Life Skills: le competenze non cognitive entrano a scuola
La scuola italiana avvia la sperimentazione delle competenze non cognitive: life skills, educazione emotiva e relazionale entrano nei percorsi didattici per integrare i saperi disciplinari e preparare i giovani ad affrontare con consapevolezza le sfide della complessità contemporanea.
Non solo sapere, ma saper essere. Il sistema scuola si apre alle competenze non cognitive per offrire ai giovani gli strumenti necessari a trasformare i desideri in progetti di vita concreti.
Le competenze per la vita
Un importante tassello nel processo di innovazione del sistema scolastico del nostro Paese, in relazione alle complessità educative proprie di questi tempi, viene ad aggiungersi nel panorama della progettazione formativa nelle scuole di ogni ordine e grado. Si tratta dell’avvio della sperimentazione (preludio di una prossima futura messa a regime, almeno nelle intenzioni) che riguarda le competenze non cognitive e trasversali.
Per comprendere con chiarezza la questione è necessario risalire al documento che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) pubblica nel 1994 e che si intitola Life Skills Education for Children and Adolescents in School. In esso si prende atto della preoccupazione dei governi per il manifestarsi di sempre più frequenti (spesso molto violenti, come riportano anche recenti fatti di cronaca) fenomeni di disagio giovanile, conseguenza di fragilità emotive e relazionali che la complessità sociale dei giorni nostri enfatizza con sempre maggiore insistenza.
È l’OMS stessa che nel suo documento definisce con chiarezza il proprio oggetto: le Life Skills (così come sono definite) sono quelle competenze che conducono verso comportamenti positivi e di adattamento e che rendono l’individuo in grado di affrontare efficacemente le richieste e le sfide poste nella vita di tutti i giorni.
Le competenze non cognitive e relazionali sono in genere raggruppate in tre aree:
1. competenze emotive (come la consapevolezza di sé, la gestione delle proprie emozioni); 2. competenze relazionali (come l’empatia, il comunicare con efficacia); 3. competenze cognitive (che non si riferiscono ai contenuti di singole discipline di studio ma alle modalità con cui questi vengono appresi, acquisiti ed esercitati, come per esempio il pensiero critico, il problem solving o il prendere decisioni).
Dalle discipline alle competenze
Le certificazioni di competenze che attualmente le scuole rilasciano all’interno delle tre fasi del ciclo di studi obbligatorio, sono riferite ai contenuti e ai saperi del progetto formativo delle singole Istituzioni (competenze linguistiche, matematiche, scientifiche, tecnologiche, digitali ecc…) e sono strumento di valutazione della capacità del singolo studente di saper usare le conoscenze acquisite per svolgere con responsabilità e autonomia le attività che si trova ad affrontare.
Le competenze non cognitive, dette anche non a caso trasversali, accompagnano invece la formazione dello studente negli aspetti che non riguardano direttamente il proprio sapere ma piuttosto il proprio agire. La considerazione di ciò si colloca in una linea coerente di rinnovamento delle scuole a partire dall’istituzione dell’Autonomia (DPR 275/99) e proseguita con le Indicazioni Nazionali (2012, 2018, 2025): una scuola orientata sempre di più verso gli studenti come individui piuttosto che sulla centralità dei saperi come condizione.
Avvio della sperimentazione
La Legge 22/2025 e il più recente D.M. MIM n.6 del 15.01.2026 che ne avvia l’attuazione già a partire dal corrente anno scolastico, vanno nella stessa direzione ampliando il teatro delle risorse dedicate all’apprendimento scolastico.
La Legge 22/2025, in particolare, favorisce iniziative finalizzate allo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali nelle attività educative e didattiche delle istituzioni scolastiche statali e paritarie di ogni ordine e grado.
Tra le finalità principali, sono indicate la promozione dello sviluppo armonico e integrale della persona, l’integrazione tra saperi disciplinari e le relative abilità fondamentali e il miglioramento del successo formativo prevenendo analfabetismi funzionali, povertà educativa e dispersione scolastica. Tutto questo attraverso il riconoscimento delle Life Skills come parte indispensabile di un’educazione inclusiva e la mappatura di percorsi formativi e di buone pratiche che rendano concrete le intenzioni della norma.
Una formazione che prepara alla complessità
In un suo recente intervento sul quotidiano economico Il sole 24ore, Antonio Calabrò presidente di Museimpresa, la fondazione nata da un comune progetto tra Assolombarda e Confindustria, evidenziava l’importanza e il valore di saper raccontare l’intraprendenza e di quanto i giovani, maturando responsabilità e competenza, possano guardare ai mercati del futuro con sempre maggior capacità di visione e di sensibilità verso tutte le componenti dell’universo del lavoro e delle professioni, anche le più improbabili e inconsuete. Un’alleanza tra Cultura e Impresa capace di creare innovazione e crescita esercitando empatia e relazioni per dare vita concreta ai propri sogni.
Quando il sociologo francese Jean Baudrillard, già tra gli anni ’60 e gli anni ’80 del secolo scorso, parlava della pubblicità come di un processo che in qualche modo racconta i desideri, non parlava solo di inganni e/o finzioni del messaggio pubblicitario, pensato e costruito sul desiderio della merce piuttosto che direttamente sulle caratteristiche della merce stessa. Egli ne forniva anche una prospettiva pratica (e positiva a seconda di come la si legga): cercare di svelare, comprendere e, appunto, desiderare.

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Oggi più che mai è necessario possedere consapevolezza di prospettive come questa per rispondere efficacemente al dilagare del flusso tecnologico rimanendo padroni delle proprie attitudini e delle proprie ambizioni. Ed è così che riuscire a realizzare intelligentemente i propri sogni e i propri desideri attraverso l’ esercizio di competenze non cognitive ben acquisite, può considerarsi l’improrogabile finalità di un percorso formativo concretamente orientato al futuro.
Fonti
- OMS
- Gazzetta Ufficiale
- Registro Decreti
© Riproduzione riservata
Autore
Dirigente scolastico, formatore e pubblicista, ha insegnato Comunicazione di massa all’Università di Messina ed è stato consulente per la didattica del cinema. Oggi fa parte del Comitato Tecnico-Scientifico dell’ANDiS.
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