Focus sulle nuove indicazioni nazionali per la scuola

Le nuove Indicazioni Nazionali riaprono il confronto sulla progettazione didattica: dal modello 2012 centrato su competenze e curricolo d’istituto, alla domanda chiave di oggi su continuità, umanesimo e pensiero critico.

Illustrazione in stile reportage: mani di più persone attorno a un tavolo mentre annotano documenti e usano un evidenziatore; al centro un laptop aperto.
Il dietro le quinte della lettura delle nuove Indicazioni Nazionali.
Indice dei contenuti

Sono state da poco pubblicate le Nuove Indicazioni Nazionali per la scuola, un importante documento-guida per la progettazione formativa delle scuole. E proprio per una prima lettura di confronto sono state convocate in questi giorni, dal Ministero dell’Istruzione e del Merito , le associazioni di categoria.


Pubblicazione del documento e avvio del confronto

L’occasione permette di ripercorrere brevemente i tratti dell’importanza e della centralità che questo atto di indirizzo generale riveste per ciascuna singola Istituzione scolastica del nostro Paese. Una prima considerazione in merito all’emanazione delle Nuove Indicazioni Nazionali riguarda l’avvio di un’appassionata discussione tra gli operatori del mondo dell’istruzione attorno ad un documento che rappresenta cuore e spina dorsale dell’intera progettazione didattica della scuola.

Ponendosi in forma fortemente dialettica rispetto alle Indicazioni Nazionali originali del 2012, questa versione di un nuovo modello di organizzazione degli apprendimenti, ha messo in atto una serie di questioni di fondo che hanno a che fare con i percorsi che la scuola italiana ha esercitato e svolto in questi ultimi anni, ma che hanno avuto origini e radici ben più ampie e individuabili storicamente nel sorgere e affermarsi della scuola dell’Autonomia, all’inizio di questo secolo.

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Un nuovo documento guida riaccende il confronto: quanto “continua” e quanto “cambia” rispetto all’impianto precedente?

Il passaggio del 2012: dalla “norma” a competenze e processi

Il modello delle Indicazioni del 2012 sanciva in modo inequivocabile il tramonto di una visione normativa, quantitativa e sostanzialmente esclusiva dei saperi a favore di una dimensione più complessa che innestava le conoscenze dentro un processo rivolto ad abilità e competenze. In pratica le Indicazioni andavano a sostituire i Programmi Nazionali, che indicavano quali saperi fossero richiesti agli studenti nel corso dell’intero ciclo di istruzione, dalla scuola dell’obbligo all’esame di Stato, ma senza ancora riferimenti, appunto, a indicatori di abilità e competenze, che oggi invece costituiscono, nel loro insieme, l’intera filiera del complesso formativo offerto agli studenti.

Cosa aveva spinto il legislatore a innovare in modo così radicale il modo di fare scuola? Certamente le mutate condizioni sociali, l’evolversi dei modelli di relazione familiare, l’avvento capillare di sempre più sofisticate tecnologie della comunicazione, la forte flessibilità del mondo del lavoro, tutto ciò che aveva spinto, insomma, il sociologo Zygmunt Bauman a coniare l’ormai ben noto concetto di società/modernità liquida. Con le Indicazioni Nazionali, alle singole Istituzioni scolastiche veniva (e viene tuttora) richiesta l’elaborazione di un proprio Curricolo di istituto da offrire a studenti e famiglie e dentro il quale convergono modi, tempi, contenuti e valutazioni del percorso didattico-formativo che l’Istituzione stessa attiva per la propria utenza.

"La costruzione del sé nella modernità liquida" di Zygmunt Bauman e Rein Raud

Un dialogo straordinario sul sé, un concetto di fondamentale importanza per qualsiasi riflessione sul mondo attuale. Bauman e Raud si muovono lungo un asse che vede a un estremo il destino e la predeterminazione, all’altro la scelta e la libertà di tutti noi.

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Proprio dentro la cornice di questo quadro, le scuole hanno lavorato molto, con grande energia e spirito propositivo in questi anni, elaborando una nuova didattica, un originale sistema di relazioni (interne/esterne) tra scuola, famiglie e territorio, sviluppando modelli innovativi di gestione organizzativa e amministrativa, sperimentando e innovando attraverso progetti e risorse finanziarie di varia e diversa natura.

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La scuola “autonoma” e il curricolo d’istituto diventano il fulcro: organizzazione, relazioni col territorio, sperimentazione e innovazione.

Continuità, “nuovo umanesimo” e direzione della didattica

La discussione appassionata prende avvio da un interrogativo che si pone adesso davanti alle Nuove Indicazioni Nazionali e che riguarda proprio quale tipo di continuità esista tra (quel) vecchio e (questo) nuovo. Il tema non è di poco conto anche soltanto a voler considerare il fatto che, già nelle premesse, il nuovo documento invita a pensare ad un nuovo umanesimo che ponga al centro dell’apprendimento una visione prioritariamente occidentale del mondo (si parla di libertà occidentale, di democrazia occidentale, ecc…).

In concreto, l’esercizio di un pensiero dialettico che contrapponga tesi e antitesi, piuttosto che di un pensiero critico che si soffermi invece sui caratteri dei fatti e degli eventi in sé. Una nuova stagione della didattica?

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Fonti

  1. Ministero dell’Istruzione e del Merito
  2. Indicazioni Nazionali per il curricolo (2012)
  3. Normattiva

Autore

Renato Candia
Renato Candia

Dirigente scolastico, formatore e pubblicista, ha insegnato Comunicazione di massa all’Università di Messina ed è stato consulente per la didattica del cinema. Oggi fa parte del Comitato Tecnico-Scientifico dell’ANDiS.

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