Barriere Invisibili: così la povertà educativa spegne le aspirazioni dei giovani napoletani

Un’indagine dell’Università Federico II e Save the Children svela le “barriere invisibili” che limitano le aspirazioni dei giovani napoletani: povertà educativa, disagio sociale e sogni costretti a migrare lontano.

Ragazzi adolescenti di schiena lavorano in una periferia napoletana al tramonto, con il Vesuvio e la città sullo sfondo, simbolo di speranza e incertezza.
Tra desideri, attese e incertezze prende forma il racconto delle “barriere invisibili” che segnano il futuro di molti adolescenti napoletani, oltre i numeri della povertà educativa.
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Poveri, con basso livello di istruzione, pochi stimoli e un futuro incerto: la ricerca “Barriere invisibili” dell’Università Federico II e Save the Children analizza sogni, aspettative e fragilità degli adolescenti napoletani.


Un quadro allarmante sulla povertà educativa a Napoli

Poveri, con basso livello di istruzione, pochi stimoli, con un futuro incerto e non appagante. E’ questo il quadro a dir poco preoccupante emerso dalla ricerca denominata “Barriere invisibili”, condotta dall’Università “Federico II” di Napoli e dal Polo ricerche di Save the Children, con il supporto del progetto GRINS – Growing Resilient, Inclusive and Sustainable.

Una metodologia innovativa: esplorare sogni e bisogni

La ricerca, finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca, con fondi del PNRR, ha utilizzato un approccio molto originale, partendo dall’idea che la povertà educativa sia un fenomeno complesso che richiede l’esplorazione delle opportunità offerte dal contesto familiare, scolastico e territoriale, oltre alle competenze relazionali e socio-emotive, gli stili di vita degli adolescenti coinvolti, approfondendo le loro aspirazioni, le aspettative e i bisogni legati ai percorsi formativi, lavorativi e di vita.

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Un’indagine capillare che incrocia contesto sociale, aspirazioni personali e competenze emotive per misurare la povertà educativa oltre i numeri.

L’indagine ha coinvolto ben 55 istituti scolastici e circa 25 enti del Terzo settore ed i servizi sociali, coinvolgendo 3.800 studenti di età compresa tra i 14 e i 19 anni e 300 ragazzi da poco congedati dal circuito scolastico.

La presentazione e la discussione dei risultati, ha avuto luogo nella splendida cornice dell’Aula Magna del Centro Congressi federiciano di via Partenope, lo scorso 13 gennaio, in presenza dei massimi esponenti del mondo accademico ed istituzionale cittadino. Dopo i saluti del rettore dell’Ateneo Matteo Lorito, sul tema sono intervenuti il Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, l’assessore alle politiche sociali ed alla scuola Andrea Morniroli ed il Direttore del Dipartimento di Scienze Economiche e statistiche Antonio Acconcia.

Il divario tra sogni e realtà: la fuga come unica prospettiva

Ma in concreto, cosa ha riguardato la ricerca?: “Abbiamo affrontato un tema importante, con l’obiettivo di contribuire alla definizione e alla misurazione della povertà educativa, per fornire dei dati da mettere a disposizione della comunità” – ha evidenziato Cristina Davino, coordinatrice del progetto. “Un aspetto di grande interesse ed innovativo è stato quello di valutare non solo le opportunità fornite dalla famiglia, dalla scuola e dal territorio, ma considerare e comprendere gli esiti, per interpretare adeguatamente le aspirazioni future ed i sogni dei nostri ragazzi”.

Da una prima analisi dei risultati emerge un considerevole gap tra aspirazione ed aspettativa, perché i ragazzi anche se con declinazioni diverse, hanno palesato il convincimento misto a rassegnazione di dover cercare oltre i confini regionali e nazionali, la realizzazione dei loro progetti professionali e di vita.

“Prima nel suo genere in Italia, questa indagine così capillare non sarebbe stata possibile senza il protagonismo delle scuole, delle Istituzioni locali e del Terzo settore” – ha dichiarato Raffaela Milano, direttrice della ricerca di Save the Children – “Grazie ai ragazzi ed alle ragazze, siamo riusciti ad individuare quelle barriere invisibili che ostacolano il loro futuro. Insieme all’Università Federico II, vogliamo mettere questo patrimonio di dati e di analisi a disposizione di tutta la comunità educante”.

