Alcide De Gasperi
Dalla rivalità giovanile con Mussolini al rifugio in Vaticano, dalla costruzione della Repubblica alla rottura con Pio XII: la parabola di un uomo che ricostruì l'Italia senza mai smettere di essere libero.
Dati biografici
Attività e professioni
C'è un episodio che racconta il carattere di Alcide De Gasperi meglio di qualsiasi formula agiografica. Quando Benito Mussolini insegnava nelle scuole elementari del Trentino, agli inizi del Novecento, il giovane De Gasperi lo attaccò sul quotidiano cattolico Il Trentino per le relazioni che il maestro intratteneva con donne sposate, ritenendolo una figura indecorosa per le piccole comunità montane in cui il maestro elementare era ancora un punto di riferimento morale e civile. Mussolini fu espulso e costretto a rientrare in Romagna, dove riprese con rinnovato fervore il percorso politico che lo avrebbe portato al potere. Quella cacciata non la dimenticò mai. Tanto che De Gasperi, durante il ventennio fascista, dovette rifugiarsi in Vaticano per sottrarsi alla vendetta del Duce, lavorando come archivista presso la Biblioteca Apostolica Vaticana.
Negli anni della guerra, la vicinanza alla Santa Sede e al pontefice Pio XII fu al tempo stesso un riparo e una scuola di pensiero. Ma quella prossimità non condizionò mai, nemmeno di un millimetro, le scelte che De Gasperi avrebbe compiuto da Presidente del Consiglio dopo la Liberazione. Il governo che guidò a partire dal dicembre 1945 era un esecutivo di unità nazionale che comprendeva comunisti e socialisti: una coalizione necessaria ma carica di tensioni, che si manifestarono con particolare acutezza nella stagione del referendum istituzionale del 1946. De Gasperi era convintamente repubblicano, in controtendenza rispetto ai consensi che la monarchia conservava soprattutto a Roma e a Napoli, città in cui la violenza seguì l'annuncio della vittoria della Repubblica. Fu lui stesso, in quanto capo del governo, ad annunciare i risultati. Un atto di responsabilità istituzionale che richiese coraggio politico in un paese spaccato.
La rottura con i partiti della sinistra giunse nel 1947, quando De Gasperi decise di escludere comunisti e socialisti dall'esecutivo per consentire all'Italia di accedere al Piano Marshall, il programma americano di ricostruzione economica dell'Europa che poneva come condizione implicita l'allontanamento delle forze filosovietiche dal governo. Quella scelta fece della Democrazia Cristiana il centro di gravità del sistema politico della Prima Repubblica. De Gasperi, però, non pensava a un equilibrio chiuso, irrigidito in una logica puramente conservatrice. Quando, in vista delle elezioni comunali di Roma, gli ambienti vaticani (ed in particolare padre Riccardo Lombardi, il cosiddetto «microfono di Dio») esercitarono forti pressioni perché la DC stringesse un'alleanza con neofascisti e monarchici, De Gasperi rifiutò. Non voleva rinnegare la solidarietà con chi aveva combattuto il nazifascismo, né isolare il suo partito dal perimetro della democrazia antifascista. La DC vinse comunque quelle elezioni del 1952. Il Papa non glielo perdonò.
La rottura con Pio XII ebbe per De Gasperi un peso insieme politico e personale, e lasciò una ferita profonda. A renderlo evidente fu il rifiuto del pontefice di intervenire alla cerimonia in cui una delle figlie dello statista prendeva i voti religiosi, un gesto percepito come deliberatamente offensivo e perciò ancora più duro da sopportare per un uomo che viveva la fede in modo profondo e riservato. De Gasperi tenne tuttavia separati, con una disciplina interiore non comune, il piano della fede privata e quello delle responsabilità pubbliche. Era convinto che la politica avesse una propria autonomia, e che cedere alle pressioni ecclesiastiche avrebbe significato tradire proprio quella democrazia che il cattolicesimo politico era chiamato a difendere.
Convinto che la pace passasse dal superamento delle frontiere che avevano alimentato due guerre mondiali, De Gasperi fu tra i padri fondatori della Comunità Economica Europea, accanto a Robert Schuman e Konrad Adenauer. L'adesione al Patto Atlantico, per lui, non era in discussione, ma questo non significava accettare una dipendenza economica totale dagli Stati Uniti. Anche per questo sostenne Enrico Mattei nel tentativo di costruire una politica energetica capace di aprire all'Italia canali di approvvigionamento più autonomi, riducendone la subordinazione ai grandi mercati anglosassoni.
L'ultimo atto pubblico della vita di De Gasperi coincise con uno dei momenti più amari della sua parabola politica. Al congresso della DC di Napoli del 1954 prese la parola contro il correntismo che stava lacerando il partito in schieramenti sempre più concentrati sulla distribuzione del potere interno che sulla coerenza del progetto politico. Fu accolto dai fischi, e proprio in quella circostanza si manifestò il malore che segnò il primo cedimento di un fisico ormai provato. Morì nell'agosto dello stesso anno, a settantatré anni.
Di quella generazione che, da posizioni diverse e spesso antagoniste, contribuì a portare l'Italia fuori dalle macerie della guerra, De Gasperi fu forse la figura che più pagò di persona le proprie convinzioni. Fu osteggiato dal fascismo, guardato con sospetto dagli alleati americani quando si trattava di compiere scelte scomode, incompreso dal Vaticano e contestato nel suo stesso partito. Non fece in tempo a vedere il miracolo economico che quelle scelte avrebbero contribuito a rendere possibile.
Alcide De Gasperi resta la figura più solida e al tempo stesso più solitaria della Prima Repubblica. Aveva costruito un'idea di democrazia fondata sull'autonomia della politica dalla Chiesa, sull'ancoraggio all'Occidente senza subalternità, e su un'Europa unita come unica garanzia duratura di pace. Quella visione gli costò il rancore del Vaticano, le resistenze interne alla DC, e un logoramento fisico e morale che lo consumò prima del tempo. È ricordato come il fondatore della Repubblica, l'artefice del Piano Marshall italiano e uno dei padri dell'Europa comunitaria, ma soprattutto come un uomo che governò senza mai smettere di essere libero.
Fonti
- Treccani
- Quirinale
- Unione Europea
- NATO
- Fondazione Robert Schuman
- Fondazione Konrad Adenauer
- Fondazione De Gasperi Trentino
- Biblioteca Apostolica Vaticana
- ENI
© Riproduzione riservata
Autore
Nato a Piano di Sorrento nel 1970, laureato in Scienze politiche e relazioni internazionali. Storico e divulgatore, ha insegnato e collaborato con diverse testate. È portavoce della Fondazione Matteotti e attivo in associazioni culturali.
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