Giacomo Puccini, l’uomo ed il compositore a cento anni dalla sua morte
Talento assoluto, figura rivoluzionaria e sperimentatore curioso. Giacomo Puccini ha segnato una svolta violenta nella storia della lirica italiana, spingendola verso un vertice artistico che molti considerano irripetibile.
Talento indiscusso, uomo di mondo, futurista prima dei futuristi, introduttore della ricerca etnomusicologica nell’Opera, Giacomo Puccini da Lucca ha certamente rappresentato un momento dirompente nella centenaria storia dell’Opera lirica italiana. Non è pretenzioso dire che grazie a lui quest’ultima sia arrivata al culmine della sua magnificenza, per poi intraprendere un lento declino.
Le origini di un talento irrequieto
Figlio, nipote e pronipote d’arte (i Puccini erano maestri di cappella, a Lucca, da generazioni), vuoi per vicissitudini familiari, vuoi per una generale svogliatezza preadolescenziale, fu all’inizio un pessimo allievo, tanto da essere soprannominato “falento”, ossia fannullone senza talento, dallo zio materno, Fortunato Magi.
Dopo la formazione elementare, si iscrisse all’Istituto Musicale di Lucca (oggi Istituto Boccherini) dove già il defunto padre era stato docente, nella classe di Carlo Angeloni, rivelando il suo talento e potendo così iniziare a sostenere economicamente la propria famiglia ed il suo amore per i sigari toscani, che acquistava sottraendo una parte della paga che percepiva come organista.
Il pellegrinaggio verso l’Opera e gli anni a Milano
Il pellegrinaggio a piedi verso Pisa, per assistere all’Aida di Giuseppe Verdi
e le emozioni riportate, fanno virare il suo interesse verso la composizione operistica, spingendolo a lasciare la propria città e a tentare il trasferimento in quello che era all’epoca il centro musicale d’Italia, ossia Milano.
Ma come non è facile oggi sopravvivere come fuorisede nella città meneghina, non era semplice nemmeno allora. Fortunatamente, la madre ottenne per il figlio un parziale sussidio destinato allo studio dalla regina Margherita di Savoia
che tuttavia non copriva tutta la somma necessaria per il trasferimento.
Fu Nicolao Cerù, medico e zio materno di Giacomo, a coprire le ultime spese pendenti. Puccini, una volta ammesso al Conservatorio di Milano seguì, per i primi tempi, uno stile di vita estremamente frugale, riservando le poche “palanche” che aveva in tasca ai biglietti degli spettacoli più interessanti, tralasciando addirittura di spendere per il cibo.
Puccini era destinato a cacciare lontano.
Scrisse infatti alla madre:
“La fame non la pato. Mangio maletto, ma mi riempio di minestroni, brodo lungo… e seguitate”. I risultati delle lezioni con il nuovo maestro Amilcare Ponchielli
non tardarono ad arrivare. Il debutto della sua prima opera, Le Villi, su libretto di Franco Fontana, porterà a una prima, iniziale e probabilmente pilotata battuta di arresto al concorso Sonzogno che farà poi approdare quasi definitivamente Puccini sotto le insegne di Casa Ricordi con la quale saranno pubblicate tutte le sue opere, eccetto La Rondine (1917).
Dalla Manon Lescaut alla maturità stilistica
Il successo della prima esecuzione pubblica de Le Villi ed il conseguente contratto firmato con Ricordi diedero a Puccini un’iniziale stabilità economica, consentendogli di iniziare la convivenza con Elvira, che era peraltro ancora sposata. La successiva opera, Edgar, ebbe un successo “di stima”. Il debutto della Manon Lescaut al Teatro Regio di Torino nel 1893 vide la definitiva consacrazione del giovane compositore, sebbene tale produzione risultasse ancora acerba.
Una dichiarazione poetica che racchiude l’intero universo pucciniano.
I successi di La Bohème e soprattutto di Tosca introducono l’artista nella fase più matura del suo stile compositivo. Si afferma una combinazione personalissima fra tema della reminiscenza (tipico dell’Opera italiana) e leitmotiv wagneriano con echi sinfonici novecenteschi, influenze debussiane e un’avanzata ricerca timbrica.
L’ultimo arco creativo. Dal Trittico alla Turandot incompiuta
Tra un successo e l’altro, dopo l’iniziale bocciatura della Madama Butterfly, la carriera di Puccini si snodò in Europa e America. Arrivarono La fanciulla del West, La Rondine, Il Trittico e infine Turandot (1924). Un tumore alla gola, diagnosticato pochi mesi prima, curato sperimentalmente a Bruxelles, obbligò l’artista a lasciare l’opera incompiuta. Interrompe sul mi bemolle dell’ottavino, nel momento della morte di Liù.
Dopo il debutto postumo alla Scala di Milano, con direzione incompleta di Toscanini nessuna opera ha più riscosso un successo simile. A distanza di un secolo, Puccini è il terzo compositore per numero di produzioni nei teatri mondiali.
Tre titoli, La Bohème, Tosca e Madama Butterfly, compaiono stabilmente tra le dieci opere più rappresentate al mondo, secondo le statistiche di Operabase
nonostante un catalogo dimezzato rispetto a quello di Mozart.
Nelle stagioni liriche del 2024, in occasione del centenario, tutte le Fondazioni e i teatri italiani stanno proponendo il corpus completo, insieme agli eventi del Comitato Nazionale per le Celebrazioni Pucciniane con la partecipazione di artisti italiani e internazionali.
Fonti
- Treccani – Biografie e voci enciclopediche
- Operabase – Statistics
- Comitato Nazionale Celebrazioni Pucciniane
Autore
Tenore, direttore d’orchestra e musicologo, diplomato con lode al Conservatorio Santa Cecilia. Alterna interpretazione, direzione e ricerca. Docente di Storia della musica al Conservatorio Gesualdo da Venosa e direttore artistico di Rolando Nicolosi.
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