.

Fonti

  1. Presidenza della Repubblica
  2. Camera dei Deputati – Portale storico
  3. Senato della Repubblica – schede storiche
  4. Treccani
  5. Enciclopedia Italiana – Dizionario Biografico degli Italiani (DBI)
  6. Paul Ginsborg – Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi (Einaudi)
  7. Atti del Congresso di Palazzo Barberini (archivi del PSI/PSLI)
  8. Ministero dell’Istruzione
  9. Archivi dell’ENEL per la nazionalizzazione (1962)

© Riproduzione riservata

Autore

Carlo Cotticelli
Carlo Cotticelli

Nato a Piano di Sorrento nel 1970, laureato in Scienze politiche e relazioni internazionali. Storico e divulgatore, ha insegnato e collaborato con diverse testate. È portavoce della Fondazione Matteotti e attivo in associazioni culturali.

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