Ma qual è l’auspicio degli addetti ai lavori? Su questo aspetto la dottoressa Milano non usa mezzi termini: “Ci auguriamo che questa sia solo la prima tappa di confronto e di approfondimento e che questa ricerca possa orientare in modo sempre più mirato le strategie del contrasto alla povertà educativa”.

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Povertà economica, carenze educative e mancanza di prospettive si sommano creando barriere invisibili che spingono i giovani a cercare altrove il proprio futuro.

Dati e contrasti: le fragilità che pesano sul futuro dei giovani

Sono davvero tanti gli spunti di riflessione generati dalla lettura dei dati elaborati da questa indagine. Proviamo allora a sintetizzare alcuni punti salienti.

Il reddito basso è la prima barriera invisibile: l’indagine ha evidenziato che vivere in una famiglia a reddito basso o molto basso è tra gli ostacoli più rilevanti alla realizzazione di un futuro dignitoso degli adolescenti napoletani. A dichiararlo è il 12% degli intervistati, con un 5% che ha affermato di vivere in condizioni di “grave deprivazione materiale”, che si rileva in particolare nelle periferie della città di Napoli (Pianura, Scampia, San Giovanni a Teduccio, Ponticelli, Chiaiano, Piscinola) e per quanto riguarda l’area metropolitana, nei comuni di Afragola, Casoria, Caivano, Cardito, Crispano ed Acerra.Troppi i minorenni che lavorano: giovani che in considerazione delle precarie condizioni familiari, oltre a frequentare la scuola, lavorano tutti i giorni (6,7%), saltuariamente (16%), mentre il 21% è in cerca di impiego. Un giudizio in chiaroscuro sulla scuola: Il 59,4% del campione giudica positivamente la disponibilità dei servizi offerti (corsi di recupero ed altre attività culturali), mentre estremamente negativo è il giudizio riferito alle infrastrutture scolastiche (palestre, biblioteche e strumenti digitali), considerate insoddisfacenti per il 43,3% degli intervistati. Il disagio della lettura e la piaga della iper connessione: il 46,5% degli studenti non ha letto alcun libro nell’ultimo anno, al netto dei testi scolastici, mentre il 33,4% ha affermato di essere connesso a dispositivi on line per più di 5 ore al giorno (il 54,9% da 1 a 5 ore al giorno). Ansia e speranza, gli stati d’animo prevalenti: la speranza (29,6%) e l’ansia (27,4%), sono i due stati d’animo prevalenti con cui i ragazzi approcciano al futuro. La condizione di ansia angustia più le ragazze (34%), mentre circa il 10% dei ragazzi ha dichiarato di non avere un pensiero definito per il proprio futuro.

Verso un nuovo modello di welfare: la comunità al centro.
Il PNRR può cambiare davvero la PA solo se si sciolgono nodi politici e organizzativi: rapporto con autonomie territoriali, reti pubblico-private, capitale sociale. In parallelo, il welfare evolve verso modelli “community” più vicini alle persone.

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L’indagine fa emergere molti ostacoli alla crescita dei giovani e le “barriere invisibili” si configurano come la sommatoria di mancanze familiari, sociali ed ambientali che limitano lo sviluppo del potenziale dei minori.
E’ questo il dato di sintesi da cui partire, per costruire offerte formative e piattaforme relazionali, in grado di invertire un trend preoccupante che nel corso degli ultimi decenni ha inevitabilmente contribuito ad alimentare il fenomeno della desertificazione dei talenti dal Mezzogiorno.

Fonti

  1. Ateneapoli
  2. Orizzonte Scuole Notizie
  3. Save the Children Italia
  4. Il Mattino
  5. Unina.it
  6. La Repubblica

© Riproduzione riservata

Autore

Alberto D'Erasmo
Alberto D'Erasmo

Giornalista pubblicista e scrittore emergente, racconta Napoli e la Campania. Nel 2025 ha pubblicato La Campania Scorretta. Bancario laureato in Economia e Scienze della Comunicazione, presiede Rinascimento Campano. Collabora con Jobs Network Online.

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